Capitale Italiana della Cultura 2028, la Ciociaria aspetta il verdetto: Hernica Saxa accende Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli

Il sindaco di Anagni ha detto che Hernica Saxa "ha già vinto" perché il percorso non si fermerà neppure in caso di mancato successo, aggiungendo che il Comune metterà a bilancio 1Mln di euro l’anno per la cultura
Di Alessandra Monti
Cattedrale di Anagni, Foto Graframan
Cattedrale di Anagni, Foto Graframan

Domani mattina gli sguardi della Ciociaria saranno puntati su Roma. Alle 11, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, il ministro Alessandro Giuli annuncerà la città vincitrice del titolo di Capitale italiana della Cultura 2028. In finale ci sono dieci candidate e il Lazio si presenta con due nomi pesanti: Tarquinia e il progetto Hernica Saxa, che unisce Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli.

Alla vincitrice andrà un milione di euro per realizzare il programma del dossier, ma qui la sensazione è che la posta in gioco sia ancora più grande: prestigio, visibilità, investimenti, e soprattutto la possibilità di raccontare la Ciociaria con una lingua diversa da quella abituale.

L’attesa del 18 marzo e una finale che parla anche laziale

Nelle ultime ore l’attesa si è trasformata in una specie di conto alla rovescia collettivo. Non soltanto negli ambienti istituzionali, ma nei centri storici, nei luoghi della cultura, nei gruppi civici, in chi in questi mesi ha seguito il cammino di una candidatura partita con l’ambizione di superare i vecchi confini municipali. Hernica Saxa non è infatti il nome di una sola città: è un progetto corale che tiene insieme campanili, memorie, pietre, architetture, identità e voglia di uscire da una dimensione periferica.

Il dossier scelto per presentarsi alla selezione nazionale porta un titolo che è già un manifesto, “Dove la storia lega, la cultura unisce”, e ha dato corpo a un racconto che ha rimesso al centro la Ciociaria come sistema e non come somma di singole eccellenze.

Per chi vive questi territori la novità si vede subito. Anagni ha portato il peso della sua storia e della sua centralità simbolica. Alatri ha offerto la forza di un patrimonio che non smette di sorprendere. Ferentino ha ribadito il proprio profilo di città capace di tenere insieme passato e organizzazione. Veroli ha mostrato un tessuto culturale vivo, pronto a stare dentro una trama ampia.

Metterle insieme non era scontato. Anzi, per molti anni sarebbe sembrato quasi impossibile. E invece il risultato più evidente di questa corsa è stato proprio quello di far nascere un asse territoriale che oggi appare naturale, mentre fino a poco tempo fa era tutt’altro che automatico.

I sindaci ciociari e il messaggio di un territorio che si presenta unito

Le parole dei sindaci, alla vigilia del verdetto, restituiscono bene il clima che si respira. Daniele Natalia, sindaco di Anagni, ha detto con chiarezza che Hernica Saxa “ha già vinto” perché il percorso non si fermerà neppure in caso di mancato successo, aggiungendo che il Comune metterà a bilancio un milione di euro l’anno per la cultura.

Maurizio Cianfrocca, sindaco di Alatri, ha insistito sull’orgoglio di vedere amministrazioni diverse lavorare insieme per lo sviluppo culturale di un’area vasta. Germano Caperna, sindaco di Veroli, ha rivendicato il valore del metodo adottato, definendolo già di per sé un risultato. Piergianni Fiorletta, sindaco di Ferentino, ha collegato il progetto a una idea di crescita che riguarda servizi, cultura e pianificazione tecnologica delle aree interne.

Sono dichiarazioni che fanno capire una cosa semplice: qui nessuno vuole archiviare la candidatura come una bella parentesi. L’impressione, camminando in questo racconto, è che Hernica Saxa abbia toccato un nervo profondo, perché ha dato ai centri della Ciociaria una occasione concreta di presentarsi non come margine, ma come piattaforma culturale con un respiro nazionale e persino internazionale. È lo stesso Antonio Ribezzo, direttore del progetto, a sottolineare la risonanza ottenuta e la capacità di portare sotto una stessa luce un bacino di 87 mila abitanti.

Un milione in palio, ma il vero premio è la nuova immagine del territorio

Certo, il riconoscimento ha un valore materiale preciso. Il Ministero assegna alla vincitrice un contributo di un milione di euro per attuare il programma culturale presentato. Non è una cifra simbolica: significa possibilità di mettere a terra eventi, reti, produzioni, interventi, attività di promozione, progetti educativi e turistici. Ma per la Ciociaria il premio, in parte, è già iniziato. Questa candidatura ha acceso curiosità, ha portato il nome di queste città fuori dai circuiti consueti, ha acceso un dibattito nuovo sul ruolo che la cultura può avere nello sviluppo locale.

È qui che il racconto si fa interessante anche per chi guarda la vicenda da fuori. Spesso i territori interni vengono nominati solo per le mancanze: servizi che non bastano, giovani che partono, investimenti che arrivano con fatica. Hernica Saxa ha scelto un’altra strada. Ha deciso di partire da ciò che c’è, cioè da un patrimonio storico e umano enorme, e di trattarlo non come un museo immobile ma come una energia da organizzare. In questa chiave la cultura non diventa un lusso. Diventa un modo per ripensare l’attrattività di un’area e per dare continuità a relazioni che prima erano episodiche.

Tarquinia e le altre finaliste, il livello alto della corsa nazionale

Il quadro nazionale resta molto competitivo. Le dieci finaliste sono Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. L’altra finalista laziale arriva con il dossier “La cultura è volo”, segno che anche l’Alto Lazio ha saputo costruire una proposta forte e riconoscibile. Il fatto che la regione sia presente con due candidature conferma un dinamismo non banale e racconta un Lazio che, almeno sul terreno della progettazione culturale, sa muoversi con idee diverse ma entrambe solide.

Il titolo verrà conferito con Delibera del Consiglio dei Ministri su proposta del ministro, che recepirà la raccomandazione della Giuria di selezione dopo il percorso di valutazione e le audizioni delle finaliste. È dunque un esito che arriva dopo un lavoro tecnico e politico insieme, non dopo un semplice concorso di immagine. Questo aspetto aiuta a capire perché, nelle città coinvolte, il clima sia così intenso. Non si giudica soltanto la bellezza dei luoghi, ma la credibilità di un programma e la capacità di renderlo reale.

Cantiere Città e il domani che inizia comunque

C’è infine un dettaglio che rende questa attesa meno crudele di quanto sembri. Per tutte le finaliste prende il via la quinta edizione di Cantiere Città, il percorso promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali per accompagnare lo sviluppo di alcuni progetti nati dentro le candidature. In altre parole, anche chi non vincerà non uscirà a mani vuote. Le idee migliori potranno essere rafforzate, accompagnate, strutturate.

Ed è probabilmente questa la notizia più importante per la Ciociaria. Perché, in fondo, Hernica Saxa ha già cambiato qualcosa nel modo in cui questo pezzo di Lazio guarda a se stesso. Ha messo insieme sindaci, amministrazioni, competenze, narrazioni e speranze. Ha dimostrato che si può fare squadra senza cancellare le identità.

Ha dato ai cittadini l’idea che la cultura possa essere anche una politica concreta, non solo il titolo di una brochure. Domani arriverà il verdetto. Ma qualunque sia il nome pronunciato nella Sala Spadolini, da queste parti resterà una certezza: Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli hanno già trovato una strada comune, e non sembra una strada destinata a fermarsi.

 
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Cultura

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