Canili Muratella e Ponte Marconi, Roma cambia gestione: il Campidoglio punta sul controllo pubblico

Il punto non è soltanto cambiare chi gestisce il servizio, ma correggere le criticità emerse negli anni
Di Fabio Vergovich
Canile Muratella
Canile Muratella

Roma vuole riprendere il controllo diretto dei canili comunali della Muratella e di Ponte Marconi. La scelta dell’internalizzazione apre una fase nuova per due strutture molto conosciute dai romani, spesso al centro dell’attenzione di associazioni, volontari, lavoratori e cittadini che seguono da vicino il tema della tutela animale. Rocco Ferraro, consigliere capitolino della Lista Civica Gualtieri Sindaco e delegato alla Tutela Animale per la Città Metropolitana di Roma, sostiene il percorso avviato e lo definisce una decisione di responsabilità.

Canili Muratella e Ponte Marconi, perché Roma vuole cambiare passo

La gestione dei canili comunali non è un tema tecnico per pochi addetti ai lavori. Riguarda il modo in cui la città si prende cura degli animali abbandonati, smarriti o in attesa di una famiglia. Riguarda i tempi delle adozioni, la qualità degli spazi, le manutenzioni, la trasparenza delle procedure e il lavoro quotidiano di operatori e volontari.

Muratella e Ponte Marconi sono due nomi che molti romani conoscono bene. Sono luoghi dove arrivano cani e altri animali bisognosi di assistenza, ma anche cittadini pronti ad adottare, associazioni impegnate nella tutela animale e personale specializzato chiamato a garantire cura, sicurezza e continuità. Il passaggio verso una gestione interna punta a rendere più diretto il controllo del Comune su tutto questo sistema.

Ferraro sottolinea che la scelta mette al centro il benessere degli animali e la qualità del servizio pubblico. Nella sua posizione c’è anche un ringraziamento all’assessora Sabrina Alfonsi, indicata come figura centrale del percorso politico e amministrativo che ha portato alla decisione. Il messaggio è chiaro: per il Campidoglio i canili devono essere presidi pubblici pienamente governati, non servizi lasciati a una gestione percepita come distante dalle necessità quotidiane.

Gestione pubblica dei canili, cosa significa per i cittadini romani

Per chi vive a Roma, il tema può sembrare lontano fino al momento in cui si decide di adottare un cane, si trova un animale in difficoltà o si entra in contatto con una struttura comunale. In quei casi la qualità del servizio diventa immediatamente visibile. Tempi di risposta, chiarezza delle informazioni, condizioni degli spazi, percorsi di adozione e presenza di personale formato sono elementi che incidono sulla fiducia dei cittadini.

L’internalizzazione punta proprio a questo: rendere più uniforme la gestione, rafforzare i controlli, accelerare gli interventi di manutenzione e riqualificazione, migliorare la trasparenza delle adozioni. Sono aspetti concreti, che possono cambiare la vita degli animali ospitati e rendere più semplice il rapporto dei cittadini con le strutture.

Ferraro parla di una scelta coraggiosa e necessaria, nata da un confronto serio e approfondito. Il punto non è soltanto cambiare chi gestisce il servizio, ma correggere le criticità emerse negli anni. Una gestione più vicina al Comune può consentire verifiche più frequenti, una programmazione più ordinata e una maggiore chiarezza nella distribuzione delle responsabilità.

Adozioni, manutenzioni e controlli: i punti della nuova fase

Uno degli aspetti più importanti riguarda le adozioni. Nei canili comunali, adottare non significa soltanto scegliere un animale. Significa avviare un percorso che deve essere seguito con attenzione, valutando compatibilità, bisogni, condizioni sanitarie e capacità della futura famiglia di garantire cura stabile. Maggiore trasparenza in questa fase vuol dire tutelare sia gli animali sia i cittadini.

C’è poi il capitolo delle manutenzioni. Le strutture che ospitano animali richiedono interventi continui, dalla cura degli spazi alla sicurezza, fino alla riqualificazione degli ambienti. Tempi più rapidi possono fare la differenza nella qualità della permanenza degli animali e nel lavoro di chi ogni giorno opera nei canili.

Il controllo pubblico diretto può rafforzare anche il rapporto con associazioni e volontari. Roma ha un tessuto molto attivo nel campo della tutela animale, spesso presente nei momenti più delicati. Un modello più strutturato può valorizzare questo contributo, evitando sovrapposizioni e costruendo una collaborazione più ordinata con l’amministrazione.

Il contratto di servizio passa dall’Assemblea Capitolina

La nuova gestione dovrà essere regolata da un contratto di servizio, chiamato a definire in modo preciso il funzionamento del modello. Il testo dovrà essere approvato dall’Assemblea Capitolina, passaggio che darà forma concreta all’indirizzo politico già tracciato.

Ferraro annuncia il proprio impegno per contribuire alla stesura di un documento capace di rispondere alle aspettative della città, delle associazioni e dei lavoratori. È un punto rilevante, perché l’efficacia del nuovo percorso dipenderà molto dalla qualità delle regole scritte. Non basterà affermare il principio della gestione pubblica: servirà stabilire obiettivi, responsabilità, controlli, tempi e strumenti.

La fase di passaggio dovrà essere gestita con attenzione. I lavoratori rappresentano una parte essenziale del servizio, perché conoscono animali, procedure, spazi e necessità quotidiane. La tutela delle professionalità sarà uno dei terreni più sensibili della transizione, insieme alla continuità delle attività e alla garanzia che gli animali non subiscano disagi durante il cambio di modello.

Roma e tutela animale, Ferraro: “Responsabilità pubblica da esercitare fino in fondo”

La frase finale di Ferraro riassume il senso politico della decisione: la tutela animale è una responsabilità pubblica che l’Amministrazione intende esercitare con serietà, trasparenza e determinazione. È una presa di posizione che guarda oltre i confini dei singoli canili e chiama in causa il rapporto di Roma con gli animali più fragili.

In una città grande e complessa, i canili comunali sono spesso luoghi poco visibili fino a quando non emergono problemi. Eppure svolgono una funzione essenziale: accolgono, curano, accompagnano all’adozione, gestiscono emergenze, collaborano con cittadini e volontari. Renderli più efficienti significa migliorare un pezzo importante del servizio pubblico romano.

Ora il percorso entra nella fase più concreta. Dopo l’indirizzo politico, serviranno atti amministrativi chiari e tempi compatibili con le aspettative di chi attende da anni un cambio di passo. Muratella e Ponte Marconi diventano così il simbolo di una scelta che Roma dovrà dimostrare di saper tradurre in risultati misurabili: più cura, più trasparenza, più responsabilità pubblica.

 
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Cronaca

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