Cambiamento climatico, Roma sempre più calda: 39 giorni oltre i 34 gradi e mare vicino a 30

Roma sempre più calda: 39 giorni oltre 34 gradi nel 2025, 84 notti tropicali e temperature del mare vicine ai 30 gradi
Di Luigi Sette
Roma, Colosseo sotto il sole rovente

Roma non sta semplicemente vivendo estati più calde. I numeri raccolti negli ultimi cinquant’anni indicano una trasformazione progressiva del clima della Capitale, visibile nelle temperature diurne ma soprattutto nella durata del caldo, nella difficoltà di raffreddamento durante la notte e nel riscaldamento del mare.

Nel 2025 sono stati registrati a Roma 39 giorni di cosiddetto “caldo africano”, con temperature superiori ai 34 gradi, insieme a 84 notti tropicali, quelle durante le quali la temperatura non scende sotto i 20 gradi. La Capitale ha inoltre totalizzato 62 giorni con temperatura percepita pari o superiore ai 32 gradi e 78 episodi classificati come ondate di calore. Numeri che l’hanno fatta scendere fino al 91° posto nell’Indice di vivibilità climatica elaborato da iLMeteo.it con il Corriere della Sera.

Roma, il caldo non finisce più al tramonto

Il dato forse più significativo riguarda proprio la notte. Perché il problema non è soltanto raggiungere 36, 38 o 40 gradi nel pomeriggio, ma arrivare alla sera senza che l’ambiente urbano riesca a liberarsi del calore accumulato durante la giornata.

Asfalto, edifici, traffico e superfici cementificate trattengono energia e la restituiscono lentamente nelle ore successive. Il risultato è l’ormai noto effetto dell’isola di calore urbana, con differenze che, secondo il meteorologo Mattia Gussoni, possono arrivare anche a circa cinque gradi tra le zone più densamente costruite e le aree periferiche o di campagna.

Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da spingere gli studiosi a utilizzare una nuova categoria per descrivere quello che accade durante alcune estati: le “notti super tropicali”, nelle quali la temperatura minima rimane sopra i 25 gradi. È una definizione che prende spunto da classificazioni già impiegate in Corea del Sud e che serve a distinguere condizioni ormai molto più severe rispetto alla tradizionale “notte tropicale”, fissata alla soglia minima di 20 gradi.

Non è una questione terminologica. Quando il termometro rimane per ore su valori molto elevati, gli edifici non riescono a raffreddarsi e chi vive in appartamenti poco ventilati o privi di climatizzazione continua a subire il caldo anche durante il sonno.

Cinquant’anni fa Roma era un’altra città anche dal punto di vista climatico

Il confronto storico rende ancora più evidente la trasformazione. L’analisi condotta sui dati dal 1° gennaio 1975 al 31 dicembre 2024, per complessivi 284 milioni di rilevazioni relative ai capoluoghi italiani, colloca Roma tra le città maggiormente interessate dal cambiamento delle condizioni climatiche.

Negli anni Settanta la temperatura media annuale nella Capitale era intorno ai 14,6 gradi. Negli anni più recenti è arrivata a circa 16,9 gradi. Quasi due gradi e mezzo in più nell’arco di mezzo secolo.

Ancora più evidente è l’aumento delle notti tropicali. Cinquant’anni fa erano una presenza relativamente limitata nell’estate romana; oggi sono diventate una caratteristica ricorrente della stagione calda. Nel 2024 il rapporto ne aveva rilevate 79, mentre le rilevazioni riferite al 2025 sono arrivate a 84.

Cambiano quindi non soltanto i valori assoluti ma la durata stessa della stagione calda. L’estate meteorologica tende ad allungarsi, invadendo settimane che in passato avevano caratteristiche più miti.

Dal vecchio Ponentino alle isole di calore

Il cambiamento riguarda anche uno degli elementi più familiari dell’estate romana: il Ponentino. La ventilazione che tradizionalmente arrivava dal mare contribuiva a rendere più sopportabili le serate della Capitale. Oggi il suo effetto rinfrescante risulta molto meno efficace di fronte a una città che accumula quantità maggiori di calore durante il giorno.

La differenza tra un quartiere ricco di alberi e un grande asse urbano coperto quasi interamente da asfalto e cemento diventa così sempre più concreta. Non è difficile capire perché il tema del clima finisca direttamente dentro quello dell’urbanistica: alberature, ombra, permeabilità del suolo, dimensione dei parcheggi, materiali utilizzati nelle piazze e negli edifici hanno conseguenze sulla temperatura che i cittadini percepiscono.

Anche il mare davanti a Roma diventa sempre più caldo

Il termometro sale anche lontano dall’asfalto. Nel Tirreno centrale e lungo il litorale laziale sono stati registrati valori dell’acqua molto elevati. Nel monitoraggio Arpa Lazio del 2025, per esempio, nell’area di Civitavecchia la temperatura dell’acqua ha raggiunto 28-29 gradi già tra giugno e luglio.

Sul litorale romano le rilevazioni estive possono ormai avvicinarsi alla soglia dei 30 gradi, valori che fino a qualche decennio fa sarebbero stati molto meno consueti. E il mare più caldo non significa soltanto fare il bagno in un’acqua simile a quella di una piscina: significa modificare equilibri biologici, evaporazione, umidità atmosferica e quantità di energia disponibile per fenomeni meteorologici intensi.

I dati nazionali elaborati da Ispra mostrano del resto un aumento evidente, nell’ultima decade analizzata, degli episodi nei quali la temperatura superficiale dei mari italiani supera i 26 e i 28 gradi, mentre episodi superiori ai 30 gradi, un tempo molto più rari, sono diventati più frequenti nel periodo 2015-2024.

Roma davanti a un problema che riguarda la vita quotidiana

Per il romano che attraversa la città in pieno pomeriggio, aspetta un autobus sotto il sole o prova a dormire in una casa rimasta calda fino alle tre del mattino, le statistiche climatiche hanno conseguenze estremamente concrete.

Un numero maggiore di giornate sopra i 34 gradi significa più consumo di energia per raffreddare abitazioni, uffici e negozi, maggiore pressione sulle reti elettriche, condizioni più difficili per chi lavora all’aperto e un disagio crescente per anziani, bambini e persone fragili.

Roma continuerà a essere Roma, ma il clima nel quale vivono i suoi abitanti non è più quello di cinquant’anni fa. La differenza si misura ormai in gradi, in settimane di caldo, in notti durante le quali il termometro non scende e perfino nella temperatura del mare di Ostia e del litorale.

I 39 giorni oltre i 34 gradi registrati nel 2025 non rappresentano quindi un dato isolato. Vanno letti dentro una tendenza che dura da decenni. Ed è proprio questa continuità, più del singolo record estivo, a descrivere quanto profondamente stia cambiando il clima della Capitale.

 
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