California, le urne “democratiche” sono l’urna della democrazia

Senzatetto precettati, voto senza documenti, possibilità di retrodatare le schede postali: ne fa le spese il candidato repubblicano a Sindaco di Los Angeles Spencer Pratt
Di Mirko Ciminiello
Frode elettorale negli Usa, California
Frode elettorale negli Usa (immagine dalla pagina Facebook di Katharine Gorka)

A inizio mese si sono tenute in California le cosiddette “primarie aperte”, una sorta di primo turno a livello sia governatoriale che locale. Si era di 2 giugno, quando l’Italia celebra una Repubblica quasi certamente fondata sui brogli anti-monarchici. E, forse per analogia, nella corsa a Sindaco di Los Angeles è stata denunciata l’ennesima frode elettorale Usa, di cui è accusato (as usual) il Partito Democratico.

Frode elettorale negli Usa, California
Frode elettorale negli Usa (immagine dalla pagina Facebook di Katharine Gorka)

Accuse di frode elettorale in California

Secondo i risultati ufficiali, al “ballottaggio” di novembre si misureranno due rappresentanti della formazione dell’Asinello, il primo cittadino uscente Karen Bass e il consigliere comunale Nithya Raman. La quale, la sera delle elezioni, era scoppiata in lacrime perché accreditata solo del terzo posto, con un distacco dal secondo giudicato incolmabile. Poi, a distanza di giorni, è arrivato il voto per corrispondenza ad attribuirle un’insperata piazza d’onore, a spese del candidato repubblicano Spencer Pratt.

Spencer Pratt
Spencer Pratt (immagine dalla sua pagina Facebook)

C’è però il piccolo, insignificante dettaglio che la locale legge elettorale considera ammissibili le schede postali giunte entro una settimana dall’election day. E, soprattutto, le ritiene valide anche in assenza di un riferimento cronologico, purché il cittadino contrassegni la busta identificativa con una data utile. Il che significa che è possibile compilarle giorni dopo la chiusura dei seggi e retrodatarle affinché siano regolarmente conteggiate.

A questo si aggiunge il fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, in California non è richiesta alcuna carta d’identità per esprimere il proprio suffragio. Anzi, una normativa statale vieta perfino ai funzionari pubblici di chiedere agli elettori un documento di riconoscimento.

Precettati i senzatetto della California

Non solo: si dà il caso che il numero di senza fissa dimora presenti nella “città degli Angeli” coincida esattamente con le preferenze acquisite dalla sfidante “miracolata”. La quale, en passant, è legata direttamente a un’organizzazione per clochard, a cui ha elargito 600.000 dollari dei contribuenti.

Nithya Raman dona 600.000 dollari a una struttura per senzatetto in California nel dicembre 2023
Nithya Raman dona 600.000 dollari a una struttura per senzatetto nel dicembre 2023 (© Representative Laura Friedman / Immagine dall’account X – ex Twitter – di Marisela Ramirez)

Ora, come ha scoperto il New York Post, migliaia di homeless risultano essersi registrati per la tornata fornendo una residenza fittizia all’indirizzo di diverse strutture di ricovero. Comprese alcune che non hanno sufficienti posti letto, o addirittura non ne hanno affatto. E tra questi senzatetto c’è chi ha rivelato di essere stato pagato per mettere la croce sull’una o l’altra esponente dem, ciò che costituisce un crimine federale.

Le urne “democratiche” sono l’urna della democrazia

Sempre incidentalmente, alla vigilia della consultazione il Governatore ultra-liberal del Golden State Gavin Newsom ha reso illegale contestare irregolarità elettorali quali firme false. Per fortuna il viceprocuratore distrettuale Bill Essayli se ne infischia, e ha già annunciato l’avvio di un’indagine in coordinamento con l’FBI che potrebbe portare ad addebiti penali.

Bill Essayli, viceprocuratore per il Distretto Centrale della California
Bill Essayli (© California State Assembly / Wikimedia Commons)

Si capisce, dunque, perché il Presidente yankee Donald Trump esorti l’approvazione del SAVE America Act, al momento bloccato paradossalmente da alcuni esponenti dello stesso GOP in Senato. Tale provvedimento, tra l’altro, imporrebbe ai votanti di identificarsi e dimostrare di essere cittadini statunitensi, e limiterebbe drasticamente il mail-in ballot a poche circostanze eccezionali. Misure buone e giuste perché, a quanto pare, attualmente le urne “democratiche” sono l’urna della democrazia.

 
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