Il caldo estremo di queste settimane riporta al centro la sicurezza di migliaia di persone impegnate ogni giorno nei cantieri, nella logistica, nei servizi ambientali, nella manutenzione stradale e nelle attività svolte all’aperto. Pietro Serbassi, segretario generale FAST-Confsal, chiede interventi immediati, partendo dalla revisione degli orari e dalla sospensione del lavoro nelle fasce con temperature più elevate.

Pietro Serbassi
Caldo e sicurezza sul lavoro, le richieste di FAST-Confsal
«Con il caldo estremo non si può aspettare». Serbassi parte da una condizione ormai evidente in numerosi settori: l’aumento delle temperature modifica profondamente il modo in cui una mansione può essere svolta in sicurezza.
Il problema riguarda in modo particolare chi lavora sotto il sole, su superfici che accumulano calore o in ambienti privi di una ventilazione adeguata. Nei cantieri edili, lungo le strade, nei piazzali della logistica, nella raccolta dei rifiuti e negli interventi di manutenzione, il corpo viene sottoposto a uno sforzo ulteriore. Il carico fisico della mansione si somma all’esposizione prolungata, riducendo la capacità di mantenere attenzione, precisione e continuità operativa.
Per FAST-Confsal, la risposta deve arrivare prima che il disagio diventi emergenza. Le aziende sono chiamate a organizzare il lavoro tenendo conto delle condizioni reali, evitando programmi rigidi che ignorano l’andamento delle temperature e il livello di esposizione dei dipendenti.
Orari rimodulati e sospensione delle attività nelle ore più calde
Una delle misure indicate da Serbassi riguarda la rimodulazione degli orari. Anticipare l’avvio delle attività, concentrare i compiti più pesanti nelle prime ore della giornata e ridurre la permanenza all’esterno nei momenti maggiormente esposti può limitare i rischi senza compromettere l’organizzazione complessiva del lavoro.
Quando le condizioni diventano incompatibili con la sicurezza, deve essere prevista anche la sospensione temporanea delle operazioni. Una scelta che richiede programmazione, responsabilità e procedure chiare, affinché il lavoratore non sia costretto a decidere autonomamente se continuare o fermarsi.
La gestione del caldo non può dipendere dalla resistenza individuale. Età, condizioni fisiche, terapie farmacologiche, abbigliamento da lavoro e intensità dello sforzo possono incidere in modo diverso su ogni persona. Per questo servono indicazioni aziendali valide per tutti, accompagnate da valutazioni specifiche per le mansioni maggiormente esposte.
Acqua, zone d’ombra e pause devono essere sempre disponibili
L’idratazione garantita rappresenta un altro elemento essenziale. L’acqua deve essere facilmente accessibile, disponibile in quantità sufficiente e collocata vicino alle postazioni operative. Non basta consentire ai dipendenti di bere: occorre creare le condizioni perché possano farlo con regolarità, senza ritardi e senza dover interrompere percorsi di lavoro troppo lunghi.
Serbassi richiama inoltre la necessità di predisporre spazi d’ombra e aree destinate al recupero. Le pause devono essere organizzate in funzione dell’esposizione, del tipo di mansione e della temperatura percepita. Un breve periodo in un ambiente riparato e ventilato può ridurre l’affaticamento e permettere al lavoratore di recuperare lucidità.
Nei luoghi in cui non esistono strutture fisse, è necessario ricorrere a coperture mobili, tensostrutture, mezzi climatizzati o locali temporaneamente adibiti alla sosta. L’assenza di spazi adeguati non può diventare una ragione per rinviare gli interventi.
Protezioni adeguate e controlli nei settori più esposti
Le dotazioni personali devono essere compatibili con il lavoro svolto e con le temperature elevate. Indumenti pesanti, materiali poco traspiranti e dispositivi utilizzati per molte ore possono aumentare il calore percepito. La scelta delle attrezzature deve quindi considerare sia la protezione richiesta dalla mansione sia il rischio legato all’accumulo termico.
Un ruolo importante viene assegnato anche ai controlli. Le disposizioni aziendali devono essere applicate nei cantieri, nei magazzini, nei piazzali, sulle strade e in ogni area operativa. La presenza di acqua, zone riparate e turnazioni corrette deve essere verificata concretamente.
La formazione dei responsabili e dei lavoratori può aiutare a riconoscere in tempo stanchezza improvvisa, difficoltà di concentrazione, debolezza e altri segnali collegati all’eccessiva esposizione. In questi casi occorre interrompere subito l’attività, accompagnare la persona in un luogo fresco e attivare l’assistenza necessaria.
Il caldo estremo richiede una nuova organizzazione del lavoro
L’intervento di FAST-Confsal apre una questione destinata a incidere sempre più sulle relazioni sindacali e sui modelli produttivi. Le temperature elevate non possono essere considerate un episodio occasionale da affrontare con soluzioni improvvisate. Servono piani aziendali, turni flessibili, responsabilità definite e procedure da attivare rapidamente.
Anche le stazioni appaltanti e le imprese che affidano lavori all’esterno devono inserire il rischio termico nella programmazione delle attività. Tempi di consegna, scadenze e livelli di produttività devono essere organizzati considerando le condizioni ambientali nelle quali le persone sono chiamate a operare.
La richiesta di Serbassi è quella di intervenire subito, senza attendere che il caldo provochi incidenti, malori o interruzioni disordinate. La sicurezza è un diritto e deve tradursi in acqua disponibile, pause adeguate, orari sostenibili, protezioni efficaci e controlli puntuali. Sono misure concrete, applicabili già durante queste settimane, capaci di tutelare i lavoratori e garantire una gestione responsabile delle attività essenziali.