La tazzina resta uno dei riti quotidiani più amati dai romani, ma rincari della materia prima, energia, affitti e personale stanno aumentando la pressione sui bar.
Il caffè al banco resta uno dei gesti più semplici e radicati nella giornata dei romani. Una tazzina prima di andare al lavoro, dopo pranzo o durante una pausa dura pochi minuti, ma il suo prezzo racconta ormai molto bene quanto siano aumentati i costi sostenuti da famiglie e attività commerciali.
Secondo il Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, che riporta valori medi riferiti a dicembre 2025, a Roma una tazzina di espresso costa mediamente 1,35 euro, contro 1,24 euro a Milano. Nella Capitale, dunque, anche il caffè ha ormai superato nettamente quella soglia dell’euro che fino a pochi anni fa rappresentava quasi una regola non scritta nei bar della città.
Il dato assume un significato ancora maggiore considerando quanto frequentemente i romani consumino il caffè fuori casa. Secondo una rilevazione citata in occasione della Giornata internazionale del caffè, l’84% dei consumatori romani conserva infatti un forte legame con il bar, mentre nel Lazio il 78% della popolazione beve caffè regolarmente.
Quanto pesa realmente il caffè nella tazzina da 1,35 euro
Il paradosso è che il costo dei chicchi rappresenta soltanto una parte del prezzo pagato alla cassa.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi Fipe, la materia prima incide per circa l’11% sul prezzo finale dell’espresso. Molto più pesanti sono i costi necessari per tenere aperto un pubblico esercizio: personale e gestione delle strutture assorbono circa il 32%, mentre energia, utenze e affitti commerciali arrivano complessivamente intorno al 24%. Il resto comprende imposizione fiscale e margini dell’attività.
Questo significa che parlare di caro-caffè significa in realtà parlare anche di caro-energia, costo del lavoro, locazioni commerciali e spese di gestione.
Proprio Fipe segnala che nel 2025 i listini della ristorazione italiana sono cresciuti complessivamente del 3,2% rispetto all’anno precedente, mentre il settore continua a confrontarsi con difficoltà economiche e margini sempre più compressi.
In cinque anni il caffè al bar è rincarato di quasi un quarto
Il fenomeno non riguarda soltanto Roma.
Un’elaborazione realizzata dal Centro di formazione e ricerca sui consumi con Assoutenti ha calcolato nell’estate 2026 un prezzo medio nazionale dell’espresso di 1,29 euro, circa 25 centesimi in più rispetto al 2021, con un incremento del 24,2% in cinque anni. In undici province italiane il prezzo aveva già raggiunto o superato quota 1,40 euro. A Bolzano la media era arrivata a 1,51 euro e a Pescara a 1,49.
Il dato dimostra che la soglia psicologica di 1,50 euro per una tazzina non appartiene più a scenari lontani: in alcune città italiane è già stata raggiunta.
Per Roma, tuttavia, parlare oggi di un prezzo medio destinato sicuramente e rapidamente a salire a 1,50 euro sarebbe prematuro. Non esiste al momento una previsione ufficiale che indichi quella cifra come prossimo prezzo medio della Capitale. Le condizioni economiche della filiera, però, mantengono forte la pressione sui listini.
Il prezzo della materia prima resta sotto pressione
Uno degli elementi che preoccupano maggiormente riguarda il costo del caffè verde sui mercati internazionali.
Altroconsumo rileva che, rispetto al 2021, il costo della materia prima sui mercati internazionali è più che raddoppiato. L’indice dell’International Coffee Organization nel 2026 continua a muoversi su valori superiori a oltre il doppio di quelli del 2019. A incidere sono l’aumento della domanda mondiale, l’andamento dei raccolti e le condizioni climatiche nei principali Paesi produttori, a cominciare da Brasile e Vietnam.
Secondo Istat, inoltre, dal 2021 al 2025 il prezzo del caffè al consumo è aumentato complessivamente del 44%, mentre soltanto nel 2025 l’incremento registrato rispetto all’anno precedente è stato del 21%.
Il rincaro della materia prima non viene trasferito automaticamente e nella stessa misura sulla tazzina servita al bar: per preparare un espresso bastano infatti circa sette grammi di caffè. Ma se al costo dei chicchi si aggiungono energia, affitti, stipendi, trasporti e manutenzione delle attrezzature, per molti gestori mantenere invariati i prezzi diventa progressivamente più difficile.
Roma e il caffè, un rito che resiste anche ai rincari
Per la Capitale il caffè resta comunque molto più di un prodotto venduto al banco.
È una delle abitudini che scandiscono la giornata e uno dei consumi nei quali pochi centesimi vengono percepiti immediatamente. Passare da un euro a 1,20 poteva sembrare un aumento marginale; arrivare a 1,35 significa invece spendere 35 euro in più ogni cento caffè rispetto alla vecchia tazzina da un euro.
E per chi prende due espresso al giorno al bar, cinque giorni alla settimana, anche dieci o quindici centesimi di aumento finiscono per trasformarsi in una spesa annuale tutt’altro che invisibile.
La domanda, quindi, non è più soltanto quanto costi oggi il caffè a Roma. È quanto ancora potrà salire prima che anche la tazzina al banco, per decenni uno dei consumi più popolari e accessibili della città, cominci a essere considerata una piccola spesa da controllare.