Caccia, l’Europa boccia la riforma: il DDL 1552 fa scattare l’allarme ambientalista

L’Unione Europea avrebbe espresso una contrarietà netta alle modifiche proposte, con il rischio di sanzioni per l’Italia
Di Fabio Vergovich
Cacciatori con il cane da caccia
Cacciatori con il cane da caccia

La riforma della caccia non è più soltanto una discussione parlamentare. Il DDL 1552, in esame al Senato, finisce al centro di uno scontro che arriva fino a Bruxelles. L’Unione Europea avrebbe espresso una contrarietà netta alle modifiche proposte, con il rischio di sanzioni per l’Italia, mentre EARTH ODV annuncia battaglia legale fino alla Corte di Giustizia europea se il provvedimento sarà approvato.

Caccia e nuove regole, perché la vicenda riguarda anche Roma e il Lazio

Quando si parla di caccia, molti immaginano una questione lontana dalla vita urbana. In realtà non è così. A Roma e nel Lazio il rapporto con la fauna selvatica è quotidiano: parchi, riserve, campagne periurbane, aree protette, zone agricole e corridoi naturali convivono con quartieri, strade e attività umane. Ogni scelta sulle regole venatorie produce effetti anche su questo equilibrio fragile, spesso invisibile finché non si rompe.

Il DDL 1552 interviene su una materia sensibile, quella della protezione della fauna selvatica e del prelievo venatorio. La contestazione delle associazioni ambientaliste riguarda soprattutto l’impostazione del testo: più spazio alla caccia, maggiore pressione sugli animali, minore attenzione alle indicazioni del mondo scientifico. Per EARTH ODV si tratta di un provvedimento antiscientifico e irrazionale, costruito sulle richieste del mondo venatorio e non su una valutazione ampia dell’interesse pubblico.

Bruxelles frena il provvedimento e si profila il rischio sanzioni

La notizia politicamente più pesante è la contrarietà dell’Unione Europea. Già dallo scorso dicembre Bruxelles avrebbe manifestato al Governo italiano forti dubbi sulle modifiche previste, giudicate in contrasto con la normativa europea. Ora quella posizione torna al centro del confronto, perché il Senato continua a discutere il testo e il rischio di un nuovo braccio di ferro con l’Europa diventa concreto.

Le sanzioni, in casi del genere, non restano sulla carta. Possono trasformarsi in costi per lo Stato e quindi per i cittadini. Valentina Coppola, presidente di EARTH ODV, lo dice con chiarezza: eventuali sanzioni europee sarebbero pagate con i soldi di tutti, anche di quel 70 per cento di persone che l’associazione indica come nettamente contrarie alla caccia. Una frase che sposta il tema dal recinto degli addetti ai lavori alla vita dei contribuenti.

Più specie cacciabili e periodi più lunghi: cosa cambia davvero

Le modifiche contestate toccano alcuni punti molto concreti. Il testo potrebbe portare a un incremento della pressione venatoria su specie già in difficoltà, come tordi, merli, allodole, diverse anatre e beccacce. Si parla inoltre della possibilità di ampliare l’elenco delle specie cacciabili, includendo animali come lo stambecco e le oche selvatiche.

Non è soltanto una questione di nomi inseriti in una tabella. Ogni specie ha tempi biologici, abitudini, rotte migratorie, fasi di riproduzione e necessità di protezione. Allungare i periodi di caccia o consentire l’attività fino a dopo il tramonto può interferire con momenti importanti della giornata animale. Il rischio, denunciano gli ambientalisti, è quello di rendere più vulnerabili popolazioni già sottoposte a pressioni ambientali.

Il nodo dei richiami vivi, animali usati per attirarne altri

Uno degli aspetti più duri da accettare per il fronte animalista riguarda i richiami vivi. Sono uccelli tenuti in gabbia e usati per attirare altri esemplari verso i cacciatori. Una pratica che, nel racconto di EARTH ODV, significa costringere animali a un’esistenza di sofferenza, privati della propria natura e trasformati in strumenti.

Questo punto parla anche alla sensibilità di tanti cittadini che magari non seguono l’iter legislativo, ma percepiscono con immediatezza la differenza fra gestione della fauna e uso degli animali come mezzo. In una città come Roma, dove il tema del rapporto con gli animali è sempre più presente nel dibattito pubblico, dai canili alle colonie feline, dai cinghiali alle aree verdi, la questione dei richiami vivi può diventare uno dei simboli della protesta.

EARTH porta lo scontro sul piano europeo

EARTH ODV annuncia di essere pronta a tutte le azioni legali necessarie. Il passaggio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenterebbe il livello più alto dello scontro, perché chiamerebbe in causa la compatibilità della legge italiana con le regole europee in materia di tutela della fauna e biodiversità.

La politica, a questo punto, ha davanti una scelta netta: ascoltare i rilievi europei e le preoccupazioni del mondo ambientalista, oppure procedere verso un’approvazione che potrebbe aprire un contenzioso costoso e dannoso per l’immagine del Paese. Per i cittadini resta una domanda semplice: perché approvare una riforma che rischia di aumentare la pressione sugli animali selvatici e, allo stesso tempo, esporre l’Italia a sanzioni pagate da tutti?

 
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Ambiente

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