La bomba esplosa il 16 ottobre 2025 davanti alla villa di Sigfrido Ranucci a Torvaianica avrebbe avuto, secondo l’ipotesi accusatoria, un livello di organizzazione superiore a quello degli uomini incaricati di agire materialmente. Valter Lavitola è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed è indicato come presunto ideatore dell’azione; Clesio Tavares Gomes, destinatario della stessa misura e ancora ricercato, avrebbe avuto il compito di reclutare e coordinare gli esecutori. Contestato anche il metodo mafioso.
Attentato a Sigfrido Ranucci, l’accusa individua il presunto ideatore
È questo il passaggio che imprime una nuova direzione all’inchiesta. Dopo i quattro arresti eseguiti il 30 giugno nei confronti dei presunti autori materiali della deflagrazione, le indagini arrivano alle figure ritenute responsabili della pianificazione.
A Lavitola viene attribuita una posizione precisa: avrebbe concepito il progetto e incaricato Gomes di trovare uomini capaci di procurarsi l’esplosivo e portare a termine l’azione davanti alla casa del giornalista.
L’attentato viene descritto nel provvedimento come dimostrativo, elemento che non riduce la gravità delle contestazioni formulate. Un ordigno esplosivo collocato nei pressi di un’abitazione e fatto detonare in un’area residenziale porta con sé implicazioni evidenti sul piano della sicurezza e della capacità intimidatoria dell’azione.
Lavitola, inoltre, non sarebbe rimasto estraneo alla fase preparatoria. Il 15 settembre 2025 avrebbe raggiunto personalmente Torvaianica insieme a Gomes per effettuare una prima ricognizione nella zona scelta per l’attentato.
Due sopralluoghi prima dell’esplosione del 16 ottobre
Le date assumono particolare importanza nella ricostruzione. Il primo sopralluogo risale al 15 settembre. Il secondo sarebbe avvenuto il 10 ottobre, sei giorni prima della bomba.
A quella seconda ricognizione avrebbe partecipato Gomes, al quale gli investigatori attribuiscono il ruolo di raccordo operativo. Avrebbe preso contatti con gli uomini poi indicati come esecutori, li avrebbe istruiti e avrebbe fornito loro un supporto logistico.
Per gli spostamenti sarebbe stata utilizzata anche l’automobile del suocero di Gomes. Un dettaglio che ha assunto rilievo perché i veicoli impiegati nelle fasi precedenti all’esplosione sono stati sottoposti a specifici accertamenti, utili per ricostruire percorsi e presenze.
La successione degli eventi disegna quindi, nell’ipotesi investigativa, una preparazione sviluppata per settimane e articolata mediante sopralluoghi, contatti e verifiche operative.
La rete di telefoni e automobili che ha portato alla nuova ordinanza
A dare consistenza alla ricostruzione non ci sarebbero soltanto dichiarazioni o singoli indizi. L’inchiesta ha fatto largo uso delle tracce digitali lasciate dai soggetti coinvolti.
I tabulati telefonici e telematici sono stati confrontati con le celle presenti nell’area dell’attentato. Gli investigatori hanno poi ricostruito gli spostamenti delle automobili collegate alle varie fasi della preparazione e sottoposto ad analisi forense i telefoni cellulari utilizzati dagli indagati.
Il valore di questo lavoro sta soprattutto nell’incrocio delle informazioni. Un telefono che aggancia una determinata cella, un veicolo individuato lungo un percorso e i dati custoditi nei dispositivi possono consentire di verificare la compatibilità di una versione difensiva con quanto registrato tecnicamente.
Gli accertamenti avrebbero così consentito di smentire tentativi di precostituire alibi e di ricostruire una serie di movimenti giudicati coerenti con l’ipotesi investigativa.
Metodo mafioso e più di cinque persone: le aggravanti contestate
Il procedimento non riguarda soltanto l’utilizzo dell’esplosivo. A Lavitola e Gomes vengono contestati, in concorso, la detenzione, il porto in luogo pubblico e l’impiego dell’ordigno, con l’aggravante di aver agito con più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
È un elemento che dà alla nuova ordinanza un peso particolare. La contestazione riguarda il modo nel quale l’azione sarebbe stata preparata e realizzata e sarà uno dei profili sui quali dovrà svilupparsi il confronto giudiziario.
Con le due nuove misure cautelari diventano sei le persone raggiunte da provvedimenti nell’ambito dell’indagine: quattro indicate come presunti esecutori materiali, arrestate il 30 giugno, e due collocate dagli investigatori nella presunta catena organizzativa.
Per una delle due, però, il provvedimento non è stato ancora eseguito. Gomes resta ricercato e il suo rintraccio rappresenta ora uno dei passaggi immediati dell’attività investigativa.
Ranucci vittima dell’attentato, ora si apre la fase del confronto giudiziario
La nuova ordinanza porta l’inchiesta in una fase diversa, ma non stabilisce responsabilità definitive. Le ricostruzioni relative al presunto mandato, ai sopralluoghi, al reclutamento degli esecutori e al coordinamento operativo appartengono al quadro accusatorio elaborato durante le indagini preliminari.
Sarà il successivo percorso processuale a stabilire quali elementi reggeranno al confronto delle parti e quali responsabilità potranno essere provate.
È una precisazione essenziale soprattutto davanti a un’inchiesta di forte impatto pubblico. La custodia cautelare non equivale a una condanna e l’ordinanza non costituisce una sentenza.
Valter Lavitola e Clesio Tavares Gomes devono pertanto essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva, così come gli altri indagati coinvolti nel procedimento.