Ritorna il “Bamba del mese”, versione trigesimale dell’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale de Il Giornale Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del recente passato. Come sempre, sono stati selezionati tre “casi amari”: che dimostrano una volta di più come “un bel tacer non fu mai scritto”.

Un caso hors catégorie
Nuova edizione, quindi, del “Bamba del mese” che, analogamente all’omologo settimanale, si apre con una vicenda considerata hors catégorie per non privare di suspense la surreale competizione. I suoi prodromi si trovano nel dibattito intorno alle Presidenziali francesi 2027, segnatamente nelle dichiarazioni dei centristi Gabriel Attal ed Édouard Philippe e del socialdemocratico Raphaël Glucksmann. I quali, pur essendo candidati largamente minoritari, nelle scorse settimane hanno denunciato di essere stati bersaglio delle ormai mitologiche interferenze straniere.

In questo contesto, il Ministro degli Esteri transalpino Jean-Noël Barrot ha rilasciato un’intervista all’emittente radiofonica pubblica France Inter. Nella quale ha vantato il lavoro svolto per «proteggere l’integrità dei nostri processi elettorali e dunque delle nostre elezioni contro qualsiasi forma d’ingerenza». Benissimo: finalmente un voto in cui la Ue non potrà immischiarsi.

Il “Bamba del mese”
Tangenzialmente, scrive l’ANSA, il Premier spagnolo Pedro Sánchez ha accusato fantomatiche «reti russe e israeliane» e «un’internazionale dell’ultradestra» di aver diffuso disinformazione sulla crisi migratoria di Ceuta. Che però proprio lui, aggiunge Il Giornale, assicurava essere stata risolta in 48 ore, salvo essere smentito dal Presidente dell’exclave Juan Jesús Vivas, nonché dagli stessi residenti. Evidentemente, il leader socialista ambisce al monopolio delle fake news.

Ci riporta in Italia l’economista Leonardo Becchetti, accorso in difesa dei deliri dell’europarlamentare dem Stefano Bonaccini sugli elettori di destra che avrebbero «poco studiato». Scrivendo, in un tweet poi opportunamente corretto (ma di cui Libero ha perfidamente pubblicato lo screenshot), che «chi vota a destra a livelli d’istruzione più bassi». E, se tanto ci dà tanto, facendo al contempo coming out come seguace di Roberto Vannacci.

Niente però batte la “storica” perla, anzi pirla dispensata, come rileva Il Foglio, dalla relatrice speciale Onu per la Palestina Francesca Albanese. La quale ha ragliato che l’antisemitismo non fosse «soltanto la discriminazione nei confronti degli ebrei», prima di essere praticamente costretta a scusarsi a furor di popolo. D’altronde, come ricorda UN Watch, aveva anche affermato di essere un avvocato.
Una gaffe che fa capire bene quanto le parole possano essere un boomerang. E si merita australianamente il “Bamba del mese”.







