A Roma basta dire “autovelox” per accendere discussioni immediate: chi li considera necessari per frenare corse folli su strade urbane e consolari, chi li vive come un incubo da verbale nella cassetta della posta. Ora il tema cambia scala. In Europa si affacciano dispositivi capaci di fare molto più che misurare la velocità: telecamere con intelligenza artificiale in grado di individuare chi guida con il telefono in mano o senza cintura.
Nel Regno Unito, la Polizia del Sussex ha avviato l’impiego di questi sistemi dopo una sperimentazione con National Highways; la tecnologia segnala le immagini sospette, poi personale formato valuta il caso.
Autovelox intelligenti a Roma: dalla velocità al comportamento dentro l’auto
Immaginare questi dispositivi sulle strade della Capitale non è difficile. Basta pensare a via Cristoforo Colombo, alla Tangenziale Est, alla via del Mare, alla Cassia, alla Prenestina, alla Tiburtina, alla Pontina nel tratto più vicino alla città. Sono arterie dove velocità, distrazione e guida aggressiva convivono ogni giorno con traffico intenso, scooter, pedoni, bus, attraversamenti e lavori stradali.
Il nuovo autovelox smart non si limita a fotografare una targa al superamento del limite. Attraverso immagini ad alta definizione e software di analisi, può riconoscere alcuni comportamenti pericolosi: conducente con smartphone in mano, cintura non allacciata, postura incompatibile con una guida corretta. Nel progetto del Sussex, la polizia ha chiarito che le telecamere IA sono destinate proprio a telefono e cinture, con immagini sottoposte a controllo umano prima di ogni eventuale provvedimento.
Per una città come Roma, dove la guida distratta è una scena quotidiana, il tema non è secondario. Il telefono al volante non è più solo una cattiva abitudine: è una delle condotte che riducono la capacità di reazione, allungano i tempi di frenata e rendono più pericoloso ogni incrocio. La cintura, invece, resta uno strumento semplice e decisivo, eppure ancora ignorato da troppi automobilisti e passeggeri.
Multe smart e privacy: perché i romani potrebbero dividersi
La domanda più immediata è semplice: un sistema del genere aiuterebbe Roma o aprirebbe una nuova stagione di polemiche? La risposta dipende da come verrebbe usato. Se installato nei punti a maggiore incidentalità, con cartelli chiari, regole pubbliche e controlli verificabili, potrebbe diventare un alleato della sicurezza. Se invece fosse percepito come l’ennesimo strumento per fare cassa, rischierebbe di aumentare la distanza fra cittadini e amministrazione.
Il nodo privacy è inevitabile. Le telecamere smart guardano dentro l’abitacolo, anche se l’obiettivo dichiarato è individuare condotte specifiche. Per questo servono limiti rigidi: tempi di conservazione delle immagini, accesso controllato ai dati, cancellazione dei casi non rilevanti, verifica umana e possibilità di contestazione chiara per il cittadino.
Roma conosce bene cosa accade quando una misura utile viene comunicata male. Ztl, varchi, corsie preferenziali e controlli elettronici sono spesso diventati terreno di scontro perché l’utente non sempre capisce dove finisce la prevenzione e dove inizia la sanzione automatica. Con l’IA il problema diventa ancora più sensibile: più la tecnologia è potente, più deve essere spiegata.
Autovelox non omologati, taratura e ricorsi: il caos italiano pesa anche sulla Capitale
La possibile introduzione degli autovelox intelligenti arriva in un momento già carico di tensione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso disponibile l’elenco nazionale dei dispositivi autorizzati e ha avviato a Bruxelles il decreto sull’omologazione; lo stesso MIT ha indicato che, su circa 11.000 apparecchi informalmente rilevati in Italia, solo 1.000 risultavano automaticamente omologati.
A complicare il quadro c’è la giurisprudenza. L’ordinanza della Cassazione n. 7374 del 27 marzo 2026 è stata interpretata in modo diverso nel dibattito pubblico: alcune letture hanno sottolineato la validità dei verbali in presenza di taratura regolare, mentre il testo richiama la necessità di provare omologazione e conformità quando il cittadino contesta l’idoneità dell’apparecchio.
Per Roma, questo passaggio conta. Una città con milioni di spostamenti al giorno non può permettersi strumenti opachi. Gli autovelox devono essere riconoscibili, regolari, controllati e collocati dove servono davvero. Solo così una multa può essere accettata come conseguenza di una violazione, non vissuta come un’ingiustizia.
Il precedente Fleximan e la rabbia contro i rilevatori
Il clima nazionale non aiuta. Nel 2026 sono tornati episodi di danneggiamento: a Rivalta di Torino due autovelox sono stati tagliati nella notte lungo la variante del Dojrone, con un’azione ricondotta alla scia di “Fleximan”.
Roma non ha bisogno di importare quel modello di rabbia. Ha bisogno, semmai, di un patto più serio sulla sicurezza stradale. Chi attraversa sulle strisce, chi accompagna un figlio a scuola, chi guida uno scooter ogni giorno, chi lavora su bus e taxi sa che la velocità e la distrazione non sono dettagli. Sono fattori che possono cambiare una vita in pochi secondi.
Gli autovelox smart non risolveranno da soli i problemi della mobilità romana. Non sostituiranno pattuglie, manutenzione stradale, segnaletica leggibile, illuminazione, educazione alla guida e controllo reale del territorio. Possono però aprire una fase diversa, nella quale l’automobilista non viene osservato solo per quanto corre, ma anche per come guida.
La vera domanda, allora, non è se la tecnologia arriverà. È come verrà governata. Roma può usare l’IA per rendere più sicure le sue strade, ma dovrà farlo senza ambiguità: regole pubbliche, dati protetti, apparecchi omologati, verifiche periodiche e collocazioni motivate. In una città già provata da traffico, incidenti e nervosismo quotidiano, la sicurezza ha bisogno di strumenti moderni, ma anche di fiducia.