CRONACA
Salviamo il Lago dell'ex SNIA di Roma
Una petizione per salvare il lago naturale di Roma, sul quale pende lo spettro di 4 maxi grattacieli

Roma est, largo Preneste, un lago. Un vero e proprio lago, in piena città, emerso da qualche anno. 10mila metri quadrati, perfettamente balneabile. Il tutto, a ridosso del Parco delle Energie, a pochi passi dagli edifici dismessi della Ex Fabbrica SNIA.


IL RAP PER SALVARE L'AMBIENTE. “Palazzinaro amaro sei un palazzinaro baro, per tutto il male fatto a Roma adesso paghi caro, al funerale del tuo centro commerciale è bellissimo vedere il nostro lago naturale. Scava scava scava scava nella notte brava hai trovato l’acqua bulicante e 10.000 piante, l’acqua con le bollicine che non ha mai fine scorre sotto le colline come queste rime”. Recita così il rap di Assalti frontali & il Muro del Canto, in alcune note dedicate proprio al Lago ex Snia, una canzone dal titolo 'Il lago che combatte'.

“Scava scava scava scava e non se l’aspettava, un lago na-tu-ra-le d’acqua mi-ne-ra-le, un miracolo nella metropoli meravigliosa, lì c’era una fabbrica di finta seta, la Viscosa. C’era il capitalismo, un’area gigantesca, ci lavoravano le madri, i padri e a ogni scolaresca. Ognuno che pensava: ‘Morte tua vita mia!’. Poi ha fallito, hanno tramato ed è arrivato il lago della Snia. E a me viene da piangere per tutte le magagne, per questo lago che non ha intorno le montagne, non è il Turano o il lago di Bolsena, ha intorno centomila macchine e ognuna dentro ha il suo problema. In mezzo ai mostri de cemento st’acqua mò riflette er cielo. È la natura che combatte, e sto quartiere è meno nero. In mezzo ai mostri de cemento il lago è 'n sogno che s’avvera, è la natura che resiste, stanotte Roma è meno nera. (…) Qui l’aria è più dolce da quando è nato il lago, è non è spuntato dal cappello di un mago, è il nostro lago, uscito da sottoterra (…) Tutto il quartiere va al cancello per aprire un varco: ‘Basta con il cancro! Noi vogliamo il parco!’, ‘Aprite quest’ingresso sta nascendo un lago!’. (…) Ed è il lago è di tutti, non è un lago privato, ha invaso il cemento armato e ci ha chiesto aiuto, noi lo abbiamo immaginato, amato e conosciuto. (…) E da tutte le finestre di largo Preneste hanno visto questa scena sotto il cielo celeste, l’acqua che esce e rigenera l’umanità (…)”.


LA NATURA SI RIPRENDE IL SUO POSTO. Il lago, infatti, viene ‘fuori’ quando iniziarono gli scavi per un parcheggio interrato di un centro commerciale, che il proprietario dell’area voleva costruire. Ma “scava scava scava scava”, ecco la falda acquifera. E con essa questo specchio d’acqua, la vegetazione, gli animali. Un miracolo, nella città della frenesia e dei costruttori. Come se la natura ci stesse avvertendo. Come se la natura, ci stesse richiamando alle origini. Lì, tra via Prenestina e via di Portonaccio, in uno dei quartieri di Roma con maggiore densità di popolazione, dove negli anni ’20 veniva prodotta la seta artificiale, il rayon. Poi, però, nel 1955 la SNIA viene dismessa, a causa anche della crisi del settore chimico italiano.

L’area resta abbandonata, finché non viene acquistata da Antonio Pulcini, costruttore romano d’origini abruzzesi. Poi, arriva il Piano Regolatore del 1965, che prevedeva la costruzione di Ministeri e altri edifici destinati ad enti pubblici proprio in quell'area.


LO SPETTRO DEL CENTRO COMMERCIALE. Un cambio di destinazione d’uso? Fatto sta che negli anni Novanta si dà inizio al cantiere per la costruzione di quel centro commerciale di cui scrivevamo poco sopra. Dietro al progetto, lo stesso Pulcini. È in quel momento che viene alla luce il lago – all’epoca di modeste dimensioni – di acqua frizzante. La falda acquifera, quindi, è quella che attraversa tutta la zona est di Roma, da cui prende il nome anche una via nelle adiacenze, via dell’Acqua Bullicante. Passa poco tempo e l’acqua si riversa su tutto il cantiere, impedendo la prosecuzione dei lavori.

Nel frattempo, la Magistratura apre un fascicolo d’inchiesta per il cambio di destinazione d’uso che, dalla costruzione di edifici destinati ai Ministeri, aveva portato al cantiere dei lavori per la costruzione del centro commerciale e di un edificio della ASL. Pulcini viene rinviato a giudizio, ma poi viene assolto.

Si insedia la nuova Giunta e l’amministrazione Rutelli espropria una parte dell’area, dove viene creato il Parco delle Energie, ad oggi ancora esistente, che però non comprende il laghetto e i capannoni ex Snia.


DAL POLO UNIVERSITARIO AI RELITTI URBANI, PASSANDO PER I MONDIALI DI NUOTO. Nel tempo, sono molti i progetti che si avvicendano.  A partire da quello del nuovo Ateneo della Scienza e della Tecnologia dell’Università La Sapienza. Il progetto dell’edificazione viene però abbandonato, senza motivi formali.

Arriva poi l’ipotesi ‘piscina’ per i Mondiali di nuoto. La Giunta Alemanno dà i terreni precedentemente espropriati in concessione alla ditta LARU. Municipio e cittadini residenti si oppongono e il progetto viene stralciato.

È il 2010, e il Comune pubblica il bando ‘Relitti Urbani’, che offre la possibilità a dei privati di demolire gli edifici dismessi per ricostruirli, ampliandone la volumetria fino al 50% in più, un ‘premio cubatura’. Così, sull’area, arriva lo spettro di 4 maxi grattacieli da 30 piani l’uno. È il 2013 e il bando viene ritirato dalla Giunta Marino.


IL COMITATO PER LA TUTELA DEL PARCO. Nel frattempo, a tutela dell’area, sorge il Comitato per la Tutela del Parco delle Energie, che collabora attivamente con il Centro Sociale Ex SNIA nato nel 1995. Una sola la richiesta: allargare il Parco delle Energie alla parte espropriata, inglobando il laghetto. Nel 2004, infatti, il Comune destina parte dell’area a verde pubblico.


LA PETIZIONE ONLINE. Al momento, sembra che l’ipotesi grattacieli sia messa a tacere. Sulla testa del laghetto, però, pende una spada di Damocle, quella della legge: se entro dieci anni il Comune non dà inizio all’iter di messa in atto del piano per cui è stato ordinato l’esproprio, il privato ha diritto di riprendersi l’area, con tanto di risarcimento dei danni. Agosto, ultima fermata. Ma il vicesindaco Luigi Nieri pare aver rassicurato: secondo lui il lago resterà dov’è ora. Prima, però, sarà necessario mettere in sicurezza l’area – dove sorgono gli scheletri del centro commerciale, mai demoliti.

Al momento, è online una petizione. “Caro Sindaco Marino, ogni giorno da più di un mese ti ricordo una data: 14 Agosto 2014. Ed ogni giorno ti chiedo una risposta. Il 14 agosto la città di Roma e i cittadini romani perderanno un bene prezioso, perderanno un lago e una delle poche aree verdi presenti nel quartiere Pigneto/Prenestino. Infatti, se entro il 14 agosto 2014 l'area dell' EX Snia Viscosa, di proprietà Comunale da  dieci anni, non verrà destinata a parco pubblico, scadranno i termini dell' esproprio territoriale e tutta l'area tornerà nella mani dei privati. All'interno dell'area dell' Ex SNIA Viscosa, situata nel quartiere Pigneto/Prenestino, c'è un lago  di acqua sorgiva di ben 10.000 mq, che molti cittadini romani neppure conoscono. Questo territorio è un'eccezionale risorsa per la città di Roma, se valorizzato e tutelato. Ma il 14 agosto 2014 i romani perderanno questo bene pubblico che potrebbe tornare nelle mani dei privati che già negli anni '90 avevano cercato di costruirvi un centro commerciale prima, due torri poi. Vi chiedo di far sentire la vostra voce, cittadini romani e non, per non vederci ancora defraudati dei nostri diritti. Caro Sindaco Marino #iovogliounarispostaORA!”questo il testo della petizione, disponibile qui.


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