CRONACA
Petizione sul web: più informazione sulla Palestina
E intanto, chi dimostra solidarietà al popolo palestinese viene aggredito, come a Roma il 1 Luglio

Il ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi sedicenni, precedentemente rapiti, sembra aver dato ad Israele il pretesto per una cruenta vendetta nei confronti del popolo palestinese. Dal giorno in cui sono state ritrovate le spoglie di Ghilad Shaar, Eyal Yifrach e Naftali Frenkel, sulla Striscia di Gaza, si sono scatenati violenti bombardamenti, raid aerei ed aggressioni con decine di morti e centinaia di feriti.

Alla luce di questi fatti, per sollecitare la RAI (il servizio pubblico radiotelevisivo italiano) a dare il giusto spazio a quanto si sta verificando in Palestina, è stata indetta una raccolta di firme online. Chiunque volesse sostenere tale iniziativa e reclamare il diritto ad essere informati, può inserire il suo nominativo al seguente link: http://firmiamo.it/spazio-in-rai-all-informazione-sulla-palestina#signatures.

La solidarietà al popolo palestinese è stata dimostrata anche in altre forme, con la tempestiva organizzazione di presidi in moltissime città del mondo, come Toronto, Seattle, Chicago, Londra e Dublino. Anche in Italia hanno preso vita numerose iniziative a Napoli, Torino, Milano, Bologna e Roma. Proprio nella Capitale, il 1° luglio scorso, l’evento organizzato in piazza Venezia dalla Rete Romana di Solidarietà col Popolo Palestinese si è concluso con l’aggressione ad opera di un gruppo di contestatori che, partiti dal ghetto, hanno intercettato alcuni manifestanti filopalestinesi.

Anche Amnesty International si è pronunciata su quanto sta accadendo nei territori palestinesi, sostenendo che “l'uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti il 12 giugno reclama giustizia, ma la reazione dell'esercito e le punizioni collettive in corso nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania - palesi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani - è lungi dall'ottenerla”.

Tutto ciò non è però bastato, e l’apice della vendetta Israeliana è stato raggiunto con l’uccisione del diciassettenne Mohamed Hussein Abu Khdeir, residente nel campo profughi palestinese di Shuafat. Stando a quello che è emerso dall’esame autoptico, il ragazzo, rapito all’alba del 2 luglio mentre si recava a pregare in Moschea, è stato bruciato vivo.

Non si può non notare come, in questo clima di tensione e di guerra, che sta mietendo innumerevoli vittime innocenti, i maggiori organi di stampa nazionali italiani stiano dando informazioni con il contagocce, senza occuparsi di fornire tutte le notizie che arrivano dalla Palestina. Solamente gli strumenti di “controinformazione” garantiscono un costante aggiornamento riguardo a quanto accade nei territori in guerra, dando un quadro completo della recente situazione in cui versa la popolazione palestinese.


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