INTERVISTE
Alessandro Di Battista, intervista pt.1: "L'Expo va chiuso"
Intervista pt. 1: con Alessandro Di Battista abbiamo parlato di elezioni europee, Expo e immigrazione

In occasione dell'appuntamento del MoVimento 5 Stelle in piazza con i cittadini dell'VIII Municipio, abbiamo incontrato Alessandro Di Battista, deputato del MoVimento 5 Stelle, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla sua (e del MoVimento) esperienza in Parlamento. Per ragioni di lunghezza, e per favorire la lettura, abbiamo deciso di dividere l'intervista in 2 parti. Nella prima, con Alessandro Di Battista abbiamo parlato di elezioni europee, lavoro, disoccupazione, Expo e immigrazione.


Cosa ti aspetti dal 25 Maggio 2014?
Spero saremo la prima forza politica; avere anche un voto in più del PD vuol dire aver vinto le elezioni e politicamente sarebbe un dato importante. Ancora più importante sarebbe superare quota 30%: se ci riusciremo, e se quindi avremo uno scarto minimo con il PD, saremo legittimati a chiedere politicamente le dimissioni di Napolitano, per eleggere un nuovo Presidente che sciolga le camere e indica nuove elezioni. In questo senso, le elezioni europee, che sì, servono anche ad eleggere gli europarlamentari, sono anche elezioni politiche.


MoVimento 5 Stelle al governo, 3 parole chiave.
3 parole chiave ovvero 3 leggi: reddito di cittadinanza, conflitto di interessi, anti-corruzione. In un anno di governo abbiamo visto che questi sono i 3 drammi principali. L’assenza nella normativa vigente di una seria legge anti-corruzione ha portato al caso Expo. E una legge  anti-corruzione c’è in tutto il mondo, addirittura in Francia è elevata a rango costituzionale.


Lavoro e disoccupazione: cosa farebbe il MoVimento 5 Stelle?
Il problema del lavoro è che il lavoro va reinventato: non possiamo pensare che si possa uscire dalla crisi producendo più macchine o più acciaio, questa è un’epoca finita. Per questo, il reddito di cittadinanza consente non solo che i giovani non scappino o che gli operai o gli imprenditori non si suicidino, ma serve anche a prendere tempo, a ridisegnare l’economia e ad indirizzarla verso l’enogastronomia, il turismo, la cultura, l’innovazione, lo sviluppo sostenibile. Faccio un ipotesi: non serve costruire nuove case, ma mettere in sicurezza quelle che già ci sono. Questo crea posti di lavoro. Ma per fare tutto questo c’è bisogno di tempo, e il reddito di cittadinanza ci consente di averne.


Dopo un anno e mezzo di governo, con il MoVimento 5 Stelle all’opposizione, quale è la vostra ‘operazione verità'?
Noi siamo all’opposizione e abbiamo visto immobilismo e impossibilità da parte dei partiti di fare qualunque cosa, perché c’è collusione, perché quando si è sotto scacco di persone che hanno fornito finanziamenti, appoggiato le campagne elettorali, quando si è sotto scacco dei lobbisti, si è impotenti. Se anche il sistema partitocratico fosse comporto di brave persone – che ci sono – queste non potrebbero comunque fare nulla, perché avrebbero le mani legate dal compromesso che si è andato costruendo in tutti questi anni. Ciò che ho capito è che solo una forza nuova, ancora estranea al compromesso, può cambiare le cose.


E l’Expo rientra in questa collusione e corruzione dei partiti?
Sì.


E che posizione hai oggi sull’Expo?
L’Expo va chiuso.


Nessuna alternativa?
Ci abbiamo provato a rilanciare col Politecnico di Milano; abbiamo fatto denunce e proposte in questi anni; abbiamo lanciato un’idea di Expo sostenibile, che utilizzasse e coinvolgesse tutte le strutture di Milano non utilizzate. C’era la possibilità di un gran progetto, ma ora è tardi. Ora, fare questo Expo, sapendo che di mezzo c’è la mafia, c’è la camorra, c’è la ‘ndrangheta, sapendo che gli appalti al 93% sono già assegnati, e  conoscendo tutte le opere infrastrutturali di cemento che ci saranno intorno all’Expo, significherebbe continuare a regalare soldi alle mafie, nonché distruggere quel poco di verde che resta della Lombardia, la Regione più cementificata d’Europa. E anche a livello internazionale, dire che questo Expo si chiude perché questo progetto è pieno di corruzione, ci darebbe, per la prima volta, credibilità all’esterno. Immaginate la prossima volta che si dovranno organizzare le Olimpiadi o i Mondiali, i comitati li affideranno a noi sapendo che l’Expo è stato pieno di corruzione?


Parliamo di immigrazione.
Noi continuiamo ad essere contrari al reato di clandestinità, perché la clandestinità non può essere un reato in sé, e poi non serve, non è un deterrente. Ma dire che oggi l’Italia non si può permettere 800mila immigrati provenienti dal nord Africa, non significa essere razzisti: semplicemente, non ce lo possiamo permettere. In un futuro spero di sì, io spero anche nella realizzazione di una società multirazziale, ma oggi non è possibile. Gli immigrati arrivano qui, il lavoro non c’è e molti di loro rischiano o di finire nel mercato nero ,che spesso è gestito dalla mafia, o di delinquere. Ma questa è oggettività, non razzismo.


Che misure adottare allora?
La nostra proposta è quella di istituire la possibilità di chiedere, per tutte le persone che hanno diritto di asilo politico, di essere protette direttamente in strutture in Paesi d’origine. Questo vuol dire condurre accordi diplomatici con i Paesi del nord Africa. Poi, bisogna per forza rimpatriare le persone che sono clandestine: un Paese civile non ammettere la permanenza di persone di cui non conosce l’identità. Il rimpatrio deve avvenire in massima sicurezza, con un’operazione finanziata da tutta l’Europa e non solo dall’Italia. Automaticamente, bisogna garantire estrema sicurezza con un pattugliamento maggiore, pagato dall’Unione Europea, del canale di Sicilia, per far sì che nessuno muoia, e che vengano prestati i dovuti soccorsi. Inoltre, bisogna prendere e punire in maniera decisa e severa gli scafisti e i mercanti della morte.


Mare Nostrum è un’operazione giusta?
Così come è, Mare Nostrum ha fallito.


Cosa cambiare e cosa potenziare?
Mi chiedo: è possibile che, oggi, che conosciamo gli spostamenti di ogni cosa grazie al satellitare, ci siano barconi che affondano e non sappiamo dove? Bisogna sicuramente potenziare questo aspetto, poi mettere in sicurezza il canale di Sicilia. Se i barconi si trovano all’inizio, bisogna farli tornare da dove sono partiti; se si trovano in situazioni di  acque internazionali, bisogna dare loro aiutati e fornirgli per un’assistenza.  Poi, arrestare gli scafisti. Ma c’è anche bisogno di affrontare in maniera complessiva le tematiche sull’immigrazione: se si scopre un imprenditore che fa lavorare degli immigrati clandestini a 4 euro l’ora, e li fa vivere in case stipate come delle bestie,  bisogna fare in modo di avere delle leggi che permettano il sequestro di tutti i beni dell’imprenditore, e magari, con la vendita di questi, riuscire anche a pagare l’assistenza a queste persone. E poi non ci possiamo nemmeno permettere di avere multinazionali, anche partecipate, come Eni, che corrompono i regimi africani, come in Congo, dove io ho lavorato – perché si tratta di regimi, anche se formalmente sono democrazie, in realtà sono regimi veri e propri – i quali in cambio, alle multinazionali, forniscono l’utilizzo di giacimenti di petrolio o di coltan, proprio come avviene in Congo. E queste sono risorse a disposizione della popolazione africana. Poi è ovvio, allora, che gli africani scappano perché non hanno alcuna opportunità nel loro Paese.


Ma per quanto riguarda proprio il coltan, utilizzato anche per i cellulari, non ci sono interessi ancora più grandi dietro?
Sì, il problema della corruzione è a livello internazionale. Però se noi mettiamo corrotti a capo di Eni, come l’ex Scaroni, o manteniamo la stessa linea politica con Descalzi, come possiamo pretendere che ci sia sviluppo nei Paesi africani? Io credo in un mondo in cui un congolese che voglia venire a studiare in Italia ci possa venire; ma nessun congolese deve essere costretto a lasciare il proprio Paese d’origine per venire in Italia. Anche per questo bisogna guardare all’immigrazione senza essere razzisti o xenofobi, perché gli stessi italiani, per problemi di fame, spesso sono stati costretti a migrare.


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