SPORT
La serie A dei Presidenti Pregiudicati
Da Lotito a Berlusconi, da Cellino a Preziosi. Tantissimi i numeri uno che hanno avuto problemi con la giustizia

Molto spesso  si dice, con accezione negativa, che la politica sia lo specchio del Paese. Ebbene, anche la massima serie del gioco più popolare al mondo, il calcio, non è da meno.

Tantissimi numeri uno delle principali squadre del nostro campionato di serie A hanno avuto e continuano ad avere problemi con la giustizia, riportando, in alcuni casi, delle condanne passate in giudicato.

SILVIO BERLUSCONI Non fa più notizia ormai l’ex premier e presidente del Milan, imputato in oltre venti procedimenti giudiziari. Il 1º agosto 2013 è stato condannato a quattro anni di reclusione (con tre anni condonati dall'indulto del 2006) per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel cosiddetto "Processo Mediaset". A seguito di questa condanna, il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica ha votato a favore della sua decadenza dalla carica di senatore.

CLAUDIO LOTITO Numerosi i problemi avuti con la giustizia anche dal patron biancoceleste. Nel 1992 è oggetto di un'inchiesta della magistratura sugli appalti della Regione Lazio ed in seguito arrestato.

Sul finire della stagione 2005/2006 viene coinvolto nello scandalo Calciopoli per illeciti commessi nel campionato precedente, cioè il primo della sua gestione. Il 14 luglio 2006 viene condannato dalla Commissione d'Appello Federale all'inibizione per 3 anni e 6 mesi e al pagamento di un'ammenda di 10.000 euro, pena poi ridotta a 4 mesi.

Il 3 marzo 2009 Claudio Lotito viene condannato in 1º grado a due anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza sui titoli del club biancoceleste.

L'8 novembre 2011, nell'ambito del processo penale relativo allo scandalo di Calciopoli, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli 1 anno e 3 mesi e 25mila euro di multa.

Nel marzo del 2012 la condanna passa a 18 mesi di reclusione e a 40 mila euro di multa. Nel gennaio 2014 il reato di aggiotaggio è prescritto, mentre la pena per l’omessa alienazione di partecipazioni dovrà essere rideterminata dalla corte di appello di Milano per decisione della Quinta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione.

ENRICO PREZIOSI Nella “black list” non poteva mancare il presidente del Genoa che vanta un lungo curriculum.

A seguito del fallimento del club Lariano, viene emessa un'ordinanza di custodia cautelare contro Preziosi, agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Il 3 ottobre 2008, avvalendosi della facoltà concessa dal "pacchetto sicurezza" del ministro della giustizia Angelino Alfano, che consente di concordare la pena in qualunque momento prima della sentenza di primo grado, ha patteggiato davanti al tribunale di Como una condanna di 23 mesi di reclusione (pena indultata) per il reato di bancarotta fraudolenta riguardante il fallimento del Como Calcio.

L'11 giugno 2007, la Commissione disciplinare della Lega Calcio gli commina cinque anni di inibizione con proposta di radiazione al Presidente federale, oltre ad un'ammenda di 150.000 euro inflitta al Genoa per responsabilità oggettiva di vicende legate alla gestione economica della sua ex società Como negli anni 2003 e 2004. Nel luglio 2009 venne scagionato da tutte le accuse.

Il 2 marzo 2007, venne condannato a 4 mesi di reclusione per il reato di frode sportiva, in merito alla partita Genoa-Venezia dell'11 giugno 2005 (ultima giornata del Campionato di Serie B 2004-2005) e la condanna fu confermata nel Processo d'appello, il 27 novembre 2008.

A seguito dell'annullamento della sentenza di condanna disposto dalla Corte di Cassazione il 25 febbraio 2010, il caso è rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Genova che, in data 15 febbraio 2011, ripristina la condanna per Preziosi.

Nel febbraio 2013 Preziosi, assieme a Alessandro Zarbano, è indagato per il mancato versamento dell’Iva relativo all’esercizio 2011 per una somma non corrisposta al fisco di circa 8 milioni di euro. Il 19 luglio seguente in primo grado viene condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione.

MASSIMO CELLINO Finito recentemente nel mirino anche della stampa inglese, tra i presidenti pregiudicati del calcio nostrano c’è anche quello del Cagliari.

Il 14 febbraio 2013 viene arrestato in maniera cautelare insieme al sindaco di Quartu Sant'Elena Mauro Contini e all'assessore allo sport dello stesso comune Stefano Lilliu, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Cagliari sui lavori di adeguamento dello stadio Is Arenas. Le accuse a carico del presidente del Cagliari Calcio sono peculato e falso ideologico. Dopo tre mesi, il 14 maggio, gli vengono revocati gli arresti domiciliari, insieme al sindaco quartese Contini e all'assessore Lilliu.

Nel 2010 Cellino si è recato a Londra, con la cifra di 68 milioni di euro, per acquisire il West Ham United Football Club. L'acquisizione, che prevedeva l'insediamento dello stesso Cellino alla guida del club londinese, è sfumata nelle battute finali. A lui, infatti, sono stati preferiti David Sullivan e David Gold, ex proprietari del Birmingham.

Il 1º febbraio 2014, dopo alcune settimane di trattativa, acquista il 75% delle quote del club inglese Leeds United Association Football Club tramite la compagnia Eleonora Sport Ltd., di proprietà della stessa famiglia Cellino. A causa della condanna per evasione fiscale comminatagli in Italia, la Football League ha bocciato l'acquisto della squadra inglese Leeds United Association Football Club.

Problemi decisamente minori e solo con la giustizia sportiva invece per il Presidente del Napoli e per l’azionista di maggioranza della Fiorentina.

AURELIO DE LAURENTIS Per aver proferito espressioni offensive nei confronti alcuni giornalisti e minacciose nei confronti del giornalista Andrea Longoni.

Il 7 novembre del 2012 De Laurentiis e il Napoli hanno chiuso con un patteggiamento davanti alla Disciplinare - ammende di 25 mila euro a testa - la vicenda relativa al deferimento per le accuse rivolte dal presidente partenopeo agli organi della giustizia sportiva.

DIEGO DELLA VALLE Nel 2006 è risultato coinvolto nello scandalo di Calciopoli quale dirigente della Fiorentina, e condannato inizialmente dalla giustizia sportiva ad un'ammenda e all'inibizione per 3 anni e 9 mesi. Il CONI in ultimo grado ha successivamente ridotto la squalifica nel marzo del 2007 ad 8 mesi, assolvendolo totalmente dall'accusa di illecito sportivo e condannandolo solo per violazione dell'art. 1 (lealtà sportiva). Incriminato dalla Procura di Napoli con l'accusa di frode sportiva è stato condannato nella sentenza di primo grado nel novembre del 2011.

Il calcio e la politica. Per dirlo alla Renzi: due facce della stessa medaglia, l'Italia.

 

 


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