CRONACA
Quintavalle: "Così nasce Cambia-Menti M410"
Le dichiarazioni della pasionaria a Roma Report

E’ Roma Report a riferire le parole di Micaela Quintavalle, la pasionaria delle rivolte targate Atac.
“Carissime cittadini e carissimi cittadini di Roma – si legge sul quotidiano – dopo una notte insonne caratterizzata dal mischiarsi incontrollabile di pensieri e sensazioni, mi accingo a raccontarvi un altro pezzetto di questa storia che emoziona nel profondo tutti coloro che fino ad oggi l’hanno vissuta”.
Una storia che ora ha un nome, oltre quello dell’autista-studentessa: quello di Cambia-menti m410. Ciò che Micaela Quintavalle definisce, su Roma Report, “un bambino che dal 3 gennaio presenta una realtà psichica perché il primo fotone del raggio di luce ha stimolato la retina che è sostanza cerebrale. Il 3 gennaio siamo nati. Il 3 gennaio è nato un nuovo sindacato”. Appunto, Cambia-menti m410. Che del sindacato tradizionale ha solo il nome, poiché quello che Micaela sogna è un sindacato realmente dalla parte dei lavoratori, e degli utenti di un servizio, quello del trasporto pubblico capitolino. Un sindacato che non funga da ufficio di collocamento, che non sia il bacino da dove attingere la possibilità concreta di realizzare le proprie ambizioni aziendaliste.

Ed ecco, dunque, che la Quintavalle ci accompagna a ritroso in un percorso tutto in salita.
“28 ottobre. Le organizzazioni sindacali maggiori organizzarono una serie di assemblee nei depositi. Collatina fu la prima rimessa scelta. Collatina non era la mia rimessa di appartenenza, ma andai. Avevo indosso la divisa. (…) Ricordo che varcai il cancello dopo alcuni anni di assenza. In quella rimessa presi servizio tre settimane prima che mi trasferissero nella sede di Torpagnotta. (…) Nella grande sala scrutavo i miei colleghi. Alcuni erano fomentati. Altri erano arrabbiati. Altri ancora erano depressi. Se fossi già stata un medico la diagnosi differenziale sarebbe stato quanto di primario sconvolgesse il mio pensiero. Qualcuno sapeva chiaramente chi fossi. Ormai nel gruppo segreto di Facebook c’erano oltre 3000 autisti. Ma a Collatina ci sono molti anziani. I vecchi non anagrafici. I vecchi che hanno cinquant’anni, venti dei quali trascorsi su vetture indecenti e fatiscenti. A loro il mio volto non diceva nulla. Loro sono quelli che finito il turno vanno in campagna a fare il formaggio e zappare la vigna. Loro sono le persone più autentiche che io conosca. Tra questi uno si avvicinò a me con fare nient’affatto cordiale. Mi urlava in faccia. Si rivolgeva a me con estrema violenza. Lo scrutai attenta. Poi compresi. Pensava – sbagliando – che io fossi una sindacalista. Pensava che avessero mandato avanti una donna per giustificare la loro sporcizia ed incompetenza.

La loro non trasparenza. La loro corruzione e corruttibilità dilagante in nome di interessi personali che mai si accostavano a quelli del lavoratore per eccellenza. “Guarda che io sono una autista come te!”. Parole che ebbero l’effetto di un balsamo su quegli occhi segnati dal tempo e quelle grandi mani incallite dal lavoro. Mi sorrise. Avevo superato il primo ostacolo. L’assemblea ebbe inizio. Davanti a noi gli scua di ogni sindacato. Prese parola uno di loro. Credevo… volevo convincermi che fossero venuti lì per darci delle spiegazioni, per chiederci scusa dal momento che in busta paga ci mancavano bei soldi. Mi ripetevo che avrebbero esternato un gesto di umiltà nei confronti di padri di famiglia disperati che non potevano rispettare una promessa fatta ai loro piccoli figli. Basita li osservavo parlare. Esterrefatta mi resi conto che stavano lì a dire tante cose. Poi però, in fondo in fondo, non ci dicevano proprio niente.

Ad un tratto tutto fu chiaro ed evidente. (…) Quei signori non erano venuti li per darci spiegazioni. Quei signori non avevano convocato assemblee per giustificare in qualche modo i loro comportamenti assurdi. Quei signori si trovavano al cospetto di centinaia di autisti solo per pubblicizzare un sit-in indetto da loro che avrebbe avuto luogo il 6 novembre successivo. Quei signori avevano bisogno di numeri, di matricole, di lavoratori che appoggiassero quell’iniziativa proposta dal sindacato. I miei grandi occhi neri si offuscarono. Il battito cardiaco non era più ritmicamente regolare. Si era modificata la frequenza della pulsazione. Mi tremavano le gambe. Ma presi la parola. Ricordo che quasi mi giustificai coi colleghi dicendo loro che non fossi mai intervenuta in una assemblea (anche perché nei sei anni che ero stata in azienda forse riunioni di quel tipo c’erano state solo una volta). Li pregai di avere pazienza perché non ero abituata ad urlare. Non era tanto la platea ad intimorirmi – durante i convegni medici cui partecipavo, spesso ero solita fare interventi – quanto il movimento che mi accingevo a fare. Giovane donna che sentiva forte sulla pelle il dissenso di quei sindacalisti che conoscevano bene la realtà di quanto ci accingessimo a fare con la protesta degli straordinari, ma che avrebbe dovuto dare una risposta alla speranza di tanti lavoratori lì presenti che vedevano in lei un’alternativa. Forse l’unica. Il microfono pesava più di una roccia immensa che si fosse staccata da una montagna.

Non avevo un discorso preparato. Esordii presentandomi con nome cognome e numero di giovane matricola. (…) Semplicemente dissi quello che pensavo e che ritenevo onesto. Ma mi sconvolsi lo stesso. Perché conobbi una Micaela sconosciuta ad ogni percepibile senso. Cresceva l’entusiasmo. Unica donna in mezzo a tanti uomini, più di qualche centinaio, strappava applausi difendendo semplicemente ciò che è giusto. Ciò che per un sindacato ed un datore di lavoro dovrebbe essere lapalissiano. Di quel mio primo intervento pubblico fu fatta una registrazione. La notte alle 2 la caricai su Youtube. Osservavo lo schermo aggiornando la pagina di continuo. Le visualizzazioni aumentavano in un crescendo spaventoso. I colleghi che prendevano servizio nel cuore della notte condividevano il filmato. Finalmente per loro Micaela aveva anche una voce ed un volto. Micaela aveva delle idee che difendeva senza vergogna o timore alcuno. Micaela non era solo l’animale da tastiera di Facebook”.

Il primo atto di Micaela in qualità di presidente di questo nuovo sindacato, è la richiesta di autorizzazione alla Questura per una manifestazione.
Manifestazione che si terrà il 20 gennaio. Appuntamento a p.za dell’Esquilino, ore 14. E lì, a p.za Esquilino, e per tutto il tempo in cui il corteo dei manifestanti sfilerà lungo le strade di Roma, non dovranno esserci colori politici, né, tantomeno, bandiere. “Solo i nomi delle città e degli striscioni, che uniscano la categoria di autoferrotranvieri d’Italia e i cittadini”.
A richiederlo, la stessa Micaela Quintavalle tramite il suo profilo Facebook, che usa come un diario di bordo, grazie al quale riesce a mantenere un rapporto stretto e costante con lavoratori e utenti, i ‘semplici’ cittadini.


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