L'OSSERVATORIO DI PSICOLOGIA
Doppio effetto Covid-19: scienziati come star, ma è la Scienza la vera diva
Scienziati “prime donne” come politici, ma al contempo assistiamo a una rivincita della Scienza

Mi pare di notare, da neuropsichiatra e politico, una sorta di atteggiamento da “prime donne” da parte di scienziati, virologi ed epidemiologici, la tentazione di assumere un ruolo politico e anche una valenza ideologica nelle loro posizioni di ricerca e d'altra parte una rivincita della Scienza, che si staglia sulle nostre paure e dubbi. Vi è insomma una sorta di attegiamento partitico tra le diverse scuole di pensiero che studiano il Covid-19, che dipende anche dai politici: ciò che però credo non sia sano in una società è la confusione dei ruoli. Ora che c'è in ballo la salute e la vita in modo davvero democratico e trasversale qualcuno si sta spaventando ed è disposto a concedere un certo potere alle figure della scienza. Si è disposti ad ammettere forse anche gli errori fatti a danno dei laboratori e della collettività, nell'abbandono della ricerca non solo dei Coronavirus come Mers e Sars1 e nei tagli continui a sanità e ricerca.

Per quanto riguarda gli atteggiamenti psicologici che hanno a che fare con il potere si manifestano anche nei piccoli regni: monarchi del supermercato e tiranni del vicinato che spiano passanti. Questo accade sempre quando vi è una restrizione delle limitazioni personali e dobbiamo continuare a restare in casa ma anche rimandendo vigili su ciò che accade alla nostra privacy e alle nostre scelte personali. Ricordo la crisi HIV negli anni '80 e diventata pandemica negli anni '90 durante la quale gli esperti come anche io ero considerato, eravamo quasi idolatrati, abbiamo tirato fuori anche noi un certo narcissimo che però è stato contenuto per il fatto che non eravamo immersi in una società “social”. Ringrazio tutti gli scenziati che stanno mettendo in campo le loro conoscenze e risorse, la Scienza è un valore della nostra società e del progresso umano in cui credo con come dogma, ma perché la pratico da sempre nella mia professione di neuropsichiatra.

Vorei anche osservare il fatto che viviamo una condizione di dipendenza all'inverso, dipendenza secondo distanza e non secondo vicinanza, per cui ciascuno dipende dalla lontananza che intrattiene con gli altri della stessa specie: questo provocheà cambiamenti profondi nel modo di manifestare amicizia, inemicizia, sfiducia e fiducia, baciare e fare l'amore; ci sarà probabilmente un cambiamento antropologico, in quache modo già in atto.

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