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Governo, ecco perché Renzi sulla prescrizione può prescrivere Conte
Ancora muro contro muro tra l’ex Rottamatore e il Ministro Bonafede: e con il voto segreto sul ddl Costa si rischia davvero la crisi

Un’indiscrezione raccolta dal Corriere della Sera descrive il bi-Premier Giuseppe Conte esterrefatto e piuttosto seccato dalla piega che sta prendendo l’amabile dialogo tra il Movimento 5 Stelle e Italia Viva. Ne ha ben donde, perché il leader di Iv Matteo Renzi potrebbe aver deciso cosa fare da grande: il che si può ben tradurre, praticamente per tutti i Capi del Governo in carica, nell’ormai proverbiale “stai sereno”.

L’ex Avvocato del popolo non fa eccezione, e infatti vede la poltrona di Palazzo Chigi sempre più traballante a causa della vexata quaestio della riforma della prescrizione targata M5S. Per questo, probabilmente, la terza gamba dell’alleanza di Governo, il Partito Democratico, confida che alla fine il BisConte riuscirà a erigere un ponte tra i due muri, ottenendo anche, per eterogenesi dei fini, di evitare ai dem l’obbligo di assumere una posizione netta su un argomento spinoso come il “fine processo mai”: su cui in via del Nazareno cercano disperatamente di destreggiarsi - o meglio sinistreggiarsi - tra le concessioni al giustizialismo grillino e il terrore che l’ex segretario ribelle faccia saltare il banco, con la prospettiva di consegnare l’Italia al centrodestra a trazione leghista.

Ipotesi che appare ogni giorno più concreta, stante il persistente idillio all’interno dell’esecutivo rosso-giallo: con l’ex Rottamatore che si è detto certo che gli alleati-nemici dovranno cedere, evocando addirittura una mozione di sfiducia, e il Guardasigilli Alfonso Bonafede che ne ha nuovamente paragonato le dichiarazioni a delle vere e proprie minacce.

Del resto, sull’iter della norma che, annullando la prescrizione, trasforma potenzialmente qualunque cittadino in un imputato a vita, gli ostacoli sono numerosi, anche se tutti riconducibili a un solo fattore: il ddl Costa, la proposta di legge di Forza Italia volta a ripristinare lo status quo che i renziani hanno già annunciato di essere pronti a votare.

Il 24 febbraio, salvo ulteriori rinvii, il provvedimento firmato dall’ex Ministro azzurro Enrico Costa approderà alla Camera, dove è già stato ventilato il ricorso al voto segreto: manovra che, nel caso la maggioranza dovesse riuscire a spuntarla a Montecitorio, verrebbe quasi sicuramente riproposta a Palazzo Madama, dove i numeri della maggioranza sono decisamente più risicati.

L’altro Matteo lo sa perfettamente, ed è per questo che ha invitato di nuovo il Ministro della Giustizia a ponderare bene le sue prossime mosse. «Fermati finché sei in tempo, perché noi in Parlamento votiamo contro la follia della prescrizione» lo aveva del resto già esortato durante l’Assemblea nazionale di Italia Viva. «Senza di noi non avete i numeri al Senato, forse neanche alla Camera».

La crisi di Governo, insomma, potrebbe davvero essere imminente, anche se non significherebbe necessariamente la fine della legislatura e il ritorno anticipato alle urne. «Non voglio cambiare il Premier, ma voglio che il Premier cambi passo» ha infatti affermato Renzi aggiungendo che Conte deve iniziare a governare per davvero.

Del resto, non è un segreto che Italia Viva abbia bisogno di tempo per consolidarsi e, possibilmente, tirare su le percentuali anemiche attribuitele dai sondaggi. D’altronde, l’indizione del referendum sul taglio dei parlamentari al 29 marzo restringe gli spazi di manovra dell’ex segretario Pd, a cui non conviene tornare al voto quando ci saranno molti seggi in meno da poter offrire.

Ecco perché, sommando due più due, si respira un clima da resa dei Conte: e i fanatici del blocco della prescrizione potrebbero essere i primi a ritrovarsi prescritti.

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