VENTI DI GUERRA
Cinema, Oscar e polemiche di sessismo e razzismo: niente di nuovo all’Academy
Joker domina con 11 nomination tra le “solite” accuse di sessismo e razzismo. Ma la vera assurdità è l’esclusione di De Niro dai candidati come miglior attore

Ipse dixit, l’Academy ha parlato. E, immancabili, sono immediatamente fioccate le contestazioni. Del resto, che nomination sarebbero se non fossero accompagnate da uno stuolo di polemiche? Alcune, in realtà, sono trite e ritrite, probabilmente perché affondano le proprie radici in quel politically correct che di quando in quando torna a farneticare per ricordare al mondo la propria esistenza: e, con essa, la propria inconsistenza.

Così, come periodicamente accade, sono di nuovo saltate fuori le accuse, rivolte ai membri dell’Academy, di sessismo e di razzismo. La prima si riferisce al fatto che, nella categoria Miglior regista, le nomination per l'Oscar sono state tutte al maschile: il che non è esattamente una sorpresa, visto che le candidature sono lo specchio esatto dei film maggiormente gettonati. A partire da Joker di Todd Phillips, che ha fatto il pieno con 11 nomination, una in più rispetto a C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino, The Irishman di Martin Scorsese e 1917 di Sam Mendes: in più, c’è Parasite del sudcoreano Bon Joon Ho, che è candidato anche come miglior film straniero.

Certo, la perplessità dei servi del politicamente corretto è comprensibile: abituati ormai alla (pessima) pratica delle quote di ogni colore, non dev’essere semplice tornare a una realtà in cui conta di più una cosetta insignificante come il merito.

D’altronde, è la stessa Weltanschauung ideologica alla base dell’altro capo di imputazione, quello etnico: dovuto all’assenza, tra le principali categorie rappresentate all’Oscar, di candidati afroamericani - eccezion fatta per Cynthia Erivo, nominata come Miglior attrice protagonista per Harriet.

Insomma, niente di nuovo nei cahiers de doléances, il che è ironico, dal momento che sarebbe bastato togliersi i paraocchi della cultura dominante per scoprire che qualcosa di assurdo, nella 92esima edizione degli Oscar, c’è per davvero: l’esclusione di Robert De Niro dalla cinquina dei candidati come Miglior attore protagonista, che quindi vede ancor più strafavorito Joaquin Phoenix, del resto già premiato con il Golden Globe per la sua iconica interpretazione della nemesi di Batman.

«A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca», soleva dire il Divo Giulio Andreotti. E quindi potrebbe esserci del vero in quelle ricostruzioni dal sapore dietrologico che vogliono un capolavoro come The Irishman penalizzato dalle invettive di Scorsese contro la Marvel e dalla scelta di far produrre la pellicola a Netflix.

Questo, però, significherebbe anteporre preferenze e pregiudizi alla qualità del film, e siamo sicuri che i membri dell’Academy non cadrebbero mai così in basso. Giusto? Appuntamento quindi al 9 febbraio (in Italia sarà già la mattina del 10), per vivere ancora la magia, sempre antica e sempre nuova, della notte per eccellenza: la notte degli Oscar.

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