I NUOVI INTEGRALISTI
J.K. Rowling nel mirino dell’estremismo gender. Un’escalation liberticida
È bastato un tweet dubbioso sul licenziamento di Maya Forstater. Che aveva scritto che “gli uomini non possono trasformarsi in donne”.

Adesso è toccata a J.K. Rowling. E ovviamente se ne parla perché lei è famosissima. Ma il fenomeno è di portata generale e va affrontato in questa chiave: un nuovo e furibondo integralismo che, con la scusa di evitare le discriminazioni altrui, sta cercando di imporre un clima, e delle conseguenze, da nuova Inquisizione.

La celeberrima autrice della saga di Harry Potter è stata pesantemente attaccata per un tweet in cui diceva “Vestiti come ti fa piacere. Chiama te stesso come preferisci. Dormi con qualsiasi adulto consenziente che ti avrà. Vivi la tua vita al meglio in pace e sicurezza. Ma buttare fuori dal loro lavoro delle donne per aver detto che il sesso [di nascita] è reale?”.

La vicenda alla quale si fa riferimento è quella di Maya Forstater. Il cui contratto di collaborazione al think tank no profit “Center for Global Development” non è stato rinnovato a causa della sua convinzione, diffusa anche via Twitter, che “gli uomini non possono trasformarsi in donne”.

Apriti Cielo! Gli alfieri dell’ideologia gender – per cui nessuno è minimamente vincolato al suo sesso biologico ed è libero di comportarsi e definirsi a prescindere da quel dato di fatto “iniziale” – hanno scatenato la loro classica e virulenta offensiva. Che trasforma il dissenso dalle loro tesi nell’anticamera del nazismo. Come se non essere d’accordo equivalesse all’odio. Come se esprimere un “odio” astratto fosse identico a compiere degli atti di violenza concreta, e magari sanguinaria.

Occhio. Non si tratta di paventare degli scenari campati per aria. Questa serie di spaventose “equazioni a catena” è già in atto. Come è appena accaduto negli USA.

Un tizio che aveva bruciato una bandiera arcobaleno, simbolo della comunità Lgbt, è stato condannato a sedici (sedici!) anni di carcere. La motivazione fornita dal procuratore Jessica Reynolds, come riporta un articolo online di Repubblica, è la seguente: “La dura realtà è che ci sono persone che prendono di mira altre persone e commettono crimini contro di loro per motivi di razza, genere, orientamento sessuale. E quando ciò accade è importante che come società ci alziamo in piedi e che i colpevoli abbiano gravi conseguenze per le azioni che hanno commesso”.

“Gravi conseguenze”, ci mancherebbe.

Lo spirito vendicativo dell’Antico Testamento è sempre pronto a riemergere, negli Stati Uniti d’America. Anche se nel frattempo, dopo aver violato e ridotto a strame i Dieci Comandamenti originari, lo si aggancia a tutt’altre norme di comportamento.

Altrettanto imperative, però.

Una forzatura alla volta…

La logica, si fa per dire, è quella che abbiamo già anticipato. Ma che è il caso di esprimere in maniera ancora più netta e inequivocabile.

Incorniciamola, allora: siccome qualcun altro potrebbe (potrebbe!) compiere un crimine nei confronti di certe categorie di persone, se ne deduce che debba essere duramente sanzionato chiunque si sia azzardato a contestare quelle stesse categorie. O a manifestare le proprie personali divergenze. Che appunto in quanto personali coincidono con la libertà di pensiero e di parola, celebrata da sempre come architrave delle democrazie liberali ed espressamente prevista anche dalla nostra Carta costituzionale.

Sul piano giuridico è un’aberrazione. Epocale. Perché comporta il venir meno della classica e fondamentale distinzione tra dire e agire. Tra ciò che è astratto e ciò che è concreto. Tra sostenere un punto di vista, spingendosi tutt’al più a manifestarlo con un atto simbolico di ostilità, e sospingere altri a tradurlo in atti violenti.

La stessa istigazione dovrebbe essere esplicita e diretta, per sussistere. Altrimenti, ed è questo il terrificante recinto in cui ci vogliono rinchiudere, qualunque presa di distanza potrà essere spacciata per la causa oggettiva e deliberata delle violenze commesse da soggetti terzi. Nella premessa di chissà quali persecuzioni, se non odierne in via di incubazione e destinate a divampare in chissà quale futuro. In un futuro tanto ampio da diventare illimitato.

Sia chiaro: in questa strategia quanto mai subdola la questione dei gender, o degli LGBT, è relativamente marginale. Così come quella dell’antisemitismo. O del cosiddetto razzismo nei confronti dei cosiddetti migranti.

Il vero e fondamentale obiettivo è impedire che si possano esprimere critiche sostanziali al modello oggi imperante, a cominciare dai suoi fondamenti economici. In nome della lotta all’odio, si additerà come un pericoloso sovversivo chiunque si azzardi a puntare il dito contro le multinazionali e le grandi reti finanziarie.

Puntare il dito = puntare un’arma.

Oggi può ancora sembrare una provocazione e un’iperbole.

Oggi.

Politica, i due Matteo e l’attacco concentrico alla libertà di espressione

Ricetta Segre: “Basta odio, parliamo d’amore”. E troppi si lasciano incantare


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