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Rifiuti - Roma alle (tragi)comiche finali. Mentre Raggi e Zingaretti litigano
Zingaretti pospone il commissariamento, e per ringraziarlo la Raggi ricorre al Tar contro la sua ordinanza. Intanto il tempo passa, e la crisi è sempre più vicina

E proprio quando il dialogo, per una volta, sembrava poter dare dei frutti, da Roma Capitale è improvvisamente partita l’atomica. Al termine di una giornata segnata dagli sforzi dei pontieri, infatti, il colpo di coda dei falchi a Cinque Stelle ha convinto il sindaco capitolino Virginia Raggi a ricorrere al Tar contro l’ordinanza con cui la Regione Lazio imponeva al Campidoglio l’individuazione di un nuovo sito dove smaltire l’immondizia dell’Urbe.

L’ultimatum è scaduto mercoledì scorso, ciononostante la Pisana ha preferito non attivare subito i poteri sostitutivi (cioè il commissariamento) nella speranza che la trattativa sotterranea avviata con il Comune avesse un esito positivo. Invece, come ringraziamento Virginia "va alla guerra", sfidando Nicola Zingaretti a singolar tenzone. Il tutto, come sempre, sulla pelle dei Romani, visto che, qualora il Tribunale amministrativo dovesse accogliere la richiesta di sospensiva, dal momento della chiusura dell’impianto di Colleferro (il 15 gennaio prossimo) la Città Eterna sarà in piena emergenza.

Un dettaglio che alla giunta Raggi sembra interessare poco o niente, considerato tra l’altro che l’Assemblea capitolina ha clamorosamente sconfessato Stefano Zaghis, amministratore unico di Ama, il cui piano prevedeva anche la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore. Un’ennesima genuflessione a quell’ideologia filo-gretina che peraltro è uno dei pochi aspetti in grado di compattare il M5S, oltre al pio desiderio di risolvere il problema con la differenziata (che, oltre a ignorare la solenne bocciatura dell’amministrazione pentastellata da parte dell’ISPRA, sarebbe come voler curare un malato grave con una tisana).

Su tutto il resto, il MoVimento è spaccato, come dimostra l’ordine del giorno che il consigliere grillino Marco Cacciatore ha fatto approvare in Regione a fine novembre: e che impone al Campidoglio di individuare la nuova discarica all’interno del territorio di Roma Capitale - esattamente il contrario di ciò che la Raggi ha sempre detto di voler fare. «Se non decide il Comune, che da 5 Stelle mi piacerebbe scegliesse dimostrando responsabilità e cogliendo l’occasione di individuare aree non nei territori già massacrati negli anni, lo faranno altri» ha ricordato sferzante Cacciatore.

Su questo versante, poi, neppure la Regione sta con le mani in mano. «Ho scritto alla Direzione regionale» ha dichiarato il Governatore, «per chiedere lo stato di attuazione dell’ordinanza sui rifiuti. Dobbiamo sapere quanto di quell’ordinanza, che dava delle disposizioni all’amministrazione comunale, è stato rispettato. Sulla base della relazione faremo le nostre valutazioni». Che, tradotto, significa essere ancora disposti a pazientare, ma non più di tanto.

Se poi non ci fosse alternativa allo scontro aperto, o in assenza di deliberazioni da parte dei Tar, la Pisana nominerebbe verosimilmente un tecnico che deciderà il luogo di realizzazione della discarica. Al momento, in pole position sembrerebbe esserci una cava nella zona di Tragliatella, nel XIV Municipio, a nord di Roma: ma non si esclude neppure l’ipotesi di realizzare un centro di stoccaggio provvisorio a Falcognana, nel IX Municipio, nei pressi del Divino Amore (sito per cui pare propendere la Regione Lazio).

Il tutto mentre Ama sta negoziando o rinegoziando accordi per trasferire la spazzatura della Capitale in altre Regioni o perfino all’estero: pratica che non solo va a pesare sulla tassa apposita (che per i Romani è già notevolmente più alta sia della media nazionale che di quella regionale), ma impedisce anche che si possa trarre vantaggio dal trattamento dei rifiuti stessi - attività che richiederebbe il tanto vituperato termovalorizzatore.

Intanto il tempo passa, e l’eventualità che un qualsiasi sito sia pronto tra un mese è sempre più remota. Ma l’ignobile teatrino tra la Raggi e Zingaretti continua: e siamo ormai arrivati alle (tragi)comiche finali.

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