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Caso ex ministra Difesa: M5S, fatto Trenta si faccia anche trentuno
Il caso della casa imbarazza il MoVimento. Per l’ex Ministro è tutto regolare, ma i grillini insorgono: "Spiegazioni insufficienti, molli l’alloggio"

Affinché una casa diventi un caso, da un punto di vista grammaticale ci sono degli ostacoli piuttosto insormontabili. Da un punto di vista politico, però, questo apparente cambio di fonemi sembra molto più semplice, a giudicare dalla frequenza con la quale si verifica.

Se, per esempio, la vicenda di Claudio Scajola è divenuta quasi paradigmatica - benché l’ex Ministro dell’Interno sia stato successivamente scagionato -, un’analoga attenzione mediatica la sta suscitando la questione di Elisabetta Trenta, ex Ministro della Difesa nel Conte-semel. Il vaso di Pandora, come ormai ampiamente noto, è stato scoperchiato dal Corsera, che ha scoperto come l’esponente grillina abbia conservato anche dopo la formazione del nuovo Governo l’appartamento di servizio nel centro di Roma destinatole dal suo dicastero. L’abitazione in zona San Giovanni, infatti, è stata riassegnata a suo marito Claudio Passarelli, maggiore dell’Esercito, che «svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato» come ha spiegato la stessa Trenta in un post su Facebook.

Nella sua arringa, proseguita anche con un’intervista concessa ai suoi accusatori di via Solferino, l’ex Ministro ha precisato di avere, «secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento», chiesto «perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza». La scadenza di tale termine, che decorre dal giorno del giuramento dell’esecutivo rosso-giallo, è fissata al prossimo 5 dicembre, ma la Trenta, che nella Capitale ha anche una casa di proprietà al Pigneto, ha ribadito di non avere alcuna intenzione di lasciare l’abitazione: l’alloggio grande le serve perché conduce «una vita di relazioni, di incontri», e poi «ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?»

La risposta si potrebbe riassumere in una sola parola: realpolitik. L’episodio, infatti, è fonte di profondo imbarazzo per il M5S, e non solo perché la Procura militare capitolina ha annunciato in proposito l’apertura di un’indagine. Sono gli stessi valori fondativi dei pentastellati a essere stati richiamati nel durissimo j’accuse arrivato dal Blog delle Stelle.

«Le spiegazioni di Elisabetta Trenta, a proposito dell’assegnazione dell’appartamento al marito, non sono sufficienti. I nostri valori sono incompatibili con l’intenzione di mantenere l’appartamento. Ci sono soldati e militari che hanno davvero bisogno di un alloggio e non è il caso di Elisabetta Trenta e del marito. Questa situazione è inaccettabile».

Del resto, già Angelo Tofalo, portavoce del MoVimento, aveva parlato di un triste escamotage, mentre erano stati tranchant il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni e il senatore “ribelle” Gianluigi Paragone, che avevano esortato l’ex Ministro a mollare l’abitazione, con l'ex giornalista che si era anche chiesto che cavolo (eufemismo) di risposta fosse quella della compagna di partito.

Sulla stessa linea il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, che pure l’ex titolare della Difesa ha detto di aver rassicurato circa la correttezza del proprio operato. Dopo aver sottolineato di fronte ai militanti di Acerra «che il M5s non ne sapeva niente», Giggino ha rincarato la dose via radio: «La ministra Trenta ha smesso di fare la ministra circa due mesi fa, aveva tre mesi per lasciare quella casa ed è bene che la lasci. Poi se il marito ufficiale dell'Esercito ha diritto all’alloggio può fare una domanda e sono sicuro che ne avrà diritto, quindi potrà accedere all’alloggio come tutti gli altri ufficiali dell’Esercito. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e fa arrabbiare anche noi, perché siamo sempre quelli che si tagliano gli stipendi».

Poco importa che la Trenta abbia poi riaffermato che «nessuna legge è stata violata» e negato di godere di un privilegio, perché lei e il marito pagano 540 euro di affitto. La politica, infatti, è anche, anzi a volte è soprattutto questione di percezione. E non a caso le opposizioni hanno attaccato la doppia morale dei grillini: «urlano “onestà” ma pensano solo a occupare le poltrone e, a quanto pare, gli appartamenti di servizio» ha tuonato per esempio Licia Ronzulli, vicepresidente dei senatori di Forza Italia.

Fatto Trenta, insomma, il M5S dovrebbe forse fare anche trentuno. Perché dalle stelle(tte) alle stalle, in fondo, non è che un attimo.

*Foto dalla pagina Fb di Elisabetta Trenta

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