CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
Bene: altri 6 anni a Roberto Spada. Ma il vero nodo sono quelli ancora liberi
Il processo riguardava la testata all’inviato di Nemo e la Cassazione ha confermato la condanna. Che si aggiunge all’ergastolo. E che però lascia in piedi i clan alla Casamonica

Non vogliamo farla facile. Non ce lo sogniamo neanche: capiamo alla perfezione che ottenere molto di più e in breve tempo sia quasi impossibile, per come è congegnato oggi il sistema giudiziario. Notoriamente gravato da ogni sorta di limiti. Dallo svolgimento delle indagini di polizia al dipanarsi degli iter processuali. Dalla spaventosa scarsità di fondi per il personale e le dotazioni tecniche ai tempi, troppo spesso troppo lunghi, necessari per arrivare alle sentenze definitive.

Ma questa consapevolezza non ci obbliga mica a rassegnarci. Al contrario: ci mette davanti al nodo fondamentale. Che va denunciato, affrontato, reciso. E questo nodo è nella frase che abbiamo scritto poco sopra: “per come è congegnato oggi il sistema giudiziario”.

È da qui che bisogna ripartire. Dal constatare che attualmente la guerra con il crimine organizzato è impari. E che quello squilibrio va a tutto vantaggio delle mafie di ogni ordine e grado. Nonché di ogni altro sodalizio – vedi quello di Carminati & Buzzi, e della loro variegata corte di politicanti di varia estrazione, da Luca Gramazio del PdL a Mirko Coratti del PD, per citarne giusto un paio – che pur non essendo ritenuto “degno” della qualifica di mafia esercita il proprio potere delinquenziale con metodi che non sono poi così dissimili da quelli di Cosa Nostra e affini.

Una politica seria farebbe proprio questo. Si chiederebbe che cosa c’è che non va nel quadro generale delle leggi e di ciò che ne deriva.

Consideriamola anche solo un’ipotesi, inizialmente, ma la domanda dovrebbe essere formulata in via ufficiale e con la massima evidenza mediatica: nella rete (o nella ragnatela) delle normative esistenti, ci sono o non ci sono degli elementi che invece di favorire l’attività repressiva la ostacolano, la imbrigliano, la depotenziano in misura sostanziale?

Tra una Commissione Segre e un accorato allarme per l’estremismo sovranista, il Parlamento dovrebbe trovare il tempo per discuterne in seduta congiunta. E magari in diretta tv.

Anche in un giorno di “vacanza”, se per le Signorie Loro non è di troppo disturbo.

Mafie & clan: gira gira, son sempre lì

La cosa più assurda è allo stesso tempo la più sottaciuta. È che lo Stato si lega le mani da solo. Al punto che non si può evitare di chiedersi dove finisca la semplice ottusità e dove cominci la deliberata connivenza.

Attenzione: non la connivenza rispetto ai singoli reati, ma come avallo generale a un assetto consolidato. Le pubbliche istituzioni che occupano e governano determinati settori della società. Le organizzazioni criminali che ne occupano e ne governano altri. Le due aree “di competenza” che si lambiscono e talvolta si intrecciano. E talaltra configgono, ma senza mai arrivare allo scontro risolutivo.

La connivenza che si trasforma in abitudine. In consuetudine. In convivenza.

Immaginiamo invece, per un attimo, di non essere calati/sprofondati in questa realtà così sedimentata. Immaginiamoci di essere degli osservatori esterni che esaminano la storia dell’Italia repubblicana – che ormai ha già compiuto i suoi 70 anni, assumendo come data di nascita l’entrata in vigore della Costituzione, il primo gennaio 1948 – e che rilevano due dati di fatto. Primo, le mafie sono ancora lì. Secondo, il cosiddetto terrorismo dei cosiddetti Anni di piombo è stato prontamente stroncato.

Dai dati di fatto alle domande scomode il passo è breve. Perché le mafie non sono l’emergenza per antonomasia? Perché, invece, le Brigate Rosse e simili lo sono state?

E ancora: se invece di esserci gli Spada & C., a spadroneggiare a Nuova Ostia, ci fossero dei gruppi di estremisti di destra o di sinistra che predicano la lotta armata, si interverrebbe con ben altri mezzi oppure no?

Strano: dalla Commissione UE in giù i liberisti sono sempre pronti a richiamare i governi e i popoli al pragmatismo, per cui la sola cosa che conta sono i risultati. Ma sulla lotta alle mafie la lezione si smorza fino a scomparire.

L’essenziale non è stroncarle.

L’essenziale è che tra i due sistemi di potere non ci si pestino troppo i piedi a vicenda.

Roma violenta e cittadini inermi. Ma non se ne esce. E la Raggi non c’entra

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