PARTITI AL CAPOLINEA
Forza, “Forza Italia”: prendi atto che il tuo tempo è finito ed esci di scena
Cruciale per quasi vent’anni. Ai minimi termini oggi. Della potenza passata resta poco o nulla: Berlusconi che è l’ombra di sé stesso e nessuno che lo possa sostituire

Si agita Mara Carfagna. Sbuffa Berlusconi. Prova a ricucire Antonio Tajani. E tutto intorno si moltiplicano le crepe, le tentazioni di abbandonare la nave che affonda, o che ormai galleggia a stento.

Quando andava a gonfie vele era facilissimo. Bastava prostrarsi e mettersi a disposizione: ossequi, Signor Ammiraglio, e voilà, la paga era garantita. I benefit pure. Adesso, invece, è maledettamente complicato.

Meglio restare o meglio svignarsela? Mah.

Da un lato si freme per il desiderio di trovare un’imbarcazione più sicura. Dall’altro si frena per il rischio, tutt’altro che remoto, di fare naufragio comunque. Come è puntualmente accaduto, in precedenza, ai “grandi” transfughi quali Gianfranco Fini e Angelino Alfano.

La contabilità del potere è una festa. Quella della sopravvivenza elettorale è un tormento. O almeno una faticaccia.

Dietro i visi seriosi e le dichiarazioni ufficiali si intuiscono i sottotitoli. Dove ci si potrebbe trasferire? Alla corte di Renzi? O a quella di Salvini? E perché ti dovrebbero accettare, essendo palese che non sei mosso da nient’altro che non sia il tuo tornaconto? Che cosa porti in dote, mio caro o mia cara: idee? Pacchetti di voti? Appeal mediatico?

Berlusconi & berluscones

Sarebbe uno spettacolo malinconico, il progressivo inabissamento di Forza Italia, se non fosse che arriva dopo una lunghissima stagione di enorme arroganza. Una stagione che in alcuni momenti era sembrata davvero interminabile: e se qualcuno si fosse dimenticato com’era quel clima si vada a rileggere i giornali e, ancora di più, a rivedersi i filmati e ad ascoltare gli audio.

Basterebbe fare un nome per tutti – Emilio Fede – per avere all’istante una plastica rappresentazione di quello spaventoso miscuglio di protervia e di pochezza. Il potere dei soldi e delle tv. Il successo e la demagogia che incantano gli sciocchi. Un leader strabordante, ma a suo modo grandioso, circondato per lo più da mezze figure che senza di lui non sarebbero mai arrivate così in alto.

Il virus dell’arrivismo. Il vizio genetico di una tracotanza invincibile: talis Berlusconi, talis berluscones. Dal padre-padrone la spocchia si è fatalmente trasmessa ai suoi molti figli, o famigli, o servitori ingordi travestiti da discepoli e da sodali. Con la differenza che lui, Silvio, un suo carisma ce l’aveva davvero, mentre gli altri ne riproducevano solo la maschera. E quando alla fine il tempo del governo è svanito, a partire dalle dimissioni “obbligate” nel novembre 2011 e dall’avvento di Mario Monti (con la regia di Napolitano), i nodi hanno cominciato a venire al pettine: rendendo palese che a essere vincente non era il copione, ma solo il primattore.

Offuscato lui, i guitti tornavano guitti. A corto di battute efficaci. A cortissimo di certezze sui propri ingaggi futuri.

Qui giace Forza Italia

La realtà è evidente, per chi voglia vederla: Forza Italia, o qualunque variante le si possa affiancare o prenderne il posto, è sulla via dell’estinzione. Per un motivo elementare e ineliminabile, che coincide con la sua origine di partito personale del proprio fondatore.

Fintanto che Berlusconi è stato in auge, il partito ne ha beneficiato all’ennesima potenza. Come un titolo di Borsa che sale alle stelle non perché l’impresa sia davvero così proficua, ma perché gode di un credito abnorme. Ora che Berlusconi si è logorato a suon di scandali e di processi – e che accanto a lui non c’è neanche l’ombra di un vero leader che sia in grado di sostituirlo – il partito sprofonda di conseguenza. Come quando le bolle speculative esplodono. Illusione finita. E che gli investitori si trovino qualcos’altro su cui puntare, se non ci hanno già rimesso l’intero capitale.

La soluzione dignitosa sarebbe ovvia: prendere atto che questo progetto è al lumicino e uscire di scena.

Ma non è così che andrà. Per due motivi assai diversi, e tuttavia convergenti. Il primo è che Berlusconi si rifiuta di mollare e confida di tesaurizzare al massimo il pur modesto contributo che potrà dare al probabilissimo successo dell’alleanza con Salvini e Meloni nelle prossime Politiche, quando finalmente si svolgeranno. Detto con le sue stesse parole, grazie al verdetto delle urne tornerà «al governo il centrodestra, che rappresenta la vera maggioranza degli italiani e in cui noi di Fi avremo un ruolo decisivo».

Il secondo, invece, è che per l’establishment politico-economico internazionale è essenziale spostare la Lega e Fratelli d’Italia verso il Centro. Non potendo più essere il motore della strombazzata “rivoluzione liberale”, ci si riduce a fare da zavorra all’incombente trionfo sovranista.

Da Forza Italia a Debolezza Italiana.

Che miserrimo epitaffio.

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