RISPARMIATORI NEL MIRINO
Conti correnti a rischio. La nuova minaccia sono i “tassi negativi”
Al momento si applicano solo nei rapporti interbancari. Ma secondo l’ad di Unicredit andrebbero estesi ai clienti, se hanno depositi oltre i 100mila euro

Che cosa siano i tassi negativi è intuitivo, ma a scanso di equivoci ricordiamolo esplicitamente: invece di ricevere un interesse, sulle somme depositate, si subisce un prelievo. Come se il fatto di aver collocato quei denari in un conto corrente fosse un servizio che si riceve e per il quale si deve pagare, anziché un capitale che si mette a disposizione di terzi che lo investiranno a scopi di lucro.

Finora poteva sembrare una questione tecnica, anche se in realtà ciò che accade nel sistema bancario finisce sempre per riguardarci tutti, o prima o dopo. Sia che gli effetti diventino evidenti, sia che rimangano sepolti (insabbiati) nei report destinati agli addetti ai lavori.

Da ieri, però, anche su questo aspetto bisogna drizzare le antenne e tenere gli occhi bene aperti. Secondo Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit nonché presidente della Federazione Bancaria Europea (EBF) dal luglio scorso, «sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari», ma venissero applicati anche ai depositi di conto corrente. Il modo in cui lo dice lui vorrebbe forse essere brillante – vai a capire cosa passa nelle teste, curatissime, di questi supermanager della finanza – ma alle orecchie delle persone normali suona grottesco e inquietante: «è importante che la BCE dica alle banche, “per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti”».

Davvero straordinario, quel “per favore”. Come se fossimo a un cocktail party e l’attuale governatore centrale, Mario Draghi, stesse chiacchierando amabilmente con i vertici dei principali istituti di credito europei: «Please, carissimi colleghi. Please».

Tassi negativi: indovina chi ci guadagna

Lasciando da parte i toni, che pure hanno la loro bella importanza perché rivelano molto dell’animo di chi li usa (comunicazione paraverbale, esatto), è fondamentale addentrarsi nelle motivazioni addotte da Mustier. Il quale peraltro, bontà sua, precisa di voler limitare l’estensione della misura «proteggendo naturalmente i piccoli clienti con depositi inferiori ai 100 mila euro».

Il ragionamento è il seguente: «Se si hanno dei tassi negativi  bisogna avere il più efficiente meccanismo di trasmissione» e trasferire questa pratica penalizzante ai clienti «è l’unico modo di massimizzarne gli esiti, se si vuole avere il pieno impatto delle politiche monetarie».

Traduzione: la BCE ha tagliato i tassi di interesse nell’intento di rendere un po’ meno asfittico il quadro economico, sul doppio versante delle imprese e del debito pubblico, e i privati cittadini dovrebbero decidersi a non tenere fermi i loro risparmi, riversandoli invece nel circuito dei consumi e/o degli investimenti.

Replica: gran parte della popolazione sprofonda nell’incertezza di questi tempi oscuri – in cui i giovani hanno enormi difficoltà a trovare un lavoro, specie se decente, e gli adulti corrono il rischio di essere licenziati anzitempo e di finire anch’essi  nel pantano dei disoccupati – e i propri soldi preferisce tenerseli stretti.

Ancora prima che nel merito, però, l’auspicio di Mustier è sbagliato nell’approccio. Ossia nell’idea, purtroppo suffragata dalla spropositata autonomia concessa dai governi statali, che il sistema bancario possa adottare delle misure unilaterali che si ripercuotono sui clienti. Equiparando perciò delle regole aziendali a dei vincoli normativi.

Ufficialmente, i tassi negativi a danno dei correntisti mirano a indurli/costringerli a investire o consumare di più. All’atto pratico, sono l’ennesimo regalo alle banche: avendo crescenti difficoltà a speculare sui prestiti concessi, si permette loro di rosicchiare i depositi. Ossia, paradossalmente, i “prestiti” ricevuti dai cittadini.

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