AFFAIRE DE VITO
Roma. Marcello De Vito lascia il carcere, e il M5S fa finta di niente
"Il M5s è stato dipinto come un Movimento gandhiano per la bontà dei progetti, la purezza d'animo che esprimeva. Ora sta diventando settario, uno sbrana l'altro"

Dopo tre mesi e mezzo di reclusione a Regina Coeli, Marcello De VIto, l'ex presidente dell'Assemblea Capitolina, lascia il carcere e va ai domiciliari. La decisione è stata presa dal gip Maria Paola Tomaselli, accogliendo una richiesta della difesa e la Procura aveva espresso parere positivo. De Vito è stato arrestato per corruzione il 20 marzo scorso nell’ambito di un filone d’indagine legato all’inchiesta sullo stadio dell’As Roma.

“Siamo soddisfatti dell’accoglimento dell’istanza difensiva e felici che De Vito possa tornare all’affetto dei suoi cari. Allo stesso tempo siamo convinti che si possa preparare al meglio per i prossimi sviluppi processuali. Saremo comunque pienamente soddisfatti solo quando il presidente De Vito riacquisterà la piena libertà e solo dopo che sarà stato chiarito ogni aspetto di questa vicenda“, hanno dichiarato gli avvocati difensori dell'ex presidente dell'Assemblea Capitolina.

Di certo la vicenda di De Vito - espulso dal Movimento da Luigi Di Maio dopo poche ore dal suo arresto - ha aperto una riflessione nel M5S sul tema del giustizialismo. Ad ammetterlo è il senatore Emanuele Dessì, molto amico di De Vito, che ha commentato a caldo affermando che "Per anni abbiamo intercettato la rabbia della gente e ora una parte di quella rabbia si sta indirizzando anche contro di noi".

In un post su Facebook dal titolo "Bentornato a casa Marcello", il parlamentare dice: “Sono umanamente felice che torni a casa dalla moglie e dalla figlia. Marcello è stato distrutto anche come uomo, per lui riprendere una vita normale sarà difficilissimo. Quando avrà voglia di vedere qualcuno sarò ben felice di andarlo a trovare, non sono andato quando era in carcere per non togliere spazi di visita alla famiglia”.

Marcello De VIto ha negato qualsiasi accusa, dichiarandosi del tutto innocente sia davanti ai pm che in una lettera inviata nei mesi scorsi al sindaco Virginia Raggi, con la quale motivava la sua decisione di non dimettersi dal suo ruolo di presidente d’Aula.

La lunga detenzione in carcere aveva provocato una reazione politica, culminata il 20 giugno nelle dichiarazioni della consigliera regionale e sorella di Marcello, Francesca De Vito.

"Di tanti corrotti, stupratori, assassini, mandati agli arresti domiciliari, o lasciati sui loro scranni, solo a lui è stato riservato un trattamento speciale. E' una tortura", scrisse la De VIto su Facebook.

Un attivista del Movimento Cinque Stelle, amico di Marcello De VIto, nei lunghi giorni della sua carcerazione si è speso per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione che stava vivendo l'ex presidente del Consiglio capitolino. "Marcello non è stato arrestato e condannato, è stato arrestato come dovrebbero arrestare tutti quelli che hanno la possibilità di incorrere nei tre punti salienti che prevedono la carcerazione durante un'indagine: il pericolo di fuga, la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove", spiega l'attivista Cinque Stelle.

"Marcello è uno che ha lavorato per anni a stretto contatto di gomito con tutti i consiglieri comunali grillini. Eppure nessuno ha mandato un messaggio, un segno di vicinanza, anche alla moglie, un cuoricino di incoraggiamento per quello che sta passando, non dico sia andato a trovarlo in carcere. 

Non c'è stato un solo portavoce della Camera e del Senato (i deputati e senatori del M5s vengono chiamati portavoce ), dei 28 consiglieri comunali non ce n'è stato uno che abbia inviato un messaggio a Marcello. Come sia possibile una cosa del genere? 'Sembrano' degli input partiti dall'alto a invitare di lasciare stare l'affaire De Vito, far finta di niente", racconta l'amico di De Vito.

"Come attivista mi sono accorto che il M5s sta un po' cambiando. Già a me suona male l'avere un capo politico dopo essere nato con la democrazia dal basso, eleggere un capo politico nella persona di Luigi Di Maio, quando fino alla sua elezione eravamo stati tutti insieme d'accordo, quando i cardini del Movimento erano soprattutto due: uno vale uno e la democrazia dal basso.

Noi volevamo rovesciare questa piramide (che rappresenta il comando del Paese) mandare la base al potere, e invece quando siamo stati al dunque la base è stata dimenticata".

Hector Ettorre è stato l'autore dell'iniziativa della petizione online per far tornare a casa De Vito. C'è stata molta solidarietà da parte dei sostenitori del M5s per Marcello, e ringraziamenti per l'iniziativa. La vicenda dell'ex presidente dell'Assemblea capitolina è arrivata anche al Parlamento Europeo. 

"Qualche coglione del M5s ha augurato di prendere l'ergastolo a De Vito, per quello che ha fatto - ha detto Hector - alcuni attivisti hanno raggiunto un fanatismo che credono di fare i super attivisti. Queste persone più fanatiche, più astiose, sono quelle più nuove all'interno del Movimento".

"Prima che ci appiattissimo sui partiti 'normali' e ci comportassimo come loro, il M5s è stato dipinto come un Movimento gandhiano per la bontà dei progetti, la purezza d'animo che esprimeva. Ora sta diventando settario, uno sbrana l'altro.

Cronistoria della vicenda De Vito (Hector Ettorre)

"Marcello è stato incarcerato con una ordinanza di arresto cautelare per una serie di indagini svolte dal pm Paolo Ielo sulla base di alcune intercettazioni telefoniche: erano le 05.00 di mattina del giorno 20 marzo e la sua casa fu messa a soqquadro perché il giudice era convinto di trovare il malloppo in casa di De Vito. Tradotto in custodia cautelare a Regina Coeli, si vedeva perquisito il suo studio legale e addirittura il suo ufficio di presidenza della consigliatura del Comune di Roma.

Nello stesso tempo gli bloccavano i due conti correnti di famiglia (nei giorni seguenti la compagna e la figlia per pagare bollette e mantenimento furono aiutate da parenti e amici in quanto impossibilitate a ritirare anche un solo centesimo).

Il giorno dopo la compagna Giovanna chiamava d'urgenza l'avvocato di famiglia che interveniva e si occupava degli aspetti legali della faccenda, soprattutto cominciava a leggere le 2000 pagine dell'istruttoria per preparare la sua tesi difensiva per la scarcerazione. Purtroppo a una settimana dall'interrogatorio di garanzia l'avvocato si ammala in modo abbastanza grave ed era costretto a rinunciare all'incarico che veniva preso dall'amico avv. Angelo Di Lorenzo che ovviamente preso alla sprovvista doveva leggere anche lui le 2000 pagine dell'istruttoria per preparare la memoria difensiva.

Questo problema veniva fatto presente al giudice che chiamava comunque Marcello alla deposizione (senza avvocato). A quel punto l'avvocato Di Lorenzo non essendo assolutamente pronto consigliò Marcello di avvalersi della facoltà di non rispondere (nota importante questa perché tra le cause del rigetto dell'istanza di scarcerazione preventiva c'è la mancanza di collaborazione perchè così fu considerata la facoltà di non rispondere!).

Intanto visto che le intercettazioni nella stragande parte dei processi, se non corroborate da prove più che sostanziose che non siano chiacchere telefoniche, si dissolvono in sede dibattimentale, guarda caso, uscirono queste fantomatiche fatture sequestrate nello studio legale associato di Marcello e che a detta del Pm furono gonfiate per farci entrare il bottino della corruzione.

A quel punto Marcello capì che quelle prove non potevano incastrarlo perché troppo fumose e chiese di fare alcune dichiarazioni spontanee, in cui lui disse tutto quello che sapeva e di cui lui fosse a conoscenza nella speranza che i giudici lo lasciassero libero. Purtroppo le sue dichiarazioni non furono sufficienti e il Gip gli rinnovò l'obbligo detentivo". 

Aggiornamento: Corte Cassazione annulla ordinanza arresto De Vito

"La Cassazione, accogliendo il ricorso delle difese, ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma nei confronti del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito e degli altri soggetti coinvolti in relazione alla vicenda legata alla costruzione del nuovo stadio". E' quanto annunciano gli avvocati di De Vito, finito in carcere nel marzo scorso per corruzione e da qualche giorno agli arresti domiciliari.

"Attendiamo di leggere il dispositivo emesso dalla Suprema Corte ma l'unica cosa che ci sentiamo di dire in questo momento è che è stato riconosciuto come l'ordinanza abbia palesato seri profili di illegittimità", dichiarano gli avvocati Angelo Di Lorenzo e Guido Cardinali, difensori di De Vito. Tornano al vaglio del Riesame quindi le posizioni di De Vito e dell'avvocato Camillo Mezzacapo, ritenuto dagli inquirenti il suo braccio destro in relazione all'accusa di corruzione per le presunte utilità ricevute o promesse dall'imprenditore Luca Parnasi.

"Questa sentenza, rimanda al Tribunale del Riesame un nuovo giudizio poiché il primo giudizio ha dimostrato crepe di ogni genere, a cominciare dalle intercettazioni (probabilmente le hanno ascoltate tutte e non solo quelle pubblicate) - commenta Hector Ettorre, attivista M5s - Sempre gli stessi giudici hanno comandato l'immediata scarcerazione degli attori della vicenda rimandando però al capo 1 del procedimento (questione stadio) la prosecuzione e l'eventuale (ma non sicuro) rinvio a giudizio". 

"La Suprema Corte ha stabilito che venga ridiscusso tutto il procedimento contro di lui perché ci sono evidenti 'profili di illegittimità' dei provvedimenti presi dai PM - afferma l'autore della petizione online per far tornare De Vito a casa - Quindi per Marcello De Vito ora si aprono due strade: la prima è il non luogo a procedere e quindi assoluzione piena; la seconda è il rinvio a giudizio non per corruzione ma per un reato marginale nella vicenda dello stadio. 

Reato assolutamente meno grave e che nello corso del processo può portare De Vito a essere assolto oppure condannato a una pena lievissima. Per il momento la strada si è fatta in discesa per fortuna e per giustizia. Anche se non è stata ancora messa la parola fine a questa brutta avventura", conclude Hectore Ettorre.  

 


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