LE VETTE D'EUROPA
L'Europa tra passato e futuro: Dignità e grandezza della ragione
L’unico pensatore della nostra epoca che possa essere inscritto nella grande tradizione filosofica contemporanea

Jürgen Habermas è, certamente, l’ultimo filosofo di caratura europea, l’unico pensatore della nostra epoca che possa essere inscritto nella grande tradizione filosofica contemporanea, dopo i nomi di Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, Marx, Husserl, Croce, Wittgenstein, Heidegger, Benjamin, Adorno. Con Gadamer e Derrida, ha offerto le tarde perle di una tradizione che sembrerebbe destinata a scomparire. 

 Non solo, ma Habermas è un modello positivo per il suo stile, verrebbe da dire, innato. Il suo sguardo è lucido ma partecipe, la sua analisi teoretica è fredda ma, allo stesso tempo, empatica, in grado di cogliere le sfumature, positive o negative, dei fenomeni che si trova ad analizzare. Questa mescolanza di distacco e vicinanza ne fanno l’ultima mente teoretica della Germania contemporanea.

Ultimo esponente della Scuola di Francoforte, fu, da giovane, assistente di Adorno. Secondo Rolf Wiggershaus – il massimo studioso di questa corrente di pensiero – ciò che, ad Adorno, piaceva di Habermas, era il fatto che sapesse scrivere, e per chi conosce la maestria stilistica delle opere di Adorno, non si tratta di un complimento da poco.

Come ogni filosofo autentico, il suo pensiero si è confrontato con tutte le tematiche cruciali della nostra epoca. Dall’etica del discorso al diritto, cui ha dedicato il ponderoso “Fatti e norme” (1992), dai rapporti tra scienza e fede al multiculturalismo, dalla bioetica, cui è dedicato il prezioso “Il futuro della natura umana” (2001), alla situazione dell’Occidente contemporaneo, al grande libro sul discorso filosofico della modernità. Ma tutto il suo pensiero maturo ha alla base il problema dell’agire comunicativo, cui ha dedicato la poderosa opera del 1981 dall’analogo titolo.

La sua elaborazione della teoria critica della Scuola di Francoforte, del pensiero di Benjamin, Horkheimer, Adorno, Marcuse, è stata libera, autentica, profonda. Mediata dal confronto con Kant, Marx, Heidegger, la teoria dell’agire comunicativo di Habermas torna al cuore dell’illuminismo moderno, per rivendicarlo come progetto di razionalità. Se le punte più acuminate della critica di Adorno-Horkheimer alla dialettica dell’illuminismo sono state smussate, il tradimento è stato solo apparente. Del resto Habermas ha avuto la capacità di diventare sé stesso, invece di rimanere un semplice epigono di Adorno. 

Ciò è particolarmente visibile nel grande libro “Il pensiero post-metafisico” del 1988 (ed. it. Laterza 1991). Dopo Nietzsche e Heidegger è diventato impossibile, per la filosofia contemporanea, ignorare il problema dell’oltrepassamento della metafisica. Metafisica vuol dire, soprattutto, Platone e il cristianesimo, come Nietzsche ci ha insegnato a considerare. Vuol dire, per usare ancora Nietzsche, vedere la realtà di questo mondo come apparente, perché il mondo vero, consistente nelle idee o in Dio, è nascosto dietro il mondo visibile e ne costituisce l’essenza.

Una volta che, grazie a Nietzsche e Heidegger, il pensiero europeo si è liberato dal peso di questa gigantesca tradizione, resta – al centro dell’esperienza umana – il fatto fondamentale dell’agire comunicativo, ci dice Habermas. Almeno da quando Heidegger scrisse, al principio della celebre Lettera sull’umanismo, la famosa frase che il linguaggio è “la casa dell’essere”, la dimensione linguistica è diventata cruciale per la filosofia contemporanea.

Ma se in Heidegger, per un involontario residuo metafisico, resta centrale il problema dell’essere, Habermas, compiendo quella che lui chiama la “svolta pragmatica”, mette al centro la questione del dialogo, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista di una teoria filosofica generale.

Ciò che è interessante, in Habermas, è l’ampiezza dello sguardo, la capacità di saper elaborare un concetto di ragione non-totalizzante, che sia conscio della problematicità della filosofia in un tempo come il nostro, ma anche del suo irrinunciabile valore per l’umanità futura. Dalla sua posizione, dalle sue argomentazioni lunghe, complesse, potenti, precise si sprigiona autenticamente un neo-umanesimo - ed è ciò di cui il nostro tempo ha davvero bisogno. (Foto, Habermas)

 


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