LICENZIAMENTO COLLETTIVO
Comune non investe, Roma Metropolitane licenzia 45 lavoratori
“L’ipotesi assunta dal nuovo piano industriale della società richiede di procedere alla riduzione del personale a partire dall’annualità 2019”

Licenziamento collettivo per 45 lavoratori. Questo il passaggio più importante e delicato del testo, protocollato, firmato e trasmesso ufficialmente dall’Au Marco Santucci, del nuovo piano industriale di Roma Metropolitane per il biennio 2019-2020. Un documento che l’agenzia Dire ha avuto modo di visionare in anteprima.

Il piano non è stato ancora approvato dal socio unico ma il percorso è ormai chiaro: “L’ipotesi assunta dal piano richiede di procedere alla riduzione del personale a partire dall’annualità 2019”.

Si legge: “Appare evidente la necessità di una riorganizzazione dell’attuale struttura. Le misure che verranno adottate avranno inevitabilmente un impatto sulla riduzione degli organici che interesserà in parte le aree tecniche ma che si concentrerà, in particolare, sulle funzioni di staff e di segreteria. Gli esuberi scaturenti dal piano di riorganizzazione saranno gestiti attraverso l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo”.

Ed infine: “L’insieme degli interventi prevederà una riduzione dell’organico pari a 45 unità”.

Ad innescare la crisi di Roma Metropolitane, emerge nello stesso documento, sono state alcune decisioni del suo socio unico e non elementi esterni: tra questi il mancato avvio di opere programmate da anni: la tratta Rebibbia-Casal Monastero della linea B, la tratta T2 della linea C e la metro D nella sua interezza (oltre alla conclusione di alcune opere).

Da ciò ne è conseguito il costante calo in termini di dipendenti, passati dagli 189 nel 2011 ai 158 nel 2018 (con un costo annuo passato da 14,3 milioni a 11,3), il relativo blocco delle assunzioni, e il taglio delle spese. In altre parole il Comune di Roma, che in quanto socio unico può stabilire in totale autonomia i ricavi di Roma Metropolitane decidendo quali lavori affidarle, ha scelto di non procedere ad alcune opere decretando l’avvitamento finanziario della società.

Il piano industriale firmato da Santucci, storico quadro della società da sempre vicino al Movimento 5 stelle e al sindaco Virginia Raggi, da lei nominato Amministratore unico nell’ottobre 2018, prevede che i “benefici” del taglio del personale si sentiranno a partire da luglio 2019.

Al fine di riequilibrare i conti, però, oltre ai licenziamenti collettivi seguiranno altre misure: ad esempio saranno ridotti i buoni pasto, da 10 euro a 7 euro, e sarà rinegoziato al ribasso il contratto di locazione dell’edificio della sede di Roma Metropolitane che è di proprietà di Atac.

Nel testo si legge, cosa curiosa, come dopo aver rescisso il contratto di locazione il 31 luglio 2017 la società “occupi ‘sine titulo’ l’immobile” di via Tuscolana. Previsti inoltre alcuni scorpori di rami di azienda, in particolare a favore di Roma servizi per la mobilità, che faranno sentire i loro effetti a partire da fine 2019. Si parla, anche, del trasferimento di 6 unità.

Sul fronte degli importi destinati a coprire le spese della società, il Comune, prima con la delibera 148/2018 e poi con una determinazione dirigenziale, ha previsto stanziamenti pari a 12,3 milioni nel 2018, 15,6 nel 2019 e 15,08 nel 2020.

Per quanto riguarda, invece, il piano costi-ricavi il quadro inserito nel piano industriale mostra “una perdita nel 2019 di 3,4 milioni mentre nel 2020”, alla luce degli interventi previsti, “si dimostra l’quilibrio economico della società con un risultato positivo di 204.000 euro”. Inoltre “la situazione al 31 dicembre 2018 comporta una riduzione del Capitale sociale da 2,5 milioni a circa 0,7”.

La perdita di bilancio registrata nel 2019, si legge ancora, “necessiterà, ove ritenuto dal socio unico, di una copertura”. Nel testo si invita il Comune di Roma “a procedere ad accantonamenti prudenziali”.

Roma Metropolitane continuerà ad espletare la sua attività di progettazione e supervisione, nel caso dell’appalto in corso per la realizzazione della linea C tra San Giovanni e Colosseo.

Inoltre il piano industriale prevede una serie di nuovi affidamenti, il cui impatto sarà, però, certamente minore rispetto alle ipotetiche realizzazioni della tratta centrale della linea C, della linea D e del prolugamento della linea B a Casal Monastero: tra questi la funivia Battistini-Casalotti, il people mover Jonio-Bufalotta, per altro ancora non definito, la funivia Magliana, l’adeguamento funzionale delle metro A e B e la project review della tratta centrale della linea C e della stesa linea D.

Alcuni di questi, però, se non tutti potrebbero rientrare nelle attività che faranno parte dello scorporo di rama di azienda a favore dell’agenzia Roma servizi per la Mobilità. Ne consegue che i nuovi compiti, quelli che resteranno in capo a Roma Metropolitane, saranno evidentemente insufficienti per far crescere i ricavi ed evitare i licenziamenti collettivi contenuti nel piano.

Alla luce di tutto ciò la scelta del Comune, in conclusione, è stata quella di non iniettare nuove risorse in Roma Metropolitane o avviare nuove opere in capo alla società stessa ma avviare la strada del taglio dei costi interni.  (Foto, lavoratori di Roma Metropolitane in Campidoglio)


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