L'ETERNO RITORNO
L'Europa tra passato e futuro: pensiero e destino
E' possibile affermare che il Novecento, filosoficamente, è stato un secolo nietzscheano, nel senso che il pensiero di Nietzsche vi domina completamente

Ci sono pensatori che sono un destino, ossia che sono in grado di trasformare il destino di ognuno di noi, dopo aver fatto irruzione nelle nostre vite. Tra di essi annovererei, in ambito occidentale, i presocratici Eraclito e Parmenide, Platone e Aristotele, Cicerone, Machiavelli, Descartes, Spinoza, Kant e Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger e Adorno. Ma se si guarda al filosofo come figura epocale, a quello di Platone è necessario far seguire il nome di Nietzsche.

Come nel caso di Machiavelli, anche un’interpretazione storico-critica di Nietzsche ha richiesto un secolo di lavoro interpretativo. A pensatori di questa radicalità, è possibile far dire tutto e il contrario di tutto. Non solo, ma è possibile affermare che il Novecento, filosoficamente, è stato un secolo nietzscheano, nel senso che il pensiero di Nietzsche vi domina completamente.

Ciò non solo nelle classiche interpretazioni di Jaspers, Löwith e Heidegger, ma anche in grandi scrittori come T. Mann, K. Kraus, E. Jünger, G. Benn, nonché in autori di sinistra come i filosofi della Scuola di Francoforte (con Horkheimer e Adorno in particolare), o in pensatori vicini al marxismo come Gilles Deleuze e Michel Foucault.

La cultura italiana ha, a sua volta, grandi meriti nella ricezione novecentesca di Nietzsche. Poiché sono stati due grandi studiosi italiani, Giorgio Colli e Mazzino Montinari, ad avere donato, agli studiosi di tutto il mondo, la prima edizione storico-critica delle opere di Nietzsche (in tedesco, italiano, francese e giapponese), edizione in cui la questione dei frammenti postumi è stata risolta in modo definitivo.

Chi conosce l’opera di Colli, sa che si tratta di un personaggio assolutamente inclassificabile dai normali criteri della ricerca storico-filosofica. I suoi lavori sull’antica sapienza greca arcaica non hanno termini di paragone nella normale ricerca filologica (e ciò è stato riconosciuto da studiosi come Cacciari, per la filosofia, e Del Corno, per la filologia). Discorso differente per Montinari, più classico nella sua impostazione di studioso, ma altrettanto incomparabile nei risultati.

Un altro studio, uscito nell’Italia di quegli anni, merita di essere menzionato. Si tratta del libro di G. Vattimo, “Il soggetto e la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione” (1974), ricerca che, forse, Colli e Montinari non apprezzarono, ma in cui il metodo ermeneutico applicato all’opera di Nietzsche, nonché il tentativo di fare di Nietzsche uno dei padri dell’ermeneutica, rendono prezioso.

Ma è nella fedeltà e nello scavo storico-filosofico che, autenticamente, brillano i lavori di Colli e Montinari. “Dopo Nietzsche” (Adelphi 1974) di Colli e la sua raccolta delle introduzioni ai singoli volumi delle opere di Nietzsche, intitolata dall’editore “Scritti su Nietzsche” (Adelphi 1980), permettono di osservare i risultati dell’incontro tra il pensiero di Nietzsche e la mente di uno dei pochi pensatori autenticamente nietzscheani del Novecento.

Più classico Montinari, con i suoi “Che cosa ha detto Nietzsche” (1975, ripubblicato da Adelphi) e “Nietzsche” (Editori Riuniti 1981). Ma, ciò che può sfuggire (al lettore inesperto), in questi asciutti lavori storico-filosofici, è il livello di scavo nell’opera di Nietzsche.

Di Nietzsche, Montinari sapeva, letteralmente, tutto. Se il merito del primo dei due libri menzionati, risiede nella capacità di offrire un quadro complessivo, quantomai esaustivo, della filosofia di Nietzsche, il merito del secondo sta nella capacità di scavo dei singoli aspetti di quell’incredibile vicenda speculativa.

La guida di studiosi solidi è, dunque, sempre importante per capire a fondo una filosofia e la figura di un pensatore. Soprattutto se questo filosofo risponde al nome di Nietzsche. Per avere un’idea di ciò che comporta un confronto autentico con il suo pensiero, basti ricordare che Heidegger, mentre preparava il suo libro sulla sua filosofia, che uscì nel 1961, amava ripetere, a familiari ed amici, che il corpo a corpo con il pensiero di Nietzsche lo aveva distrutto.


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