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Investire in Certificates conviene?
Il mondo degli investimenti sta attraversando un profondo cambiamento e, allo stesso tempo, di enorme crescita

Il mondo degli investimenti sta attraversando un profondo cambiamento e, allo stesso tempo, di enorme crescita. Il motivo è molto semplice: oggi, infatti, per investire basta avere una connessione internet, un computer e – cosa fondamentale – conoscenza di quello che stiamo per fare.

Uno degli strumenti più utilizzati per effettuare investimenti negli ultimi anni porta dritto ai certificates. Sempre più utenti, infatti, decidono di investire in certificates visto che è abbastanza semplice. Ma cosa sono i certificates?

Noti come certificati finanziari, sono derivati “cartolarizzati”, ossia strumenti di debito emessi dalle banche il cui valore dipende dall’andamento di un’altra attività finanziaria detta sottostante.

In pratica investire in cerficitates equivale a fare un investimento passivo sul sottostante, praticamente vuol dire replicarne fedelmente l’andamento in modo simile a quanto fanno gli ETF.  I certificates possono essere di diverso tipo ed a quelli di prima generazione ne sono seguiti altri, dalle tipologie piuttosto complesse, che pagano delle cedole periodiche al verificarsi di uno o più determinati eventi.

I certificati derivati, dunque, possono assumere diverse forme contrattuali. I più vecchi, ad esempio, sono semplici da capire. Si tratta degli Investment Certificates, simili agli ETF. Questi si distinguono però per due ragioni fondamentali. La prima è che questi non pagano dividendi e quotano quindi a “sconto”, ovvero il loro prezzo è inferiore a quello del sottostante che replicano per permettere all’investitore di recuperare il reddito derivante dal mancato dividendo. Inoltre gli Investment Certificates permettono di recuperare le minusvalenze.

I certificati a capitale protetti

Sul mercato esistono inoltre i certificati a capitale protetto e quelli a capitale condizionatamente protetto. Per questi la restituzione del valore nominale è subordinata alle vicende del sottostante. In questo caso, raggiunto il prezzo del sottostante, cade la garanzia del rimborso integrale del valore nominale del certificato stesso.

La barriera, ossia il livello del prezzo sottostante, può essere continua ed a scadenza. Nel primo caso è sufficiente che il valore del sottostante scenda sotto al livello della barriera una sola volta durante la vita del certificate per far sì che lo stesso non rimborsi più il capitale nominale ma il controvalore alla scadenza del sottostante stesso. Nel secondo caso, invece, solo se alla data di scadenza il sottostante si trova ad un valore inferiore rispetto alla barriera verrà pagato il controvalore del sottostante invece che il valore nominale del certificato.

I certificates standard non hanno scadenza, non hanno barriera ed allo stesso tempo non garantiscono il capitale. Quelli a capitale condizionatamente protetto pagano cedole periodiche, hanno la barriera e sono dotati di una data di scadenza. Anche questi ultimi possono essere usati per compensare le minusvalenze pregresse.

I certificates a leva

Gli addetti ai lavori hanno spesso sentito parlare di leva finanziaria. I certificates a leva dipendono dalle performance del valore sottostante. Ad esempio se abbiamo un certificato con leva 10, questo avrà una oscillazione prezzo di dieci volte più grande rispetto a quella del sottostante medesimo.

Questo genere di certificates possono essere presi in considerazione al posto degli ETF, mentre le forme più complesse (come, ad esempio, i twin win, i bonus, ecc) sono da evitare a meno che uno non abbia una conoscenza molto approfondita dello strumento.

I Bonus Certificates

Questo altro genere di certificates hanno come sottostante una singola attività o un basket di attività e pagano un rendimento minimo e certo, a condizione che il sottostante non scenda al di sotto di un certo livello definito “barriera”.

Se la quotazione del sottostante scende sotto la barriera, il prodotto a scadenza rimborserà il controvalore del sottostante, esponendoti, con molta probabilità, ad una perdita in conto capitale.

Certificati Autocallable

I certificati autocallable, invece, hanno come sottostante una o più attività finanziarie. Questi pagano na cedola annua di importo fisso a condizione che il sottostante non scenda sotto una certa barriera. Sebbene durino più anni, essi potranno essere rimborsati anticipatamente (pagando il valore nominale più le cedole) se ad un “compleanno” intermedio il sottostante sarà salito rispetto al livello iniziale.

Coupon Premium Certificates

Questi sono simili ai certificati autocallable. In questo caso, però, la differenza è pagata separatamente dal capitale. Se ad ogni ricorrenza annuale, che separa la data di emissione a quella della scadenza, il sottostante è su un livello superiore a quello iniziale, il certificato paga la cedola. Se il sottostante è sceso la cedola viene saltata.

Se durante la vita del certificate la quotazione del sottostante scende sotto la barriera alla scadenza il capitale non sarà più garantito, mentre ad essere pagato è l’equivalente del sottostante stesso.

Quali sono i rischi?

Anche questo genere di investimento presenta dei rischi. Questi sono passività emessi dalle banche e per questo motivo perderanno per intero il loro valore in caso di default dell’emittente. Il rischio di liquidità, inoltre, riguarda il fatto che i certificates non saranno quotati in borsa e che molti di loro vengono scambiati su piattaforme predisposte dagli stessi emittenti, con costi notevoli in termini di differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita e con problemi di liquidità qualora fosse necessario disinvestire in tempi rapidi da questi prodotti.


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