DEGRADO URBANO
Caso Desirée. Venditti: “Un delitto che non appartiene a San Lorenzo”
Il celebre cantautore tenta una difesa d’ufficio del quartiere e della sua anima. Sottovalutando la realtà

Una domanda retorica? Certo che sì. Ma non è che sia congegnata un granché bene.

A porsela è Antonello Venditti. Che intervenendo a un’iniziativa organizzata, nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in una delle sedi del liceo Machiavelli di Roma (quella che sta in via dei Sabelli: indovinate un po’ in che zona?) fa riferimento all’assassinio di Desirée Mariottini e interrogandosi a voce alta dice: “Perché San Lorenzo deve essere macchiata di un delitto che non le appartiene, ma che appartiene a una cultura sbagliata?”.

La risposta che darebbe lo stesso Venditti è intuibile: si vuole macchiare San Lorenzo perché in questo modo, partendo dal fatto specifico, si mette sotto accusa un quartiere tradizionalmente "rosso". E quindi inviso a uno dei due partiti di governo, ossia la Lega. O forse a uno e mezzo: perché con il M5S non si può mai dire con certezza se la maggioranza delle sue molte anime siano d’accordo o non d’accordo con una certa posizione. O con una certa contrapposizione.

Il punto, però, è che il primo a irrigidirsi su una tesi precostituita sembra essere proprio lui. Che evoca una San Lorenzo idealizzata, per non dire campata per aria. Capace di rimane immutabile nel tempo nonostante tutto ciò che accade al suo interno e nella società circostante.

No, Desirée non è stata un'assoluta anomalia

Magari fosse così. Ma non lo è – non può esserlo – né a San Lorenzo né in nessun altro quartiere di una grande città. Quelli che viviamo sono tempi di continue trasformazioni. Di contaminazioni incessanti e, spesso, non nel senso positivo del termine. Prendete la movida, per esempio: se la vedi come l’occasione permanente di rimanere per strada fino a molto tardi, con gioia, per il piacere di incontrarsi, è una gran cosa. Se la guardi per quello che è davvero, in tantissimi casi, il giudizio positivo si ribalta. Più che un’energia potente, una smania impaziente. Più che un desiderio di divertimento, un bisogno di stordimento.

Beninteso: San Lorenzo, nonostante tutto, è uno di quei posti di Roma che conservano un po’ di anima. Niente a che vedere né con i palazzoni-dormitorio, che d’altronde un’anima non ce l’hanno mai avuta e non ce la possono avere, né con le zone pretenziose dei ricchi, o dei parvenu.

Ma proprio perché a San Lorenzo e ai suoi ritmi “in levare” è facile guardare con simpatia, è essenziale non sottovalutare ciò che ne sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza. Quella che Venditti chiama “una cultura sbagliata” non è un insieme di idee che sono ancora a distanza di sicurezza e che, quindi, sarà facile imbrigliare se e quando si dovessero avvicinare.

L’infezione è già arrivata. È già arrivata da un pezzo. E una vicenda come quella di Desirée non costituisce affatto una totale anomalia, anche se ci piace pensare che i suoi tragici esiti non siano destinati a ripetersi.

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