CULTURA
"Umanesimo e dintorni", Una partita ancora aperta
Le persone seguono sempre meno il dibattito intellettuale, leggono sempre meno

Dalle ultime elezioni politiche nazionali, la sinistra italiana è uscita a pezzi, con le ossa rotte. Fino al punto di far temere per la sua sopravvivenza in futuro. Gli italiani hanno preferito dare la loro fiducia alle destre e al Movimento Cinque Stelle. Ma ciò non accade solo in Italia. Ciò significa che il problema non è contingente, ma strutturale, che qualcosa, nelle sinistre attuali, non va giù ai cittadini che, dunque, decidono di non votarle.

Su questo tema, si è svolto di recente un dibattito al Goethe-Institut, in occasione del cinquantenario del ’68, che ha visto impegnati Axel Honneth, docente alla Columbia University di New York e direttore del leggendario Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, Paolo Flores D’Arcais, direttore della rivista “MicroMega” e protagonista di tante stagioni del dibattito culturale italiano, Stefano Petrucciani, filosofo politico, docente alla Sapienza e curatore di molte delle opere di Adorno, di recente ripubblicate da Einaudi.

Di quanto tutto sia cambiato, di quanto la dimensione della spettacolarizzazione sia penetrata nella politica, è dimostrato dal fatto che le persone seguono sempre meno il dibattito intellettuale, che leggono sempre meno e che, dunque, tendono a privilegiare situazioni comode e a buon mercato per orientare le loro idee politiche.

Ma le colpe sono anche nelle classi dirigenti dei grandi partiti di centro-sinistra e, più in generale, è possibile dire che ci sia una difficoltà, per la sinistra attuale, nel costruire identità, progetti, sogni e parole d’ordine per il futuro.

Da questo punto di vista, per risolvere queste problematiche, Honneth - che, filosoficamente, discende dalla Scuola di Francoforte, dalla teoria critica di Horkheimer, Adorno e Marcuse e dal pensiero di Habermas – ha pubblicato un libro intitolato “L’idea di socialismo. Un sogno necessario” (2015, ed. it. Feltrinelli), che affronta proprio il problema dell’impasse in cui è venuta a cadere la cultura di sinistra.

Le trasformazioni del mondo e della storia non sono, ovviamente, da sottovalutare. La penosa fine del modello sovietico, ha svelato la difficoltà del marxismo nel progettare un mondo diverso, fin dai tempi in cui, con Stalin, esso era divenuto un modello di terrore; lotta di classe, dittatura del proletariato, pianificazione economica, organizzazione totalitaria dello Stato, sono gli autentici fardelli che il secolo scorso ci ha lasciati in eredità. Da ciò, il neo-liberismo, rimasto unico attore in campo mondiale, non ha faticato poi molto ad estendere il suo modello su scala globale.

Altro elemento di grande visibilità che da ciò discende, è la sudditanza, culturale e politica, che le sinistre europee hanno mostrato verso il modello imposto dalla globalizzazione. Terzo e macroscopico elemento è la rivoluzione digitale che, una volta per tutte, ha trasformato il nostro modo di comunicare e, più in generale, lo spazio della nostra esperienza: basta notare quante sono le persone, tra cui noi stessi, che mentre sono in compagnia di altri, passano diversi momenti della giornata o della serata a comunicare con qualcun altro attraverso il proprio telefonino.

Senza dimenticare quanto conta, in questo momento, saper gestire in modo adeguato il problema dell’immigrazione, riuscendo a conciliare il dovere ineludibile della solidarietà con istanze di diverso tipo. Inoltre, il ruolo che l’Europa deciderà di giocare in questi processi.

Riprogettare un’ottica socialista, significa, dunque, confrontarsi con queste problematiche. Ad esempio, sostituendo – come già Horkheimer indicava nel 1968 – la lotta di classe e la dittatura del proletariato con la solidarietà: la globalizzazione neo-liberista è pur sempre quella in cui una parte dei suoi membri vive sotto la soglia della povertà e della dignità.

Un altro elemento di cruciale importanza è la non-violenza come punto fermo di qualsiasi rivendicazione politica, salariale o di altro tipo: gli orrori dei gulag sovietici, come le vittime del terrorismo, dovrebbero costituire, sotto questo punto di vista, un monito sufficiente. Non solo, ma anche il triste retaggio che accompagna molte manifestazioni, quello degli insulti, delle provocazioni e dell’odio contro la polizia, sarebbe bene che scomparisse.

Infine, un ruolo positivo da attribuire alla democrazia, che si è mostrata comunque migliore, di quanto Marx avesse creduto. Ci sono troppi drammi, in questo mondo, perché il socialismo debba finire rinchiuso in un cassetto.

 

 

 

 


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