PECUNIA NON OLET
La Chiesa di Roma ha 4 miliardi di Euro di proprietà sparse nel mondo
Roma ha pur sempre una sua dignità da difendere. I clochard torneranno sotto il colonnato solo la notte

La notizia dell'allontanamento (almeno la mattina) dei clochard dal colonnato di San Pietro scandalizza forse solo chi non ha seguito le ultime cronache sui misfatti laici come quelli vaticani. La politica sguazza negli intrighi di Palazzo come la Chiesa di Roma gode di quattro miliardi di Euro di proprietà sparse un po' ovunque nel mondo, Londra, Parigi e naturalmente Roma. Ma se tanto mi dà tanto, la situazione a San Pietro era ormai divenuta insostenibile, davvero inaccettabile per la Capitale. Roma - così pare - non è New Delhi. Ed ecco la sterzata. Degrado chiama degrado, per la zona attorno a San Pietro, una tra le più frequentate ed ammirate dai turisti di tutto il mondo (quando alle magiche architetture di Michelangelo si sono aggiunti stabilmente non solo i senzatetto ma pure le loro lerce suppellettili: fornelli da campo, stendini e water portatili) qualcuno non ha esitato ad usare un termine forte: Roma latrina a cielo aperto.

Ben al di là del decoro, la Gendarmeria vaticana, informato a conti fatti un papa Francesco all'oscuro di tutto, avrebbe tirato in ballo addirittura la sicurezza e l'incolumità della famosa piazza. Si dice che con l'avvento della notte, portata a braccetto dall'afa irrespirabile dell'estate come dai primissimi freschetti romani, i colonnati di Via della Conciliazione si fossero trasformati da lucidi viali marmorei dove volano sguardi sbalorditi verso il paradisiaco cuppolone, in sudici campi di battaglia teatro dell'inferno. Orde di poveri miserandi sono arrivati a lanciarsi coltelli affilati l'uno contro l'altro, come artisti di un nefasto circo dell'orrore, solo per contendersi uno spazio di qualche centimetro per poter dormire (al sicuro... al coperto) per strada. Per strada!

Statistiche, rassegnazione e braccia allargate raccontano che dormitori e luoghi di assistenza non sarebbero più sufficienti a tappare i buchi da dove escono quei poveracci: portatori del virus dell'indigenza che affetta la nostra sana società. Assessori, prefetture, cardinali, starebbero tutti non alla cannella del gas ma proprio al collasso. Forse scarseggia pure l'olio per l'estrema unzione. Le continue ondate di sbarchi, colate di lava umana intrisa di misere tragedie personali, hanno moltiplicato alla enne il numero di disperati che non sanno piu' dove andare a sbattersi. I clochard li togli da una parte e ricompaiono dall'altra: girano come trottole, senza potersi piu' nemmeno nascondere, e alla fine esplodono come bubboni dentro al colonnato per eccellenza.

Eppure Roma, lei, ancora e da sempre, li accoglie tutti. Roma si dà a chi ha bisogno come meglio puo', offrendo generosamente le buche delle proprie strade come ripari dove accucciarsi (e cosi' dando finalmente un senso alle voragini su cui saltano stressati i romani coi loro scooter.) Roma allestisce per i barboni i portici delle stazioni come pure le nicchie dei sottopassi, gli androni sotterranei della metro come gli eleganti e spelacchiati prati di Villa Borghese. Alzi lo sguardo su un incantevole palazzo del cinquecento ed un cornicione regala un velo d'ombra o riparo a un'anima senza nome. O meglio, Roma da' cio' che di splendido e intatto le è ancora rimasto, mentre si lecca dai graffi e dalle ferite, aperte gia' dai tempi dei sacchi vandalici, dalle truci invasioni barbariche millenarie (ma mai tanto feroci e sanguinarie come gli sfregi e le umiliazioni subite dalle avide quanto incapaci classi politiche che si sono susseguite a comandare nel suo ventre Campidoglio.) 

Roma ha pur sempre una sua dignità da difendere. I clochard torneranno sotto il colonnato solo la notteDirebbe la Gendarmeria. Il giorno è come se non esistessero. Aggiungo io. Giusto così: al netto dei lussuosi appartamenti vaticani come al netto della politica delle tangenti di Roma Capitale. Ma si sa, i soldi, il lusso, il potere, per qualcuno sono un’abitudine a cui non si puo' fare a meno. Altrettanto la miseria per qualcun altro. Questa è la mia Roma, dove da sempre l'oro e l'incenso convivono con la fogna di un'umanità che ci va di traverso come un boccone indigesto. Roma di sotto o Roma di mezzo. Chissà se riusciremo mai ad essere accoglienti, senza chiedere nulla in cambio, come fa Roma.


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