DICONO DI NO
La Raggi come la canzone di Polnareff, La Bambolina che fa no, no
Le magagne dei costruttori, gli sprechi e le tangenti sarebbero in agguato, ma basterebbe vigilare, vigilare e ancora vigilare

Quindi incassiamo il definitivo “NO” della sindaca Raggi alle Olimpiadi a Roma, (un evento che comunque potrebbe accadere nel 2024 senza la sua giunta), che a detta di tutti rilancerebbe l'economia della città, con ristrutturazioni di stadi, come il Flaminio, splendido esempio architettonico di Nervi, abbandonato a se stesso da anni, con  la costruzione di strade, servizi, case per gli atleti, indotti di ogni genere che potrebbero solo far del bene a questa meravigliosa città, ormai degradata e invivibile, che per uno nato come me davanti al Colosseo è una ferita nel cuore lacerante e continuamente sanguinante.

Ricordo, per ragioni d'età, le Olimpiadi romane del 1960 e la costruzione della via Olimpica, che ancora oggi è un importante strada di collegamento, del Villaggio Olimpico, dimora degli atleti di allora, divenuto poi centro abitativo per la gente comune. Certo, le magagne dei costruttori, gli sprechi e le tangenti sarebbero in agguato, ma basterebbe vigilare, vigilare e ancora vigilare che ciò non accadesse, che poi è il compito del Sindaco e della sua giunta. E invece no. Raggi, contro tutto e contro tutti sa dire solo no, no e no, come la famosa canzone di Michel Polnareff, La Bambolina che fa no, no, del 1966. Come quei bambini capricciosi ai quali, senza pensare alle conseguenze di un gesto che non si dovrebbe fare, daresti un sano schiaffone educativo e salvifico.

Continuano i no dispettosi e irritanti di Virginia, privi di logica politica e amministrativa, privi di un senso che per un sindaco appena eletto sarebbero l'apoteosi di un abbraccio con la sua Città, tutta schierata a sperare che le cose migliorino, ma ormai delusa da una giunta fantasma che sarebbe stato meglio organizzare per tempo, e preoccupata, dopo il plebiscito di voti che le ha dato, di aver messo una bambina alla guida di una Ferrari di F1, anche un po' scassata.

Continuano i no della Raggi irritanti e lesivi per la città (ripenso sempre a Parigi che è un eterno cantiere di migliorie, e ogni sindaco che si avvicenda vuole lasciare un ricordo di sé per i cittadini). No alle Olimpiadi, allo stadio della Roma, no a quell'assessore o no a quell'altro (Muraro, De Dominicis), ma anche no all'incontro in Vaticano con la CEI, no alla pulizia dei tombini, che è bastato un primo temporale settembrino ad allagare gran parte della città.

Ma anche no alla denuncia delle consulenze all'epoca in cui Raggi era consigliere comunale, due consulenze legali (una prestata nel 2012 e l'altra nel 2014) relative ad altrettante attività di recupero crediti da parte dell'Azienda sanitaria locale di Civitavecchia. Ma anche il non dire di aver collaborato come praticante nello studio dell'avvocato Cesare Previti, ministro della difesa di Berlusconi, fatto nascosto nel suo curriculum e nella sua biografia personale sul blog di Beppe Grillo, e un altro inutile no, per non aver detto di aver lavorato nello studio dell'avvocato Pieremilio Sammarco, anch'egli legato a Previti, che sembra poi il no più infantile (perché non dirlo?). Comprereste un'auto da questo sindaco?

Ricordo un libro fondamentale per aiutare nell'educazione dei figli i neo genitori, uscito qualche anno fa. Il libro, famosissimo, si chiama “I no che aiutano a crescere” della psicoterapeuta inglese Asha Phillip. Ci permettiamo di parafrasarlo a sfavore di Virginia Raggi, i cui “no” aiuteranno sicuramente questa meravigliosa città a precipitare dal crinale su cui si trova, a meno di un ravvedimento che tutti ci aspettiamo.


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