TEATRO E CANZONE
Peppe Barra, artista singolare, nato a Roma e cuore napoletano
Peppe Barra, un artista vero, la sua vita, i suoi rapporti con Napoli e con il mondo dello spettacolo

Intervistare Peppe Barra è stato un grande onore, per la sua umanità, il suo carisma, la sua storia. Leggendo queste righe  conoscerete meglio una persona che vi arricchirà ed emozionerà.

Caro Peppe, da dove vogliamo iniziare, decidi tu.

Non tutti sanno che sono nato al centro di Roma in Piazza dei Crociferi ma sono cresciuto a Procida, splendida isola resa famosa da Troisi con "Il Postino" per poi trasferirmi definitivamente in quella che considero la mia città, Napoli.

Si dice che il sangue non mente, nel tuo caso è proprio vero.

Certamente avere mio padre Giulio fantasista e mia madre Concetta, attrice e cantante, vederli esibire quasi quotidianamente, mi ha trasmesso sin da piccolo l'amore e il desiderio di intraprendere il loro lavoro perché, come tu sai, per un bambino l'imitazione dei propri genitori è una cosa fondamentale.

Certamente a Procida non hai potuto dare sfogo alla tua voglia di studiare canto e recitazione.

E' logico. Ero giovane e quando ci siamo trasferiti a Napoli, ne ho subito approfittato per iscrivermi ad una scuola di dizione e poi allo studio della recitazione. Cominciai con Gennaro Vitiello e poi ebbi la fortuna di incontrare Roberto De Simone con il quale fondai la "Nuova compagnia di canto popolare", e da lì iniziò la mia carriera artistica, che devo soprattutto alla presenza costante di quella grande artista che è stata mia madre Concetta con la quale ho molto lavorato.

Tra gli spettacoli più belli che hai fatto c'è senza dubbio "La cantata dei pastori".

Ne parlo volentieri perché il Natale è passato da poco e l'Opera scritta nel '600 da Andrea Perrucci è un tipico spettacolo natalizio, si rappresenta la napoletanità nella sua sensibilità espressiva che unisce versi molto raffinati ad espressioni popolari a volte anche forti che però si legano splendidamente fra loro.

Questo mi porta a chiederti dello spettacolo che fino al 21 febbraio hai portato a Roma al Teatro Ghione "Sogno di una notte incantata".

Quest'Opera è liberamente ispirata a "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile, da molti conosciuta con il nome di "Pentamerone". E' una favola satirica, un viaggio di fantasia e poesia tra il reale e l'immaginazione, con disegni animati e naturalmente musica, tanta musica per stupire ed emozionare. All'epoca ebbe una grande diffusione in Europa con rappresentazioni addirittura in America.

Veniamo ora al tuo rapporto con la Cultura ed in particolare con la tua Napoli.

Purtroppo, più andiamo avanti e peggio stiamo, Ci vorrebbe più sensibilità da parte dei Politici, bisognerebbe programmare, pianificare perché Napoli, per tutto quello che ha, potrebbe essere un Faro Culturale per tutta l'Europa, ci vorrebbero idee, bisognerebbe rimboccarsi le maniche creando per esempio una struttura che raccolga proposte e come ho detto programmare con anticipo la Stagione Culturale della città. Poi sarebbe molto importante sensibilizzare le scuole riguardo la lingua napoletana, la sua musicalità, proteggendola perché la nostra è una lingua, non un dialetto.

Maestro, Lei è considerato, anche a livello internazionale, dal punto di vista musicale, uno dei padri della musica etnica napoletana infatti  ha cantato "La guerra" che sarebbe la "Tammurriata Nera" addirittura riscrivendola: come nacque e cosa significava?

La ringrazio ma è vero. John Turturro nel 2010 mi chiamò per partecipare al film "Passione" con musiche stupende rivisitate dalla tradizione napoletana. Per quanto riguarda poi "Tammurriata Nera" gli autori E.A. Mario e Nicolardi, nel 1944, vollero ironizzare sulla tragedia dei soldati neri e degli stupri che fecero nascere tanti bambini neri, allora io convinto che fosse una canzone drammatica, l'ho riscritta e reinterpretata facendola diventare quella che è tutt'ora.

Si è da poco concluso il Festival di San Remo e ad un grande artista come lei, non posso non chiedere cosa ne pensa.

Non è assolutamente snobbismo ma non l'ho visto, e non s'ho neanche chi ha vinto, sono anni che non lo guardo.

Lei non è certamente tra gli artisti che appaiono spesso in televisione, perché?

Semplice, non appartengo, perché non voglio appartenere a determinati giri e a certi ambienti che a volte determinano il successo spesso anche immeritato. Guardate la televisione, è piena di ospiti che non sanno fare nulla o ben poco, per fortuna è il pubblico che , anche se condizionato, alla lunga decide e grazie a loro......

Maestro, per la sua attività teatrale le sono stati conferiti molti riconoscimenti, a quale tiene di più?

Senza dubbio quello avuto il 2 giugno 2012 nel corso della celebrazione a Salerno della Festa della Repubblica dall'allora Presidente Napolitano che  mi consegnò il Diploma dell'Onorificenza di "Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Sono andato a cercare le motivazioni di quel  riconoscimento che dicono: " E' un meritato attestato per un uomo semplice che ha fatto della sua vita una testimonianza di amore per la storia, la poesia, la narrativa, la saggistica e per la cultura in generale, mettendosi sempre in discussione e dimostrando come sia possibile valorizzare qualsiasi cosa semplicemente con l'amore e la passione".

Maestro infinitamente grazie e buona fortuna per tutto.

A lei e ai suoi lettori un  forte abbraccio ed  un invito : "Venite a sognare con me".

E' tutto, alla prossima.


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