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Ignazio Marino: “Le persone per strada mi chiedono di restare”
L'intervista di Sebastiano Messina al sindaco Marino su LaRepubblica

Il sindaco uscente Ignazio Marino respinge, per la questione scontrini, tutte le accuse, una a una. Eppure, almeno formalmente, le dimissioni sono state rassegnate, con pressioni dalla maggioranza e quindi anche dal suo partito, per una questione che, di fatto, non lo vede nemmeno indagato. “Io mi sono dimesso perché volevo andare da loro (dai magistrati, ndr) senza alcuna protezione, diciamo così, formale. E dunque non come sindaco ma come sindaco dimissionario. Ho raccontato ogni piccolo dettaglio. A cominciare dal fatto che io non conoscevo l'esistenza dei giustificativi di spesa”. Questa è la spiegazione che il sindaco Marino fornisce Sebastiano Messina, di LaRepubblica.

Ma come è possibile che il sindaco non sapesse nulla? “Io lasciavo le ricevute sui tavoli della mia segreteria e per me finiva lì”. Ma non è uno scaricabarile, precisa: “Sono persone che hanno fatto il loro meglio e in buona fede, dovendo giustificare nella primavera del 2014 spese di undici mesi prima, utilizzando la mia agenda elettronica”.

Eppure, la storia degli scontrini si è nel tempo infittita. Ad esempio, risulta che sia stata pagata una colazione a un sopravvissuto dell’Olocausto. “Ecco quella è un'accusa che mi ha ferito molto. Completamente infondata. Io avevo accompagnato degli studenti nei campi di concentramento e una mattina mi sono fatto portare in camera mentre lavoravo con l'Ipad un caffè e un cornetto. Ora è chiaro che io non ho ricevuto nella mia camera da letto la mattina alle otto, il sopravvissuto dell’Olocausto…”. E la cena con l’ambasciatore del Vietnam, da quest’ultimo smentita? “Gli telefonerò per scusarmi dell'incidente, perché io non ho mai cenato con lui. Ma quel giorno l'ultimo appuntamento della giornata era proprio con lui. E chi ha guardato sull’agenda…”. E la cena a la ‘Taverna degli amici’, dove secondo l’accusa del ristoratore avrebbe cenato con la moglie? “(Il ristoratore, ndr) Ha riconosciuto mia moglie su una foto che non è di mia moglie. È la foto che viene fuori da Google. Ma non è sua. Di mia moglie non c'è neanche una foto sul web”. Secondo la spiegazione che Marino fornisce a LaRepubblica, la donna con cui era a cena “è una persona con la quale io ho scritto tanti articoli scientifici anche su Science. Quella sera volevo convincerla a far parte del comitato per il museo della scienza che voglio realizzare a Roma”.

“Io non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati”, ribadisce nuovamente il sindaco, dopo averlo già detto in conferenza stampa. E sulle dimissioni insiste: “La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del PD e di SEL, e al ballottaggio con il 64 per cento. Sto facendo delle verifiche”.

E intanto, anche i romani sono divisi: da una parte, c’è chi auspica la fine dell’era Marino, dall’altra chi invece invita il sindaco a rimanere. “La città - dice Marino - ha capito che con me sono stati cacciati i criminali che erano qua dentro. Le persone che incontro per strada mi chiedono di non interrompere questa esperienza”.


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