CINEMA
Intervista a Enrico Vanzina: "Torno indietro e cambio vita"
Enrico Vanzina, sceneggiatore campione di incassi assieme al fratello Carlo, giornalista, scrittore e figlio di Steno
Mariagloria Fontana intervista Enrico Vanzina

Enrico Vanzina, sceneggiatore campione di incassi assieme al fratello minore Carlo, giornalista, scrittore e figlio d’arte di Steno (Stefano Vanzina, regista di film tra cui: “Un americano a Roma”) nelle sale cinematografiche  con il fratello con il loro ultimo film “Torno indietro e cambio  vita”  storia di un uomo che torna indietro nel tempo, precisamente agli anni Novanta, e i cui  interpreti principali  sono: Raoul Bova, Giulia Michelini, Paola Minaccioni e Ricky Memphis. Nella casa in cui sia Enrico che Carlo hanno vissuto assieme ai genitori, entrambi attorno a un grande tavolo scrivono ed elaborano i loro film e  già pensano ai prossimi progetti.

 

Enrico, ai protagonisti del vostro ultimo film “Torno indietro e cambio vita” viene data una seconda possibilità attraverso un viaggio nel tempo.  Se potesse farlo anche lei, che cosa cambierebbe della sua vita?

Forse tornerei agli anni ’60 o forse cambierei mestiere. Avrei dovuto fare il romanziere, ma le strade della vita mi hanno portato a fare il cinema che mi ha dato tanta soddisfazione. Dal cinema ho imparato quello che diceva il cineasta Francois Truffaut: il cinema è la vita dalla quale si tagliano le scene noiose.

Ha dei rimpianti?

Il tennis è un grande rimpianto della mia vita. Da ragazzino giocavo assieme ad Adriano Panatta presso il centro federale, facevamo anche il doppio insieme, ma lui era destinato a diventare un campione, io no. A quindici anni ho smesso, ho fatto una scelta e ho continuato a studiare.

Il suo con suo fratello Carlo è sodalizio artistico trentennale, non discutete mai sul set?

Mio fratello è stato per anni aiuto di Monicelli nelle sue straordinarie commedie, è un regista bravissimo, senza manierismi inutili, conosce benissimo questo mestiere, c’è una stima reciproca. Siamo nati sul set cinematografico. Probabilmente nessuno dei due potrebbe fare a meno artisticamente dell’altro. Naturalmente non sempre fila via tutto liscio, ma abbiamo un affiatamento a prova di litigio.

A Cinecittà sono tornate a girare le grandi produzioni americane, rappresenta un rilancio per Cinecittà?

Per  Cinecittà come per il cinema italiano non ci sono soldi, lo dimostra il fatto che da anni Cinecittà è un centro di  produzione televisiva. Spero sempre in una rinascita di Cinecittà, ma quello che si è perso è anche la professionalità delle maestranze. Oggi con gli effetti speciali non siamo a livelli europei, figuriamoci americani.  Se non c’è un investimento forte, la vedo dura.

Con quali attori maschili le piacerebbe lavorare?

Un attore che stimo e che è anche uno dei miei migliori amici: Carlo Verdone. Un altro che mi piace moltissimo è Toni Servillo però il mio e il suo sono due mondi un po’ distanti e quindi non credo che capiterà.

Quali sono le attrici con cui hai lavorato che ha amato di più?

Quelle che mi hanno dato più soddisfazioni e che sono anche le più brave:  la bellissima e compianta Virna Lisi e Stefania Sandrelli

Cosa ha ereditato il cinema dei fratelli Vanzina da vostro padre Steno?

Artisticamente sia io che Carlo abbiamo ereditato il gusto della commedia e il grande rispetto per il pubblico. Il cinema si fa per il pubblico, dal film d’autore alla commedia popolare, questa è una regola che spesso si dimentica. Umanamente ho ereditato la sua umiltà, il fatto di non montarsi mai la testa, perché il pubblico si ricorda sempre l’ultimo film che hai fatto, mai il migliore. Inoltre, da mio padre ho mutuato anche la concezione per cui fare il cinema è come fare il medico, l’impiegato, è un mestiere  che fai tutti i giorni, lo scegli per tutta la vita.

Secondo lei che cos’è il cinema?

Il cinema è una macchina misteriosa per cui una persona un pomeriggio o una sera decide di uscire di casa, prende la sua auto, parcheggia e paga un biglietto solo per l’inspiegabile motivo di venire a vedere una cosa che hai scritto.

In casa c’è un pianoforte, lei suona?

Mia madre mi obbligò a prendere lezioni di pianoforte a sei anni anche se io non volevo, ma poi ha avuto ragione . Amo la musica perché  stabilisce contatti tra le persone, è un linguaggio che ci rende migliori e  ci avvicina a Dio.

Quali film va a vedere ?

Tutti, è il mio lavoro. Il cinema ha sempre rifatto se stesso, per cui bisogna vedere i film degli altri per capire se è possibile trovare nuove idee.

Se dovesse scegliere un politico attuale a cui far recitare una parte in un suo film, chi le piacerebbe?

Erano più interessanti i politici della prima e della seconda repubblica, questi sono tutti anonimi, insignificanti. Forse l’unico potrebbe essere Renzi che ha una forte personalità e una grande presenza scenica.

Ci sono molte foto sparse per la casa che la ritraggono con la sua famiglia, quanto è importante?

I miei genitori sono stati dei punti di riferimento, ma purtroppo sono morti quando ero ancora abbastanza giovane. Con mio fratello Carlo ci vediamo praticamente tutti i giorni. La mia famiglia attuale è fondamentale, sto con la stessa donna da quasi quarant’anni. È una famiglia allargata, lei ha un figlio nato da una precedente relazione che è anche mio figlio perché ci siamo scelti, oggi lui ha tre bambini, ma io non voglio essere chiamato nonno.

* Intervista pubblicata sul settimanale Visto, per gentile concessione dell'autrice.


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