INTERVISTE
“Il lato del cerchio”, intervista ai Dada Circus
“Lato del cerchio”, disco d’esordio dei Dada Circus: ne parliamo con Samuele Pasquali

Suggestioni e metafore, riferimenti letterari e allusioni. Un’ambientazione onirica in un tessuto realistico, ironia e serietà, romanticismo e disillusione. Sono questi i sentimenti eterogenei suscitati da “Lato del cerchio”, disco d’esordio dei Dada Circus, gruppo capitolino che si sta affermando con carattere sulla recente scena musicale indipendente. Una narrazione concreta e fluida che si snoda in una tracklist di dieci brani, una cronaca dell’esistenza il cui protagonista non è altro che l’essere umano. Tutto è relativo, un pirandelliano “così è se vi pare”, verrebbe da dire. Quando si racconta la vita nulla è come sembra oppure tutto può sembrare come in realtà è, dipende da chi guarda, da come guarda. Malleabile ed eclettico anche il sound dell’album che spazia dal cantautorato al funky, dal rock al folk, dal flamenco allo ska in una policromia musicale decisa e trascinante. Il vocalist del gruppo, Samuele Pasquali, ci ha parlato del gruppo e dell’ultimo progetto musicale.

Partirei subito dal nome, particolare e suggestivo, ricco anche di rimandi artistici o sbaglio? Ci spieghi la genesi di questa scelta?
Sì, sicuramente abbiamo un approccio all’arte molto dadaista, certo non abbiamo la presunzione di dire che i nostri brani sono dadaisti ma c’è il tentativo di riaffrontare la musica in questo modo: quindi per noi una chiatarra non è solo un oggetto che crea accordi ma può tirar fuori anche suoni sintetizzati, può assomigliare anche a un violino a volte, a un organo. Il termine “Circus”, invece, deriva più dalla dimensione live, siamo molto interattivi, molto divertenti. In realtà il nome nasce senza un motivo preciso, ci piaceva sia la corrente artistica del dadaismo sia la dimensione del circus e abbiamo accostato i termini.

Il vostro primo videoclip Fuga da Sambeach del 2013 ha ottenuto oltre 14000 visualizzazioni su youtube; la rete è diventata ormai un canale preferenziale per la fruizione e la diffusione della musica eliminando limiti ma facendo anche circolare proposte di ogni tipo in modo incontrollato. Cosa pensate in merito alla digitalizzazione della musica?
La rete è sicuramente funzionale al nostro lavoro come tutti i media, come lo era la televisione in passato; credo siano mezzi importanti quanto devastanti, sono armi a doppio taglio. Canali come facebook o youtube sono fondamentali per realtà come la nostra, ci hanno aiutato moltissimo a farci conoscere. Allo stesso tempo credo che i social network vadano un po’ contenuti per non distogliere l’attenzione dalla musica.

Il vostro lavoro comprende due attivitá opposte ma complementari: il lavoro di composizione e scrittura in studio e il live. Cosa amate dell'una e cosa dell'altra? Vi rispecchiate piú in una di queste due dimensioni?
Il live è la nostra dimensione naturale, in particolare il live in piazza dove emerge proprio il nostro aspetto da “circus” e che si distingue anche da quello nei club che è più attento. D’altro canto quello in saletta è un bel lavoro, duro ma altrettanto affascinante, proviamo moltissimo finché non viene fuori una canzone che poi non vediamo l’ora di portare dal vivo. La performance davanti ad un pubblico rappresenta lo sfogo dell’arte, l’abbandono alla magia che la musica crea ma anche l’atto della creazione è importante; direi che in maniera diversa amiamo entrambe le dimensioni del nostro lavoro.

Quali sono le vostre ispirazioni musicali?
Una risposta chiara non c’è, abbiamo ispirazioni davvero eterogenee, ognuno di noi sei ha un bagaglio musicale ampio e vario, potrei fare un elenco di cantautori italiani, per passare poi al rock o a un influsso più elettronico fino al raggamuffin.

L'ultimo singolo dell'album “Quasi trent'anni” parla della delicata situazione dei trentenni oggi, la generazione forse piú colpita e rallentata dalla crisi. Quale è il messaggio?
In realtà noi non mandiamo messaggi, diciamo che abbiamo descritto una situazione, la nostra realtà di quasi trentenni, figli dei tardi anni ’80; siamo una sorta di “post adolescenti” circondati da incertezza, oltre a non avere niente del nostro passato vediamo anche poche prospettive, non c’è un’ambizione. Rimaniamo a galleggiare in questo status senza una vera e propria linea di fuga. È semplicemente un racconto.

“Il lato del cerchio” è un disco eclettico, oltre che per il sound, anche per stile narrativo: si contrappongono disincanto e allegria, ironia e sinceritá. Cosa volevate raccontare?
In questo disco abbiamo voluto raccontare diverse storie che sono vissute da un protagonista il quale non è un personaggio ma proprio un essere umano che attraversa quindi varie emozioni, a volte è felice a volte meno, ci sono brani con accordi minori altri più spensierati. Sta qui l’ossimoro del “Lato del cerchio”, una persona non è necessariamente essere o quadrata o circolare, può essere entrambe o addirittura altro. Noi raccontiamo semplicemente le nostre storie, descriviamo i nostri pensieri rotondi e i nostri pensieri quadrati. La vita è così eterogenea che è come se racchiudessimo il tutto in un insieme, in un cerchio talmente grande che la circonferenza così estesa diventa una linea retta, si apre e diventa quasi un lato; è come l’orizzonte che sembra una linea, in realtà è solo il lato di un cerchio più grande che è la terra.

Voi siete uno dei gruppi emergenti più rappresentativi della realtà musicale della provincia romana. Come vivete questo ruolo? Come è la situazione?
C’è sicuramente molta musica, tanta condivisibile e tanta meno, nell’indipendente ci sono molte idee varie, nel mainstream invece c’è più chiusura. Noi veniamo dalla provincia perché ci siamo nati però fondamentalmente non siamo della provincia, non mi sento di appartenere ad un posto preciso. La situazione della musica in questo ambito è certamente difficile, si sono esperienze positive che magari faticano ad emergere, l’arte non viene sostenuta né sovvenzionata e le difficoltà sono molte.

Prossimi appuntamenti?
Per adesso l’aspirazione è quella di suonare il più possibile perché noi quello sappiamo fare; c’è poi l’intenzione di continuare l’idea del lato del cerchio e di realizzare quindi un secondo disco per raccontare altre cose; noi siamo questo, facciamo musica e scriviamo canzoni quindi il nostro obiettivo è suonare, suonare e suonare.

Grazie!
Grazie a voi!


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