INTERVISTE
Mafia Capitale, Magi: “Da Marino risposte che non sono arrivate”
Riccardo Magi, consigliere di Roma Capitale, “incorruttibile” secondo le intercettazioni, fa il punto su Mafia Capitale

Riccardo Magi, consigliere di Roma Capitale, radicale ed eletto in Lista Civica Marino alle scorse elezioni amministrative. Di lui le intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale dicono: “incorruttibile”. Lo abbiamo incontrato in piazza del Campidoglio, al termine dei lavori di Assemblea, per discutere di Mafia Capitale e della crisi politica e istituzionale che sta coinvolgendo Roma.

Consigliere Magi, un suo punto di vista all’indomani di Mafia Capitale.
Quello che è emerso non riguarda solo la presenza di alcune mele marce ma evidenzia un sistema radicato che ha abbracciato in maniera trasversale diversi schieramenti politiche e diverse Giunte nel corso degli anni. È grave che, in questo momento, ancora manchi da parte del sindaco Marino quello che è un atto necessario, e cioè che venga in Consiglio e che faccia un’analisi politica di quanto è avvenuto e sta avvenendo, che spieghi perché a suo avviso è potuto succedere e cosa non ha funzionato dal punto di vista dei controlli interni all’amministrazione. E, soprattutto, deve indicare due o tre punti chiari per ripartire, due o tre punti di riforma e come raggiungerli: in mancanza di questo, siamo davanti a una crisi istituzionale e politica che rischia di degenerare se non c’è la soluzione di governo. In questo momento siamo schiacciati tra il M5S che da una parte grida ‘Onestà, onestà’ e il sindaco che risponde ‘Onestà, sono onesto’. Ma ai cittadini non basta, non può bastare perché i cittadini devono poterla dare per scontata l’onestà di un sindaco e di un’amministrazione. Servono risposte politiche e di governo che siano all’altezza della situazione: sono passati circa dieci giorni dallo scoppio della seconda fase dell’inchiesta e non c’è stata ancora una riunione di maggioranza, della quale io faccio parte e continuo a far parte in modo propositivo – ad esempio con la proposta di due delibere di iniziative popolari insieme al Comitato Accogliamoli sul superamento progressivo dei campi rom e sulla riforma del sistema dei centri di accoglienza. Nonostante io continui a farne parte, osservo che ancora non c’è stata questa riunione di maggioranza, col sindaco e con gli assessori, durante la quale discutere e capire di come ripartire, e questo è un sintomo di debolezza politica.


Secondo lei, perché ancora non c’è stata?
Un’ipotesi è che il principale partito della maggioranza, che è anche il principale partito nel Paese, e che a Roma esprime un sindaco e diversi assessori, sia forse troppo impegnato a rifarsi il lifting. Ci devono dire chiaramente se pensano di avere la forza, la voglia e la capacità di governare la Capitale, oppure se vogliono dedicarsi principalmente alla ricostruzione del partito.


Lei tempo fa scrisse una lettera aperta al sindaco Marino, indicando alcuni punti dai quali ripartire per risollevare il futuro di Roma. All’indomani di Mafia Capitale, quali sarebbero questi punti?
Rimarrebbero gli stessi: quei punti chiedevano chiarezza e trasparenza in merito agli affidamenti diretti e alle proroghe illegittime. Come abbiamo visto, al centro di Mafia Capitale c’è proprio questa questione, soprattutto in riferimento all’emergenza abitativa e alla gestione dell’accoglienza. Un altro punto che ponevo e pongo all’attenzione, è la questione della metro C, un vero bubbone che nella Capitale prima o poi esploderà. Parliamo di un’opera totalmente fuori controllo, dal punto di vista del piano finanziario, che non ha più un progetto definitivo. I romani la aspettavano perché credevano fosse un’opera essenziale che potesse consentire finalmente a Roma di avere una mobilità degna di una capitale europea. Il sindaco, se vuole mostrare di essere dalla parte della legalità, deve puntare i piedi su questo aspetto e consentire alla città di avere una mobilità a livello europeo.


Lei ha più volte manifestato solidarietà nei confronti del sindaco Marino. Al di là dell’onestà del primo cittadino, crede comunque che Marino debba dimettersi o no?
Le elezioni da sole non garantiscono pulizia, perché quello che sta emergendo è un malaffare che coinvolge non solo la politica, ma anche la parte alta dell’amministrazione, ovvero alcuni dirigenti. Addirittura, le elezioni rischierebbero di far andare oltre e di non approfondire quello che è successo. Da un punto di vista politico, che è quello che mi compete, il sindaco deve continuare se lui, e la sua maggioranza, sono in grado di dare risposte che a oggi però ancora non sono arrivate. Non ci sono state risposte che abbiano consentito di riacquistare autorevolezza, nella sede propria, nella sede del Consiglio: è necessario che il sindaco dica la sua, che parli ai cittadini e faccia le sue proposte; non è detto che basti, ma è un passaggio che non si può evitare. Da un punto di vista amministrativo, c’è il procedimento avviato dalla commissione prefettizia, e competerà a chi di dovere valutare o meno lo scioglimento del Comune.


Secondo lei c’è un disegno più alto del sindaco, magari mosso dallo stesso Matteo Renzi? Tanto per iniziare, ad esempio, a Marino è stato sottratto il Giubileo.
Renzi ha rilasciato un’intervista in cui esprime il massimo sostegno al sindaco Marino ma poi sottolinea che da Roma arriva un segnale che non si può ignorare. Dopodiché, però, non dà alcuna soluzione, eppure ci sono aspetti che dovrebbero interessare il governo perché sono di livello nazionale. L’inchiesta, infatti, ha coinvolto amministratori che sono tra i più votati: così come era accaduto in Regione, abbiamo un sistema delle preferenze, negli enti locali, che è forse il sistema che più si adatta alle clientele e alle collusioni, ed è qui che dovrebbe aprire una riflessione il Parlamento, ma anche Renzi in qualità di presidente del Consiglio. Il sistema dei controlli interni alla pubblica amministrazione e negli Enti locali evidentemente non ha funzionato: il presidente del Consiglio dovrebbe allora dirci qualcosa; fino ad ora, invece, ha solo parlato di inasprimento delle pene ma nel Paese con la durata più lunga dei processi serve a poco.


Qualora si dovesse optare per lo scioglimento del Comune di Roma, come si metterebbero le cose per la Capitale?
Lo scioglimento, che arriverebbe in quel caso dopo l’estate secondo i tempi, sarebbe certamente un danno di immagine fortissimo. Se ce ne sono i presupposti da un punto di vista amministrativo, perché gli ispettori hanno capito che non ci può essere altra soluzione, va però accettata questa decisione come ogni altra che sia nel rispetto delle norme a tutela della legalità.


Un commento da cittadino romano e non da esponente delle istituzioni e di questa maggioranza.
C’è grande sconforto e un gran disorientamento. Da cittadino mi aspetterei un po’ più di senso delle istituzioni da parte di tutti, sindaco e forze politiche. Sembra invece che tutti stiano assaltando questa situazione tentando di ricavarsi uno strapuntino elettorale.


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