CRONACA
Mafia Capitale, in manette molti politici romani. Ecco i nomi
Tra provvedimenti di custodia cautelare in carcere anche quelli rivolti ad ex consiglieri e consiglieri di Roma e Lazio

Tra i 44 provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi in mattinata, c’è anche quello per l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti. Ma non solo. In manette anche Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa di Roma Capitale, i comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari, l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone e Luca Gramaziodapprima, secondo quanto riferisce ANSA, come consigliere di Roma Capitale e poi come consigliere alla Regione Lazio. Tutti, a seguito del primo filone di indagini, si sono dimessi dalle proprie cariche. Tra gli arrestati, inoltre, anche Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. In manette anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. 

In particolare, Tassone e Tredicine sono finiti ai domiciliari, insieme ad altre 23 persone, per un totale di 25. Tra di loro, anche Daniele Pulcini. Ecco la lista dei destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari firmata dal gip di Roma Flavia Costantini: Emanela Bugitti, Piera Chiaravalle, Sandro Coltellacci, Alessandra Garrone, tutti già agli arresti domiciliari. Poi Gerardo Addeo; Tommaso Addeo; Gaetano Altamura; Stefano Bravo; Marco Bruera; Domenico Cammissa; Santino Dei Giudici; Guido Magrini; Angelo Marinelli; Salvatore Menolascina; Mario Monge; Brigidina Paone; Stefano Venditti; Paolo Solvi; Fabio Stefoni; Tiziano Zuccolo; Carmelo Parabita

Di grande risalto, si evince dalle indagini, la figura di Luca Odevaine, che sarebbe stato in grado “di garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello’ di imprese interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’aggiudicazione dei relativi appalti”. In questa nuova fase di indagini, sono stati acquisiti “ulteriori elementi in ordine all’esercizio del metodo mafioso da parte del sodalizio, confermato anche dalle testimonianze rese da diversi imprenditori vittime”. È stata “acclarata, inoltre, la centralità, nelle complessive dinamiche dell’organizzazione mafiosa diretta da Carminati, di Salvatore Buzzi, riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate”.

Gli approfondimenti nei confronti di Luca Odevaine, “i cui contatti con Buzzi erano emersi in relazione al coinvolgimento delle relative imprese nella gestione dellemergenza immigrati, hanno confermato – secondo quanto riferisce stavolta AdnKronos – l’articolato meccanismo corruttivo facente capo allo stesso Odevaine che, in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti nello specifico settore”.

Ampio, infine, l’ambito di azione di Buzzi e delle imprese che a lui facevano riferimento: “accoglienza dei profughi e dei rifugiati, raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti, manutenzione del verde pubblico” e altri settori oggetto di gare pubbliche – prosegue l’informativa di ANSA – come ad esempio “i lavori connessi all’emergenza maltempo a Roma e le attività di manutenzione delle piste ciclabili”.


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