POLITICA
La sintesi della "Sfida Capitale" in onda in tv
A Piazza Pulita, Formigli ha intervistato i 4 candidati sindaci al Comune di Roma

È stato un evento quasi ‘storico’ quello di ieri sera.
Alfio Marchini, Marcello De Vito, Gianni Alemanno e Ignazio Marino erano tutti e 4 insieme a ‘Piazza Pulita’, la trasmissione di La7 condotta da Corrado Formigli, che ieri sera, per l’occasione, ha preso il titolo di ‘Sfida Capitale’.
Evento ‘storico’, sì. Perché è strano vedere un grillino in tv disposto a raccontarsi alle telecamere italiane e a rispondere alle domande dei giornalisti. Perché è strano vedere che Marino abbia accettato un confronto tv, dopo aver negato la sua presenza a Ballarò, la trasmissione di Rai3 condotta da Giovanni Floris, scelta che ha scatenato le polemiche di Marchini e Alemanno.

Tra domande, filmati e reportage giornalistici, Formigli ha fatto mettere a nudo i 4 candidati favoriti alle prossime elezioni amministrative Capitoline, che si terranno fra 13 giorni.
Il problema è che quando si mette a nudo un candidato, non sempre le risposte possono sembrare soddisfacenti.
Almeno non agli occhi degli elettori che sono stanchi di certa politica.

Non tutti sono a conoscenza di come funziona realmente la gestione di una città, ed è molto facile puntare il dito contro il bersagli più facile – in questo caso il Sindaco uscente, Gianni Alemanno – perché la difficile amministrazione delle realtà locali spesso si intreccia con una malagestione dell’amministrazione pubblica a livello nazionale.
I piani si intrecciano, spesso in modo confuso. Lo Stato interferisce con le realtà più vicine ai cittadini, ma sta bene attento a non farsi attribuire colpe che potrebbero giocare un brutto scherzo in termini di consensi elettorali.

I temi affrontati sono stati molti: a partire dai progetti dei 4 candidati sull’IMU, per finire con i costi della campagna elettorale.
Nel mezzo, l’emergenza abitativa, lo sgombero di Tor Tre Teste, il traffico di Roma – spada di Damocle per i cittadini romani che, si stima, passano circa 14 giorni della loro vita in macchina per raggiungere il luogo di lavoro –, il debito pubblico, gli scandali di parentopoli e l’abusivismo.

Sull’IMU, è chiara la posizione di De Vito e Alemanno: loro due non la vogliono sulla prima casa, in linea con i programmi elettorali dei loro partiti di riferimento.
Alemanno ha precisato anche che, grazie al Quozionte Familiare, circa 300 mila famiglie romane (quelle con più figli a carico, con il reddito molto basso, e con disabili in famiglia) da quest’anno non pagheranno più l’IMU sulla prima casa; inoltre, l’amministrazione Capitolina ha provveduto a rivedere gli estimi catastali, procedendo quindi a un nuovo calcolo dell’IMU.
Della stessa opinione anche Alfio Marchini.

Marino, invece, sulla domanda, si è mostrato titubante: non ha dichiarato nulla in ordine alla possibile abolizione dell’IMU, ma si è lasciato andare a commenti prettamente politici. Ha dichiarato che l’IMU è stata una tassa introdotta dal governo Berlusconi, di cui si occuperà, ora, il governo Letta. Come è vero, in parte. Alemanno, infatti, ha precisato che il governo Berlusconi ha introdotto l’IMU solo sulla seconda casa, mentre poi il successivo governo Monti ha allargato la tassa anche alla prima abitazione.

Ma non prendiamoci in giro: entrambi i partiti cui Marino e Alemanno (quest’ultimo però non siede in Parlamento, e quindi non ha votato) appartengono, hanno votato sì all’IMU sulla prima casa introdotta da Monti. Il quale, ha realizzato il gioco più banale che un politico possa realizzare: mancano i soldi, allora aumentiamo le tasse. Ma non ha fatto i conti con la crisi economica che affligge il nostro Paese, ampliando ancora di più il disagio dei cittadini italiani.
E ancora, la carta del governo Letta non è, propriamente, quel che si dice un ‘asso nella manica’.
Si tratta di un governo osteggiato da molti, perché, seppur si componga di ministri ‘politici’ e non tecnici, non è un governo politico in senso proprio. Non è frutto di una scelta elettorale, ma di un compromesso di palazzo.

I toni comunque, per tutto il tempo, si sono mantenuti pacati.
A tratti, solo Alemanno e Marino si sono dati contro, come era prevedibile, sulla falsariga della politica parlamentare. Pd e Pdl si osteggiano; Alemanno e Marino anche.

Ad accendere nuovamente il dibattito tra i 4, ci ha pensato la questione del debito pubblico del Comune di Roma.
“Non c'è trasparenza sui conti del Comune. Non sappiamo quant'è il debito”, ha dichiarato il candidato democratico, Ignazio Marino.

Alemanno, incalzato dalle richieste di delucidazioni dei suoi sfidanti, ha risposto che “ il debito della gestione commissariale, accumulato non solo da Veltroni ma anche negli ultimi 30 anni, nel momento in cui siamo subentrati nel 2008 era di 12 miliardi e 300 milioni circa. Ora l'abbiamo ridotto a 8,7 miliardi. Attualmente il debito del Comune è zero. È tutto online sul sito, basta leggerlo. Non c'è nulla di misterioso. Ci sono leggi severissime da questo punto di vista”.

“Ci sono due temi distinti e Alemanno ha ragione in parte – ha ribattuto l'imprenditore Marchini – Un conto è il debito pregresso che sta in una bad company e che sta a parte. La vera emergenza che noi abbiamo è il bilancio corrente: ingressi meno uscite. È quello il disavanzo che mette a rischio il pagamento degli stipendi ed è su quello che ci dobbiamo concentrare”.

Anche De Vito ha detto la sua. “Non mi risulta quello che dice Alemanno – ha dichiarato – Basta leggersi la relazione di gennaio 2013 dell'agenzia Fitch per rendersi conto che sotto la gestione Alemanno, il debito è aumentato di 1,7 miliardi e che quest'anno chiuderemo con un disavanzo di 200 milioni di euro”.

Ma allora c’è o non c’è trasparenza sui dati?
Perché il problema è sempre quello: i candidati in tv si fanno ‘guerra’, a tratti lecita e legittima, e i cittadini restano col telecomando in mano ad annegare tra manifesti politici e dubbi senza risposte.


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