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C’era una volta la Serie A: dalle stelle alle stalle in 10 anni
La favola che vi raccontiamo oggi è questa: "C’era una volta la Serie A". Una storia che ha inizio negli anni Novanta...
Diego Maradona e Franco Baresi

Moltissime favole iniziano con la classica frase: “C’era una volta…” e spesso il resto della storia riguarda mondi magici in cui ogni cosa sembra destinata ad accendere la fantasia del lettore. Poi la favola finisce e ci si ritrova nel mondo reale, un po’ tristi perché alla fine del viaggio vissuto tramite le pagine del libro bisogna ricominciare a fare i conti con i problemi di tutti i giorni.

Siamo negli anni Novanta e l’Italia per un’estate sarà il centro del mondo calcistico, poiché il nostro Paese ospita la Coppa del Mondo. La Serie A è uno dei campionati più prestigiosi del pianeta e a conquistare lo scudetto nell’anno del Mondiale è il Napoli, che può vantare tra le sue fila Diego Armando Maradona, “El Pibe de Oro”, il più forte giocatore in circolazione. Alle spalle dei partenopei c’è il Milan degli olandesi Ruud Gullit, Frank Rijkaard e Marco Van Basten, allenati magistralmente da Arrigo Sacchi.

Dodici mesi dopo a trionfare nel massimo campionato italiano è invece la Sampdoria, trascinata dai gemelli del gol Roberto Mancini e Gianluca Vialli. La squadra blucerchiata inizia con Vujadin Boskov un periodo di crescita incredibile, che culmina nella finalissima di Coppa Campioni dell’anno successivo, persa ai supplementari contro il Barcellona di Koeman.

Con l’apertura della Lega a un maggior numero di stranieri, le formazioni di Serie A iniziano la corsa ai giocatori migliori, ma nonostante l’arrivo di talenti come Savicevic, Papin, Platt e Pancev, a vincere la classifica dei bomber nel ’93 è l’italianissimo Giuseppe Signori, che dopo essersi fatto le ossa nel “Foggia dei miracoli” di Zeman, approda alla Lazio e alla prima stagione con gli aquilotti segna ben 26 reti. Alle sue spalle c’è Roberto Baggio, che oltre alle 21 segnature in campionato, trascina la Juventus alla conquista della Coppa UEFA e a fine anno viene insignito del premio individuale più prestigioso per un calciatore: il Pallone d’Oro. Nello stesso anno il Parma di Nevio Scala si porta a casa la Coppa delle Coppe.

La stagione ’93-’94 è quella che porta alla Coppa del Mondo a stelle e strisce e l’Italia arriva alla rassegna mondiale con un biglietto da visita impressionante, a forti tinte rosso-nero-azzurre: il Milan di Fabio Capello si laurea Campione d’Europa grazie al 4-0 rifilato al Barcellona in finale, con doppietta di Daniele Massaro. I cugini nerazzurri invece s’impongono in Coppa UEFA, grazie alle 8 reti messe a segno dal neo acquisto Dennis Bergkamp nel corso della manifestazione. In Serie A invece è lo stesso Milan a vincere il suo 14° titolo, anche se la classifica dei marcatori è vinta ancora una volta da Signori. Questa volta però il secondo posto lo prende un giovane Gianfranco Zola. Baggio arriva terzo e purtroppo per lui, e per l’Italia, non riuscirà a portare l’Italia sul tetto del Mondo a causa del celebre rigore fallito nella finale contro il Brasile.

L’anno dopo è la Juventus a tornare ai fasti del passato grazie al nuovo tecnico Marcello Lippi, che riesce a plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. Il tridente Baggio-Vialli-Ravanelli è una garanzia e dietro a questi maestri del gol si fa spazio un giovane prospetto di nome Alessandro Del Piero. Il Milan arriva di nuovo in finale di Coppa Campioni, ma deve abdicare in favore dell’Ajax. La coppa UEFA è ancora una faccenda italiana, con l’affermazione del Parma di Zola, Asprilla e Benarrivo, che nel match conclusivo battono proprio i bianconeri Campioni d’Italia. La classica dei cannonieri del campionato parla però argentino: miglior realizzatore è Gabriel Omar Battistuta, seguito da Abel Balbo.

Trecentosessantacinque giorni dopo l’Italia è ancora sul tetto d’Europa grazie alla vittoria della Juventus in Champions League, che nella finale contro i campioni uscenti dell’Ajax si impone ai calci di rigore, dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. La maglia numero 10 è quella di Del Piero, autore di 6 reti nel corso della competizione. In campionato è ancora il Milan a fare la voce grossa, ma quello che sorprende di più è il titolo di capocannoniere vinto da Igor Protti. La Serie A può vantare campioni del calibro di George Weah e Paul Ince, accompagnati da una serie di giovani futuri protagonisti come Christian Vieri, Filippo Inzaghi, Roberto Carlos, Javier Zanetti e Gianluigi Buffon.

La Juventus si riconferma una corazzata anche l’anno successivo, vincendo in campionato e arrendendosi in finale di Champions League contro il Borussia Dortmund. Secondo posto anche per l’Inter in Coppa UEFA e torneo italiano invaso dagli stranieri dopo la sentenza Bosman: arrivano Zinedine Zidane, Marcio Amoroso, Juan Sebastian Veròn, Lilian Thuram, Hernan Crespo e Pavel Nedved, tanto per citarne qualcuno.

Nel 97-98 ancora un anno di gloria in Europa con la vittoria dell’Inter in Coppa UEFA nella finale tutta italiana contro la Lazio, in cui va a segno uno dei veri ultimi colpi di mercato per una squadra italiana: nelle fila dei meneghini c’è Luis Nazario da Lima Ronaldo, detto anche il “Fenomeno”. La punta brasiliana adesso si diletta a giocare a poker sia online che dal vivo contro altri campioni dello sport come Rafa Nadal o Marcus Hellner per il brand PokerStars e ha dimostrato di essere letale con le carte proprio come lo era col pallone quando impauriva le difese di tutto il mondo. A quei tempi era l’attaccante più decisivo del pianeta e fu stato prelevato dal Barcellona, una manovra assolutamente impensabile per una squadra italiana di oggi. La stagione successiva è il Parma di Malesani trionfare in Coppa UEFA.

Il biennio successivo è quelle delle romane, con la Lazio che vince lo scudetto 1999-2000 grazie alle reti di Marcelo Salas e la Roma che si afferma l’anno seguente grazie a Francesco Totti, Marco Del Vecchio e il “Re Leone” Batistuta. Il nostro Paese impara a conoscere anche Andriy Shevchenko e David Trezeguet.

E facendo un piccolo passo avanti arriviamo alla conclusione della nostra storia, con la finale di Champions League del 2002-2003, in cui ad affrontarsi in finale furono due squadre italiane, ovvero il Milan di Ancelotti e la Juventus di Lippi, con l’Inter che si era fermata in semi-finale.

Dopo questa stagione il nostro campionato ha smesso di essere il più bello del mondo e nonostante le vittorie estemporanee del Mondiale di Germania e del “Triplete” dell’Inter la Serie A è diventato il 4° campionato in ordine di importanza a livello europeo, insidiato dai fantamilioni portati da sceicchi e magnati russi. Un calcio povero di moneta ma anche d’idee, che si accontenta dei soldi delle televisioni, che non è riuscito a risolvere il problema degli ultras e del calcioscommesse.

E ora come alla fine di una favola, bisogna tornare a fare i conti con la realtà.


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