INTERVISTE
Prostituzione, Santoro incontra Pisapia: "Lavorare in sinergia"
Intervista al presidente del Municipio IX Andrea Santoro dopo l'incontro con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia
Foto agenzia DIRE

Roma, Genova, Milano. Di prostituzione se ne parla, e ancora, e anche oltre i confini della Capitale. La proposta del presidente del Municipio IX Andrea Santoro ha raggiunto anche gli amministratori delle due città del nord Italia, che Santoro ha incontrato – il sindaco Pisapia e Simone Zambelli, presidente del Consiglio di Zona 8 a Milano; l’assessore comunale al commercio e centro storico della giunta Doria, Emanuele Piazza, e Simone Leoncini, presidente Municipio Centro est a Genova – non solo per discutere e analizzare il fenomeno della prostituzione e le varie forme in cui si declina sui diversi territori cittadini, ma anche per trovare spunti di lavoro comune “per affrontare il fenomeno della prostituzione e per contrastare il racket”, come dice Santoro stesso. E proprio a lui abbiamo chiesto di raccontarci l’incontro con il sindaco meneghino.


Presidente Santoro, partiamo dall’inizio. Come e perché nasce la sua proposta di una cd. zona a luci rosse all’Eur?
Non ho mai parlato di “zona a luci rosse”, si tratta forse di una semplificazione giornalistica che mal sintetizza un progetto ben più articolato. Quello approvato all'unanimità dal Municipio IX è un programma immediatamente applicabile – che ho inviato al sindaco Marino, al prefetto Pecoraro e ai presidenti degli altri Municipi – che prevede 5 azioni precise per affrontare questo problema: vietare la prostituzione, attraverso un ordinanza del sindaco, a ridosso di abitazioni, parchi, scuole e luoghi di culto; multe fino a 500 euro per chi non rispetta questo divieto; istituire nei Municipi di Roma il coordinamento tra le forze dell'ordine e i gruppi municipali della Polizia Locale per pianificare un'azione efficace di controllo del territorio; attivare le “unità di strada” con operatori sociali specializzati per supportare le donne, gli uomini e le transessuali vittime di tratta o sfruttati dal racket; promuovere nelle scuole percorsi di educazione sentimentale per il rispetto del corpo di ogni persona. Come vede, è l'esatto opposto di voler creare zone a luci rosse.


Il dibattito che ne è seguito a Roma è stato a tratti feroce e lei è stato da più parti criticato. Ha mai pensato di fare marcia indietro o, al contrario, le sue posizioni si sono consolidate?
Se si sceglie di cambiare le cose ci vuole pazienza e tenacia. Alla fine, il consenso di tutte le forze politiche ottenuto in Municipio dimostra la bontà di una proposta che intende dare risposte immediate ai problemi connessi alla prostituzione, in attesa di una legge nazionale. La soluzione che abbiamo individuato sta sollecitando anche le amministrazioni di altre città a ricercare soluzioni: ho incontrato amministratori locali di grandi città metropolitane come Milano e Genova che sentono il bisogno di dare risposte ai loro cittadini. Questo vuol dire che abbiamo messo una marcia avanti nel governo delle città. Abbiamo scelto di combattere l'illegalità davvero, non a parole.


Alla fine il suo progetto è stato realizzato a metà, ma la sua proposta ha almeno avuto il merito di riaprire un dibattito. E in Municipio IX anche parte dell’opposizione ha capitolato e ha votato il suo documento. È soddisfatto dei risultati raggiunti?
Se riuscire in soli 15 giorni a finanziare le “unità di strada”, a calendarizzare al Senato una nuova proposta di legge, ad avere una presenza maggiore delle forze dell'ordine, a squarciare il velo dell'ipocrisia che c'è su questo fenomeno, a mettere d'accordo praticamente tutte le forze politiche significa aver realizzato un progetto a metà, mi sta più che bene. La verità è che abbiamo fatto in 15 giorni quello che altri non hanno fatto in 15 anni. E se questo progetto del Municipio IX vuole essere conosciuto in altre città italiane, se permette, mi rende orgoglioso. Da presidente e da cittadino di questa città.


Si parte con il rifinanziamento del progetto Roxanne, cancellato dalla precedente amministrazione capitolina. È un primo step, come bisognerebbe procedere ora secondo lei? E di quali poteri in più bisognerebbe dotare gli enti locali per il contrasto al fenomeno della prostituzione?
La nostra proposta prevede di vietare la prostituzione nei centri residenziali, multe salate per i trasgressori e un forte impiego dei servizi sociali per offrire opportunità di riscatto e di salvezza alle vittime del racket. E' necessario, tuttavia, adottare tutti gli accorgimenti per migliorare il coordinamento delle forze dell'ordine e con la polizia Locale. Ecco perché abbiamo chiesto di attivare tavoli di coordinamento locali che diano più capacità di intervento agli amministratori. E poi bisogna dirsi la verità: i cittadini chiedono risposte a chi hanno più vicino. I Municipi devono essere messi in condizione di poter dire che le Istituzioni, anche su questi problemi, ci sono.


Dall’Eur a Milano, il passo è breve. Ci parli del suo incontro con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Che differenze ci sono tra Roma e Milano in relazione al fenomeno della prostituzione?
E' stato un confronto molto interessante dal quale sono emersi spunti di lavoro comune per affrontare il fenomeno della prostituzione e per contrastare il racket. Pisapia ha voluto conoscere il nostro progetto e mi ha parlato delle differenze con la realtà di Milano dove la prostituzione si concentra nell'hinterland, esprimendo comunque preoccupazione rispetto al contenimento del fenomeno in relazione ai nuovi flussi migratori, e chiarendo che il problema deve essere posto all'attenzione delle città metropolitane e del Parlamento.


Non solo Milano, ma anche un confronto con l’amministrazione genovese. Al termine dell’incontro ha parlato di “urgenza di operare in sinergia”. Quindi, vi siete salutati con una stretta di mano e quali promesse?
Incontri di lavoro si sono tenuti anche a Genova con l'assessore comunale al Commercio e Centro storico della giunta Doria, Emanuele Piazza, e Simone Leoncini, presidente Municipio Centro est. Lì il fenomeno dell'adescamento da parte delle prostitute si concentra nel cuore della città, nell'area pedonale dove ha sede il Comune. Si tratta, com'è evidente, di un problema molto sentito che merita di essere approfondito. Per questo in primavera organizzeremo a Roma una conferenza tematica con gli amministratori delle città metropolitane. A Genova e a Milano ho incontrato amministratori che non vogliono voltarsi dall'altra parte di fronte ai problemi di questo tempo. Stiamo passando da “il problema non è mio” a “è un problema nostro”. E' un cambio epocale.


Un tweet ai detrattori del suo progetto. 
Sulla #prostituzione, contro il #racket e sul #governo delle città preferisco chi prova a fare, non chi riesce a dire. 


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