INTERVISTE
Intervista a Gianni Alemanno dopo la bufera: "Adesso parlo io"
"Sono tornato a fare l’ingegnere, mia moglie Isabella (Rauti) mi è stata vicinissima, a settembre scalerò l'Himalaya"
Gianni Alemanno

Per la prima volta dopo l’avvio dell’inchiesta Mafia capitale, che lo vede indagato per associazione mafiosa, parla l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Lo fa sul settimanale Visto, in un'intervista esclusiva a Mariagloria Fontana.
 
«In politica non si può automaticamente scaricare le responsabilità dei collaboratori su chi li ha nominati, altrimenti nessuno si salverebbe», dice Alemanno respingendo ogni accusa nei suoi confronti. «La stampa ha focalizzato tutta la vicenda su di me, ma è coinvolto un ampio settore della politica romana. In Campidoglio il “dominus”, il personaggio chiave, non è Massimo Carminati, ma Salvatore Buzzi, un uomo del Partito democratico». Poi passa a parlare del suo presente: «Sono tornato a fare l’ingegnere, mia moglie Isabella (Rauti) mi è stata vicinissima, sto ultimando un saggio sul futuro della destra e a settembre ritenterò la scalata dell’Ama Dablan, sull’Himalaya». Infine, una battuta sull’attuale sindaco di Roma, Ignazio Marino: «Non ascolta nessuno, è presuntuoso». Un frammento dell'intervista.


Suoi collaboratori sono coinvolti nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’, l’opinione pubblica si domanda come mai li abbia nominati. È possibile fare questo errore di valutazione?
Io sono incredulo quando leggo delle accuse riferite a persone come Panzironi, ma anche ad altri, e spero ancora che dagli sviluppi dell'inchiesta sia dimostrata la loro innocenza ma se le accuse si dovessero dimostrare fondate, non sarei certo il primo politico con dei collaboratori sotto accusa, basta pensare agli stretti collaboratori del sindaco Marino che sono inquisiti e a Luca Odevaine, vice capo di gabinetto e braccio destro di Walter Veltroni quando era in Campidoglio . In politica non si può automaticamente scaricare le responsabilità dei collaboratori su chi li ha nominati, altrimenti nessuno si salverebbe.


Di chi sono le responsabilità?
L’inchiesta Mafia Capitale si riferisce a un lasso temporale molto esteso che comprende il periodo in cui siamo stati sindaci Rutelli, Veltroni, io e Marino. La stampa ha focalizzato tutta la vicenda su di me, però è un ampio quadro politico romano che ne è coinvolto. In Campidoglio il ‘dominus’, il personaggio chiave non è Carminati, ma Salvatore Buzzi.


Chi è Buzzi?
Un uomo del Partito Democratico, un’icona della sinistra, il leader della cooperazione sociale, un ex detenuto graziato dall’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro, accolto in tutti i salotti buoni della sinistra e che io stesso ho accreditato proprio per non fare la figura del sindaco di Destra che voleva emarginare un esponente di sinistra. Tutta la vicenda di Mafia Capitale per quanto mi riguarda in Campidoglio è una storia di sinistra.


Lei che legame aveva con Buzzi?
Quello di un sindaco che doveva tenere un rapporto col più importante esponente della cooperazione sociale a Roma, un consorzio di 1200 dipendenti con soggetti sociali svantaggiatissimi. Un uomo totalmente difeso dal mondo della sinistra e il cui valore era riconosciuto anche dal centrodestra. Ciò non toglie che ci siano stati anche momenti di durissimi scontri politici tra noi due, come testimoniano i tanti sit-in di protesta organizzati dalla cooperativa 29 giugno contro di me.


Si legge dalle indagini che la sua Fondazione Nuova Italia ha ricevuto bonifici da Buzzi e la sua cooperativa 29 giugno, è così?
Io non ho ancora parlato con i magistrati di questa vicenda, ma qualcosa le posso dire. Questa cooperativa ha dato contributi legali e registrati a tutti, da destra a sinistra. Si tratta di finanziamenti privati ai partiti assolutamente legittimi. Come accade per qualsiasi esponente politico. Io li ricevevo in campagna elettorale da tutti i fronti politici, non solo da loro. D’altra parte se si abolisce il finanziamento pubblico non si può criminalizzare il finanziamento privato.

* Foto di Franco Ferrajuolo


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