POLITICA
Stadio Roma, c'è l'ok del Campidoglio: delibera approvata
L'Aula Giulio Cesare sancisce il pubblico interesse della struttura. Il M5S si oppone e spiega perché

L'Assemblea capitolina ha approvato la delibera e ha quindi dichiarato il pubblico interesse dello stadio della AS Roma a Tor di Valle: i tifosi giallorossi hanno ricevuto il loro regalo di Natale e Pallotta inaugurerà l'anno nuovo più serenamente.

In Aula Giulio Cesare, i consiglieri di Roma Capitale hanno votato a favore per un totale di 29 sì su 40 votanti; 8 i no e 3 gli astenuti. Una maratona verso l'approvazione della delibera, nonostante i lavori dell'Aula siano stati interrotti a più riprese dalla caduta del numero legale e dal blitz degli ex lavoratori della Multiservizi. Presente al momento della votazione finale anche il sindaco Ignazio Marino.

87 ordini del giorno e 44 emendamenti presentati alla delibera, che non hanno quindi impedito il voto finale: alcuni di questi sono stati recepiti e votati, e hanno in parte modificato la delibera che sancisce il pubblico interesse dello stadio della AS Roma. Tra questi, come riferisce l'agenzia DIRE: il potenziamento della Roma-Lido, (odg a firma Peciola) con la relativa trasformazione in metropolitana di superficie, a carico del proponente (emendamento D'Ausilio-De Luca), che va ad aggiungersi al prolungamento della metro B fino a Tor di Valle e l'adozione di "tutte le misure per migliorare la mobilità alternativa (a firma Fdi)", in particolare con "passaggi ciclo-pedonali e l'accesso fluviale dal Tevere con banchine apposite". Per quel che riguarda la questione legata alla proprietà dello stadio, un emendamento a firma di Antonio Stampete (PD) stabilisce che il rapporto tra questa e l'As Roma non può interrompersi prima di 30 anni, senza il pagamento di una penale. L'Aula, si è espressa favorevolmente anche su un altro emendamento presentato dal gruppo SEL che "assume come assoluta priorità la salvaguardia ambientale del territorio sui cui ricade l'intervento in oggetto, in quanto elemento prioritario di valutazione dell'interesse pubblico. Pertanto - si legge nel documento - tutti gli elementi che emergeranno dagli studi di impatto ambientale, costituiranno oggetto di integrazione e modifica al progetto".

La delibera prevede inoltre, tra le altre cose, la riqualificazione di via Ostiense e la via del Mare, le realizzazione di un ponte pedonale, e la clausola secondo cui lo stadio non potrà iniziare alcuna attività, prima della conclusione di tutte le opere di pubblico interesse previste nel progetto. Dopo la dichiarazione di pubblico interesse il proponente dovrà presentare il progetto definitivo alla conferenza dei servizi della Regione Lazio, che da quel momento avrà 180 giorni per esprimersi. Solo con un esito positivo di quest'ultimo passaggio, potranno partire i cantieri. 

Se, da un lato il sindaco Marino si dice soddisfatto, dichiarando che "lo stadio è un'opera importante per i tifosi ma soprattutto per la città di Roma", un'opera che migliorerà "la qualità della vita dei cittadini" e che si augura possa vedere la posa della prima pietra da subito, in modo che la prima partita si possa giocare già "nel 2017", dall'altro, il M5S Roma stila un elenco di 10 punti per spiegare il 'no' allo stadio della AS Roma a Tor di Valle.

E in particolare: "Tale progetto - informano i consiglieri De Vito, Frongia, Raggi e Stefàno - prevede la costruzione di un grande Business Park (centro direzionale e centro commerciale) con dentro un piccolo stadio di calcio di proprietà del signor Pallotta. Infatti, l'intero progetto prevede un milione di metri cubi di cemento, di cui solo il 14% è destinato allo stadio". Pertanto, ecco i motivi per cui il M5S Roma ha votato contro la delibera n. 163/2014, quella, appunto, che sancisce il pubblico interesse dell'impianto: secondo il M5S Roma "con la scusa di costruire uno stadio, in realtà si costruisce un intero quartiere, andando ad intasare un intero quadrante della città". Una costruzione, questa, che sarà realizzata su terreni i quali, per la maggior parte, "non sono di proprietà del comune, né dei soggetti che propongono il progetto". 

Sempre parlando di terreni, "la dichiarazione di pubblico interesse determina un aumento del valore" degli stessi: "l'affare - sostengono - lo fanno le famiglie Parnasi e Armellini (quest'ultima è proprietaria dei terreni il cui valore sarà decuplicato)". Non solo. "La Magistratura - informano - sta indagando proprio sulle modalità di acquisizione di questi terreni da parte del gruppo Armellini e sulle finalità delle stesse".

C'è poi la rilevazione dell'Istituto Nazionale di Urbanistica: "Il progetto - spiegano ancora i grillini, secondo quanto rileva l'Istituto - stravolge il piano regolatore della città, ossia la legge che la tutela dalle trasformazioni urbanistiche dannose". L'Istituto rileva anche "come le nuove infrastrutture di trasporto che verranno realizzate siano utili esclusivamente al Business Park, aggravando le condizioni di vita dei pendolari e di chi vive in quel quadrante".

Ad aggiungere dubbi ai dubbi, l'esistenza di un altro "progetto di centro direzionale (lo SDO - Sistema Direzionale Orientale), che si sarebbe dovuto realizzare negli anni '60 e che già ci è costato 1 miliardo di euro. Questi spazi sono attualmente inutilizzati e abbandonati. Un altro centro direzionale è, dunque, un inutile doppione destinato a rimanere vuoto o a far fallire lo SDO" - sentenziano dal M5S Roma. Senza considerare che "esistono già numerosi centri commerciali nello stesso quadrante, tra i quali il più grande di Roma" e che "esiste già un grattacielo nello stesso quadrante, voluto da Zingaretti e realizzato da Parnasi (costato 263 milioni di euro) che dovrebbe essere direzionale e, invece, è vuoto".

Infine, dulcis in fundo, "l'area è palesemente inidonea". Infatti - continuano - "l'Autorità di bacino del Tevere ne ha evidenziato l'elevato rischio idrogeologico". 

"Questo progetto - concludono i 4 consiglieri M5S - è dunque a vantaggio dei proprietari di terreni che valgono quasi niente, dei costruttori di strutture inutili e dei politici compiacenti. Un progetto da realizzare confondendo le carte. Come? Ad esempio, dando ai tifosi l'illusione di costruire uno stadio per loro e che invece sarà, proprio come quello attuale, di proprietà di terzi".


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