POLITICA
Donbass: quale domani? Il convegno con Giulietto Chiesa
Numerosi esperti italiani, russi ed ucraini hanno commentato insieme le tragiche vicende nel sud est dell'Ucraina

Domenica 14 dicembre, a Roma, presso la Galleria delle Arti “L’Universale”, si è svolta la conferenza organizzata dal Coordinamento Solidale per il Donbass dal titolo “Donbass, quale domani? Prospettive e sviluppi geopolitici nel conflitto russo-ucraino”.

Le parole dei relatori sono state precedute da un breve filmato che mostrava la città di Donetsk, capitale della omonima regione ucraina, prima e dopo la guerra in corso. L’intento dell’incontro, durato circa due ore, è emerso chiaramente dalle parole del moderatore e presentatore, nonché membro attivo del Coordinamento stesso Jacopo Trionfera: “Dobbiamo togliere il velo da una realtà che i nostri media stanno volutamente occultando. Viviamo in un regime dell’informazione che si vuole far passare per democratica e caratterizzata da liberi punti vista. Ma spesso ci vengono trasmesse da tutti le stesse informazioni, non oggettive e di parte”.

Terminato il discorso iniziale con un breve excursus sul significato di Europa e sulla storia sociale del Donbass, la parola è passata al giornalista di Odessa Serhii Diachuk, il quale non ha nascosto la sua convinzione di un forte coinvolgimento degli Stati Uniti d’America nel conflitto. Diachuk, inoltre, ha chiarito agli spettatori in sala che “le milizie del Donbass non si sono costituite per sferrare un attacco all’Ucraina, ma esclusivamente per difendere i nostri territori bombardati da Kiev e dall’Occidente”.

Irina Vikhoreva, referente della comunità degli ucraini russofoni a Roma, ha aperto gli occhi alla platea sulla solidarietà e sull’ospitalità dimostrata dalla popolazione russa nei confronti dei propri concittadini fuggiti dal Donbass. Inoltre, ha espresso chiaramente un altro caposaldo dell’incontro: “Noi non vogliamo la guerra, vogliamo solo la pacificazione delle parti in causa nel conflitto. Non siamo noi a volere questi morti”.

Poi, in collegamento da Mosca, sono intervenuti Orazio Maria Gnerre e Luca Pintaudi, membri del Coordinamento, e Alexander Ionov, Presidente Movimento Antiglobalista russo. Tutti hanno ribadito la necessità dell’impegno a contrastare attivamente, un’incessante opera di controinformazione, la campagna dei media occidentali. Questi ultimi, infatti, avrebbero sostenuto a più riprese l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Inoltre gli intervenuti hanno sottolineato la necessità di porre fine alla guerra delle ideologie, per rendere il fronte della libera informazione compatto e non diviso su sterili questioni ideologiche appartenenti al passato.

Il successivo intervento di Marcello Berera, attivista del Coordinamento a Lecco, ha edotto gli ascoltatori sulle iniziative e le raccolte fondi del Coordinamento in tutta Italia e ha ampliato il discorso sulle nazionalizzazioni delle risorse nel Donbass, nonché sul fatto che “Putin sia un falso problema per distogliere l’attenzione dalla questione dei veri invasori dell’Ucraina”

Alfonso Piscitelli, responsabile del progetto “Eu-Rus”, ha argomentato in maniera chiara e lineare la medesima origine storica degli ucraini, dei russi e degli europei . “Proprio in Ucraina, proprio nei pressi del Donbass – ha affermato Piscitelli – furono ritrovati i resti dell’uomo di Cro-Magnon, ovvero dei primi europei.” Poi ancora : “Se io fossi un nazionalista ucraina affermerei certamente: la mia patria storica è la Rus’ di Kiev!”. L’excursus finale verteva sulla necessità del mantenimento dell’unità europea, comprendente anche la Russia, a scapito della logica del divide et impera voluta da Washington.

Giulietto Chiesa, giornalista e opinionista, con un curriculum che conta diversi viaggi in Ucraina e in Russia, non ha usato mezzi termini sul fatto che “gli Stati Uniti in Ucraina investono risorse dal 1991. Con l’appoggio a questa guerra hanno chiesto il conto di tutti i loro investimenti nel tempo”. Il suo intervento si è concluso con la constatazione che la guerra nell’Ucraina dell’est è un modo, da parte di Washington per “dare una bastonata alla Federazione Russa”.

Il moderatore infine, dopo aver mostrato, insieme con Chiesa, un drammatico e crudo filmato sulla strage di Odessa, ha ringraziato i presenti in sala ed ha aperto il dibattito, nell’auspicio, ribadito ancora una volta, “che il passato e le ideologie di ieri non costituiscano un freno all’intervento attivo nel mondo reale di oggi”.


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