INTERVISTE
Mondo di Mezzo, Giuntella: "Marino incarna la lotta al sistema"
Intervista a Tommaso Giuntella, presidente PD Roma, su Mondo di Mezzo: "Comune non va sciolto, restare vicini a Marino"

Dopo le sue prime dichiarazioni, rilasciate a varie emittenti locali, tra cui Radio Città Futura, Tommaso Giuntella, presidente del PD romano, accetta di parlare ai microfoni di Romait. Al centro della conversazione, Mondo di Mezzo e Mafia Capitale. "Il mio nome è uscito perché queste persone dicevano di avermi portato dei voti, pensando poi di poter controllare chi votavano, ma io non ne ho mai saputo nulla" – così Giuntella parlava a Radio Città Futura, riferendosi alle intercettazioni relative all’inchiesta Mondo di Mezzo. Lo abbiamo incontrato in occasione di Factory365, la due giorni dei giovani democratici all’ex Mattatoio di Testaccio. E proprio da queste sue dichiarazioni siamo partiti.

Sono molti i nomi venuti fuori dall’inchiesta Mondo di Mezzo, per ora solo indagati a vario titolo. Tra i non indagati, anche lei, Giuntella, nell’ambito di un’intercettazione. Il sistema di Mafia Capitale è come lo dipingono, oppure il circo mediatico sta ingigantendo la questione?
“Noi siamo certi che un sistema esistesse. La cosa che più ci ha fatto arrabbiare è questa: noi eravamo gli unici che sostenevano fino a due settimane fa il sindaco Marino, gli unici che si sono presi insulti, minacce e offese, sia privatamente che sui giornali, per aver difeso l’azione di rottura di Marino contro queste incrostazioni. Per cui, essere finiti coinvolti e citati, è stata un’azione senza senso. Io, e tutta quella generazione che si è impegnata, siamo quelli che ci hanno sempre rimesso. Un sistema c’era, noi  ce ne accorgevamo. Non sapevamo che tratti avesse, perché non lo conoscevamo, ma sapevamo che arrivavamo sempre secondi, perché non avevamo i soldi, perché non avevamo i voti e le preferenze. Se qualcuno ha fatto degli accordi per portare dei voti a me o a Cosentino (Lionello Cosentino, ex segretario PD Roma, al suo posto è subentrato Matteo Orfini, già presidente PD nazionale, ndr), lo ha fatto immischiandosi con quella feccia, ed è giusto che paghi".

Lei dice: “Ci accorgevamo che un sistema esisteva”. Da cosa ve ne accorgevate?
“Da quello che ho detto. Ma, ad esempio, noi abbiamo fatto una grande battaglia per portare una nostra amica, compagna di tante battaglie, che è Giulia Tempesta, in Consiglio Comunale, e abbiamo dovuto concentrare tutte le forze dei giovani di Roma per eleggere una sola consigliera su 48. Immaginatevi di ritrovarsi sempre, con il sistema delle preferenze, tanti che arrivano prima, tanti che vincono, tanti che hanno tanti più soldi, tanti che non si sa come e con risorse che non si sa da dove arrivano mettono in campo tanti mezzi. Questo è un problema non solo dovuto al sistema che si era creato, ma anche al finanziamento privato della politica, che porta a questo".

In tutto questo marasma, il deputato PD Roberto Morassut ha proposto di azzerare il tesseramento. Come giudica la sua posizione?
“Non sono d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di azzerare tutto il tesseramento. Ad esempio, il circolo al quale io sono iscritto, che tra l’altro è lo stesso circolo di cui è stato segretario Matteo Orfini per 2 volte, motivo per cui sono contento che ora lui sia segretario del PD romano, perché conosce questo lavoro. Dicevo, il mio circolo è uno dei tanti circoli che a Roma funzionano. Ci sono circoli invece che erano solo sedi di alcune correnti. E io condivido che quei circoli vadano verificati e semmai chiusi. Ma la Garanzia del partito di Roma se ne stava già occupando. Però, bisogna fare attenzione: alcuni che ora fanno le battaglie contro le correnti, avevano i loro circoli di corrente. Io direi: ringrazio Morassut per il suo parere, ma ora c’è bisogno di una nuova generazione".

Non solo Morassut parla di circoli e tribù. Anche il ministro Madia ha portato all’attenzione questo tema.
“Il ministro Madia aveva ragione, ce lo dicemmo anche privatamente io e lei. Lei ha avuto ragione e io personalmente ho denunciato molto spesso questo sistema. Quando ci chiedono dove eravamo, io rilancio la domanda: ho fatto una denuncia contro le preferenze, ho fatto una denuncia contro le primarie aperte, l’ho scritto sull’Unità e sull’Huffington Post. E allora chiedo: dove erano i giornali allora? Dove erano quando combattevamo da soli? Quando noi siamo stati minacciati anche sulle pagine dei quotidiani romani perché difendevamo il sindaco Marino, dove eravate?".

A proposito del sindaco Marino, questo Comune va sciolto o no?
“Assolutamente no. Il sindaco Marino è il simbolo della lotta contro questo sistema. È quel sindaco che appena arrivato ha detto: ‘Io non tratto con nessuno, Roma va cambiata’. Sciogliere il Comune, mandare via il sindaco Marino, è il programma che avevano quei delinquenti. Quando il Movimento 5 Stelle dice che Marino se ne deve andare, fa esattamente quello che volevano quei delinquenti: mandare via Marino per ricominciare a fare i loro affari. Marino è il simbolo di questa rottura, deve rimanere lì e noi dobbiamo aiutarlo il più possibile".

Però resta uno scontento della popolazione romana nei confronti di questo sindaco.
“Io temo che il rapporto tra Marino e i romani sia stato incrinato anche a causa di questo sistema che aveva influenzato l’opinione pubblica. C’erano manifestazioni continue, il Campidoglio era continuamente assediato, abbiamo visto come probabilmente anche nelle manifestazioni della periferia c’erano questi movimenti di destra vicini anche a tutto quel lavoro che faceva Massimo Carminati. Io vedo una grande opera nel tentare di costruire un malcontento nei confronti del sindaco, che francamente non ha senso. Ci sono dei problemi nella città e non dobbiamo negarcelo. Ma dire che il sindaco non se ne sia occupato e non abbia messo in campo delle soluzioni, lo trovo strumentale. Credo quindi che parte di quel malcontento provenisse da quel sistema. Ci sono delle cose che vanno fatte meglio, per questo ora il sindaco sta cambiando la sua squadra e lo farà nella maniera migliore possibile, perché autonomamente".

Quindi, alla luce anche di quello che ha detto, si può parlare realmente di organizzazione fasciomafiosa, o questa mafia è trasversale e quindi riguarda un po’ tutti i partiti di vario genere?
“E’ un’organizzazione che nasce sicuramente dall’estrema destra romana, ma poi ha provato a infiltrarsi anche nel centrosinistra, e questa è la cosa che fa più male, soprattutto a noi militanti da tanti anni, che non viviamo di politica ma per la politica, facendo lavori autonomi, facciamo i volontari, spendiamo soldi e tempo per stare dietro alla politica. Per questo ci ha fatto male, è stato un vero e proprio tradimento questo. Quindi sì, è trasversale e noi combattiamo ancora di più per questo motivo”.

La vostra generazione di giovani democratici, cosa auspica per il futuro di Roma?
“Quello che è necessario è che si rompa definitivamente questo tappo. Io sulle pagine di un noto quotidiano capitolino sono stato definito come ‘il presidente junior che gioca mentre altri si occupano delle vere decisioni’. Questo è il livello del sistema: io ho 30 anni, non sono giovane, a 30 anni i Beatles si erano già sciolti. Ci considerano quelli che devono stare a giocare nel parco, mentre loro si occupano delle questioni importanti, del bilancio delle cose. Ma non è più così: questa città ha bisogno che la nuova generazione entri da protagonista, ha bisogno che certe vecchie facce si tolgano di mezzo, anche chi è stato protagonista di momenti importanti come quelli che hanno caratterizzato le vecchie Giunte capitoline. Ma ora devono farsi da parte, ci vuole questa generazione che è una generazione generosa, trasparente, mai invischiata con il governo della città, e che ha solamente la speranza di costruire una capitale europea, anzi mondiale”.

Fabrizio Panecaldo capogruppo PD in Campidoglio. Piace il suo nome, o bisognava lasciare l’incarico a Giulia Tempesta?
“Io credo che questi consiglieri, Fabrizio Panecaldo, Valeria Baglio (neoeletta a presidente Assemblea Capitolina, ndr) e Giulia Tempesta, siano tra i nomi con cui bisogna ripartire. Io ho tuonato contro le preferenze, è vero, ma bisogna anche dire che persone come Fabrizio Panecaldo o Dario Nanni le preferenze le prendono da anni e solo frequentando bocciofile, associazioni, e rappresentando in maniera limpida e trasparente la città. Sono tutti allo stesso titolo consiglieri che costituiranno la forza per rilanciare questa città. C’è chi lo farà da presidente dell’Aula, chi da capogruppo, chi da vicecapogruppo, chi da coordinatore della maggioranza: è un lavoro che bisogna fare tutti insieme. Ho sentito il sindaco Marino ed è concorde su questo. Adesso tutti quelli che rappresentano questo nuovo modo di fare devono impegnarsi insieme".


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