CRONACA
Riapriamo Villa Massimo e restituiamo a Roma la sua pineta
Blitz di Gioventù Nazionale per chiedere la riapertura della Villa sulla Nomentana chiusa da due anni

Un blitz a firma di Gioventù Nazionale Nomentano, il movimento giovanile di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, si è svolto questa mattina presso Villa Massimo. Ma facciamo un passo indietro.

BREVI CENNI STORICI. Quando parliamo di Villa Massimo, parliamo di una delle maggiori ville suburbane di Roma, in zona Nomentana, costituitasi a partire dal Cinquecento, per un’estensione di oltre 25 ettari - al momento della sua massima espansione confinava verso nord con il vicolo di Pietralata (ora via G. B. de Rossi), a sud e est con il vicolo di Sant’Agnese (che corrisponde all’attuale asse viario XXI Aprile-Piazza Bologna-via Ravenna-via Catanzaro) ed a ovest con la Villa Torlonia – compresi tra Villa Torlonia e l’odierna piazza Bologna. Come è ovvio che sia – il che non vuole dire che sia necessariamente comprensibile – nel tempo gran parte della proprietà è stata ‘urbanizzata’, per rispondere alle esigenze di una città in progressiva espansione, fino a come la conosciamo oggi. 

La pineta di Villa Massimo, che è un parco comunale vincolato, area boschiva, zona N del Piano Regolatore, rientrava tra le aree verdi comunali da assegnare in gestione a privati per istallare giostre in maniera permanente. “Questo ha portato dal 2001 alla stipula di una convenzione Punto Verde Infanzia 3.2 che, oltre alle giostre, prevedeva  un punto di ristoro, un bagno pubblico, un parco giochi di uso gratuito” - lo apprendiamo dalla petizione, ormai conclusasi, disponibile sulla piattaforma online Change.org, dal titolo: ‘Stop Ruspe a Villa Massimo’, nella quale si spiega anche che - “il concessionario doveva farsi carico di attrezzature, mantenere, pulire e recintare il giardino. Negli anni successivi il concessionario ha continuato ad ampliare abusivamente il punto di ristoro e  le  giostre”. La pineta - rectius: quel che ne resta - è una delle poche testimonianze dell'aspetto originario dei luoghi.

Quindi, “i 12 anni di convenzione hanno significato abusi, illegittimità, omissioni” – è questa la dura sentenza, che ha spinto gli abitanti del quartiere a battersi “contro l’ennesimo progetto del concessionario alla privatizzazione e stravolgimento delle funzioni della pineta”.

Non ultimo, in ordine di importanza, la decisione del Segretariato Generale del Comune di Roma, che il 17.12.2012 ha aperto un’inchiesta su gestione e illegittimità nella Pineta di Villa Massimo. “In maniera clandestina e  illegittima il Servizio Giardini del Comune di Roma – si legge ancora nel testo della petizione – in barba a leggi e regolamenti e con l’avallo del Municipio Roma III (attuale II, ndr), ha approvato  il 7 gennaio 2013 il progetto del concessionario, Dafi srl. Il progetto approvato, dietro la copertura della ripiantumazione di alberi, autorizza un ulteriore salto nella privatizzazione e stravolgimento della pineta e delle sue funzioni. Da lunedi14 gennaio (2013, ndr) sono attive le ruspe nel giardino di Villa Massimo”.

Non solo: “Nello spazio vuoto centrale della pineta di un tempo, creato da uno spietato taglio indiscriminato, perpetrato negli anni, per un totale di 43 pini secolari, verranno realizzate delle costruzioni che ospiteranno spazi meramente commerciali, che occuperanno 400 mq e che rimpiazzeranno l’attuale giostra e baraccopoli annessa. Questo in aggiunta al mostruoso ristorante sviluppatosi illegalmente dall’originario punto di ristoro, che doveva essere di 30 mq. Tale manufatto avrà forma quadrata e ospiterà un asilo a ore (baby parking), uno spazio multifunzionale, una ludoteca, spazio giochi, un bagno (con fasciatoio!) e un casotto uso deposito, bagno del personale, cassa, tutte attività a pagamento”.

Anche la vicepresidente di Roma di Italia Nostra, Mirella Belvisi, “ha inviato una lettera, indirizzata all'assessore all'Ambiente di Roma Capitale Estella Marino, al direttore per il Dipartimento Ambiente Gaetano Altamura e al direttore del Servizio Giardini Bruno Cignini, con la richiesta di attivazione della autotutela sugli atti di modificazione dell'aria intervenuti negli anni” – come riferisce Il Tempo, in un articolo di Sof Gor, datato 31/12/2013. “ ‘La Convenzione-Concessione non tiene conto del vincolo delle regole imposte’ ” – si legge nella lettera, come riferisce ancora Il Tempo, che continua a raccontare: “Ad agosto (2013, ndr), il nucleo sicurezza pubblica ed emergenziale della polizia municipale del Comune di Roma, ha rilevato, che tutte le costruzioni edilizie realizzate in seguito alla concessione-convenzione erano state realizzate in assenza di concessione edilizia e pertanto abusive, e il 29 agosto 2013 ha denunciato alla procura della Repubblica il concessionario” - come si legge nel dossier del comitato, in base a quanto riferisce ancora il quotidiano.

In tutto questo, la pineta ha perso 43 pini e attualmente è chiusa. Ma come è stato possibile? Abitarearoma.net sostiene che “le anomalie per ottenere questo risultato sono state molte. Eccone una: non essendo possibile costruire nel parco nulla, oltre un casotto per guardiania di 20 mq di supporto alle giostre ed un bagno pubblico, hanno fatto apparire che esisteva già un manufatto di 250 mq”.


RIAPRIAMO VILLA MASSIMO. Dunque, il contenzioso – che dal TAR è passato al Consiglio di Stato, che con una recente sentenza ha dato torto al Comune di Roma e al Servizio Giardini, condannando Roma Capitale e DEFI Srl, la società costruttrice, “al pagamento in solido in favore degli appellanti di spese e onorari del doppio grado del giudizio (…) – riguarda il cantiere di riqualificazione del Punto Verde Infanzia, al centro della villa. “Non chiediamo, ovviamente, di fare pressione per quanto riguarda la questione che interessa la legittimità del cantiere di riqualificazione del Punto Verde Infanzia” – si legge sul sito del Comitato Villa Massimo, a seguito di un incontro con l’assessore all’Ambiente Estella Marino – “Chiediamo un impegno chiaro per la riapertura dell'area verde circostante il cantiere, cercando di ottenere – in attesa della sentenza che deciderà se Villa Massimo possa o meno avere al suo interno un area giochi attrezzata – almeno la restituzione alla cittadinanza del parco. Il cantiere, infatti, insiste solo su un area centrale di circa 400 metri quadri, a fronte di una dimensione complessiva del parco verde di circa 7000 metri quadri, ossia un'area circa quindici volte maggiore”.

“Per quale motivo – incalza il Comitato – per una questione burocratico-amministrativa, che riguarda una minima parte della villa, si deve mantenere chiusa, abbandonata e nel degrado assoluto, l'intera villa? (…) Per quale motivo l'amministrazione non intende nemmeno pronunciarsi sull'argomento? Non ritengono i consiglieri e gli assessori municipali e comunali di dover rispondere di fronte ai cittadini che li hanno eletti di questo assurdo, prolungato, colpevole silenzio? Cosa impedisce, nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia decisionale della magistratura in merito alla legittimità della concessione dell'area giochi, di chiedere lo sblocco del sequestro del parco verde circostante? Non sarebbe invece forse una azione dovuta, che dovrebbe rientrare nei loro doveri istituzionali e morali, garantire gli interessi dei cittadini, delle famiglie, dei bambini e degli anziani del quartiere?” – si legge ancora sul sito.

Domande incalzanti, quelle del Comitato che si batte per la Riapertura di Villa Massimo, che hanno trovato, se non una soluzione, almeno la risposta dell’assessore all’Ambiente e al Decoro del Municipio 2, Emanuele Gisci, presente all’incontro con l’assessore capitolino Marino: “La giunta municipale, accogliendo in pieno le richieste del Comitato per la Riapertura di Villa Massimo, ha conferito mandato all'assessore Gisci di’intervenire con urgenza" per verificare "la possibilità di riaprire alla cittadinanza il parco di Villa Massimo’ ”.


LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO. Nonostante un primo piccolo passo nella giusta direzione, la Villa continua a rimanere chiusa al pubblico. Importante la sentenza emessa il 9 settembre 2014 dal Consiglio di Stato, che “ribalta il giudizio del Tar che aveva dato ragione al Comune di Roma ed al concessionario dell'area giochi respingendo il ricorso dei cittadini circondariali l'area. Ora il parco continuerà a rimanere chiuso perché il Consiglio di Stato ha dato ragione al ricorso presentato dai cittadini confinanti il parco soltanto per la parte che eccepiva l'esistenza delle autorizzazioni in capo al concessionario già nel 2010 invece che dal 2012” – commentano il capogruppo in Campidoglio di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera e il suo collega in Municipio II Giovanni Provenzano, che spiegano: “Riteniamo assurdo che per cause burocratiche l'area giochi di Villa Massimo continuerà ad essere chiusa ai bambini ed alle famiglie del II Municipio. Chiediamo pertanto al sindaco Marino di intervenire urgentemente presso gli uffici capitolini preposti al fine di sanare questi vizi puramente formali e non sostanziali, così da rendere l’area verde fruibile ai residenti e ai cittadini”.


PETIZIONE ONLINE, STOP ALLE RUSPE A VILLA MASSIMO. Sul tema, come dicevamo in apertura all’articolo, è intervenuta anche la petizione sulla piattaforma online Change.org, con la quale si chiedeva al sindaco di Roma Ignazio Marino e al presidente del Municipio II “l’interruzione immediata dei lavori in corso nella Pineta di Villa Massimo che prevedono di sostituire le esistenti giostre, per altro eccedenti gli spazi autorizzati, con una struttura commerciale che dovrebbe ospitare un asilo a pagamento, una sala polifunzionale a pagamento”, nonché “la revoca immediata della Determinazione Dirigenziale (n.33 del 07.01.2013) del Servizio Giardini del Comune di Roma che permette quanto sopra (…), in quanto illegittima, perché trattasi di rilevante variazione della destinazione d'uso di un bene pubblico che richiede una deroga al PRG”.

Insomma, la richiesta è quella di “ operare per il ripristino della situazione preesistente che concerne la tutela del giardino e ne vieta la privatizzazione anche parziale”.


BLITZ DI GIOVENTU' NAZIONALE. La storia della Villa continua immutata fino ad oggi, domenica 28 settembre. Sono stati i militanti di Gioventù Nazionale del Nucleo Nomentano Italia, insieme al Comitato cittadino Riapriamo Villa Massimo, a manifestare, con striscioni e fumogeni, la loro indignazione per la sottrazione del parco al quartiere da ormai due anni. Vedendo i giovani occupare simbolicamente la villa, gli abitanti del quartiere hanno voluto anch’essi dimostrare il proprio sdegno riappropriandosi per un momento dello spazio pubblico da troppo tempo negatole. Bambini e ragazzi hanno improvvisato una breve partita a calcio volendo sottolineare quanto importante sia Villa Massimo per l’aggregazione popolare e lo svago costruttivo.

“Villa Massimo è sempre stata una delle aree verdi di riferimento per bambini, anziani e famiglie della zona. Purtroppo è chiusa e inagibile da circa due anni, passati ad aspettare le lungaggini di giudici amministrativi e burocrati. Noi da sempre crediamo nell’importanza della presenza nei territori di punti di aggregazione per i giovani e quindi non possiamo non batterci quando li vediamo così ingiustamente sottratti alla cittadinanza . Questo di Villa Massimo non è che l’ennesimo esempio di come l’inefficienza dell’amministrazione municipale e comunale porti alla privazione dei servizi a cui hanno diritto i cittadini. Ancora oggi, infatti, sono irrisolte, solo per fare alcuni esempi, le situazioni di Villa Blanc (recentemente si è anche svolto un sit-in in Campidoglio per chiedere la piena accessibilità dell'area a tutti, ndr) e del Parco Fabio di Lorenzo. Aderendo alla battaglia portata avanti dal Comitato Riapriamo Villa Massimo pretendiamo che il parco sia immediatamente posto a disposizione del quartiere. Questa di oggi è la dimostrazione di come la politica fatta nelle strade, con la gente, sia l’occasione per riscoprire i sani valori del vivere civile e in Comunità” – fanno sapere i ragazzi di Gioventù Nazionale di Via Livorno 1.


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