Via Ugo Ojetti si stringe e il traffico si incolla: la denuncia di FI riaccende la polemica su marciapiedi e ciclabili
Via Ugo Ojetti non è solo una via di passaggio: è una strada commerciale, un pezzo di quartiere dove la gente scende, compra, aspetta l’autobus, attraversa, parcheggia
Via Ugo Ojetti a Roma
Se passi su via Ugo Ojetti in orari di punta, la scena è facile da riconoscere: auto in fila, clacson nervosi, manovre millimetriche per evitare specchietti e cordoli, e quella sensazione che lo spazio sia cambiato senza che tutti se ne siano accorti nello stesso modo. La capogruppo capitolina di Forza Italia, Rachele Mussolini, lo mette nero su bianco in una nota: “via Ugo Ojetti sta progressivamente sparendo” perché marciapiedi e ciclabili avrebbero ridotto la carreggiata, compromettendo la viabilità di un quadrante già saturo.
La denuncia: marciapiedi “sproporzionati” e imbottigliamenti
Nel comunicato, l’accusa è diretta: marciapiedi giudicati “esageratamente sproporzionati” rispetto al passaggio pedonale abituale e carreggiata sempre più stretta. Il risultato, secondo Forza Italia, sarebbe una via che in alcuni tratti funziona quasi come una sola corsia, con difficoltà per chi deve immettersi e rallentamenti che alimentano code. È il tipo di lamentela che, a Roma, nasce spesso dal volante: non un ragionamento astratto, ma minuti persi, incroci più complicati, svolte che diventano un terno al lotto.
L’altra faccia: perché si restringe una strada
Dall’altra parte della discussione, Roma Mobilità ricorda l’impianto degli interventi sui “black points”, le intersezioni considerate più pericolose: in questi casi si parla di restringimenti localizzati della carreggiata in corrispondenza degli attraversamenti per indurre le auto a rallentare, con riprofilatura dei marciapiedi per migliorare visibilità e sicurezza. Tradotto in parole semplici: meno “pista” per correre e più protezione per chi attraversa, soprattutto dove la strada è lunga e l’attraversamento rischia di trasformarsi in una corsa.
Ojetti come spartiacque: auto, bici, bus e negozi
Via Ugo Ojetti non è solo una via di passaggio: è una strada commerciale, un pezzo di quartiere dove la gente scende, compra, aspetta l’autobus, attraversa, parcheggia. È anche un asse dove la ciclabile ha provato a inserirsi in una zona descritta come “storicamente soffocata dalle auto”, secondo un racconto di Roma Mobilità che parla di nuove abitudini, non senza fatica, per la conformazione stessa della strada. Qui nasce il conflitto: lo spazio è uno, gli usi sono molti, e ogni metro spostato crea un vincitore e un perdente, almeno per un po’.
Code e inquinamento: il timore di chi guida
La nota di Mussolini insiste su un punto che molti residenti ripetono: se rallenti, fai fila; se fai fila, emetti di più. È un ragionamento intuitivo, legato alla quotidianità di chi vive il quartante nord-est con l’auto perché lavoro, figli, spesa, anziani non sempre si incastrano con orari e percorsi del trasporto pubblico. Qui la politica cerca sponda nella vita reale: la percezione di una “cura” imposta che, anziché alleggerire, complica.
Sicurezza pedonale: quello che spesso si vede solo dopo
Chi difende questi interventi, invece, ragiona sugli attraversamenti: strade larghe, velocità che sale, strisce che diventano un punto fragile. I “black points” nascono proprio per intervenire dove il rischio è più alto e dove i pedoni pagano il prezzo maggiore.
Ridurre localmente la carreggiata, avvicinare e rendere più visibile l’attraversamento, dare più spazio al marciapiede significa anche ridurre la distanza da percorrere a piedi e aumentare l’attenzione di chi guida. È un vantaggio che si nota davvero quando cambia il comportamento, e su Roma questo passaggio non è mai automatico.
La questione vera: come si governa la transizione senza bloccare il quartiere
In mezzo, resta la domanda che conta per chi abita zona Talenti: si può rendere una strada più sicura senza trasformarla in un imbuto permanente? Perché se l’operazione funziona, lo capisci in due modi: meno incidenti e una convivenza più ordinata fra auto, pedoni e bici. Se non funziona, lo capisci uguale: doppie file, nervi tesi, tempi raddoppiati.
In una città come Roma, dove ogni modifica al traffico genera reazioni immediate, la gestione serve quanto il progetto: segnaletica chiara, controlli, correzioni rapide dove emergono punti critici, ascolto di residenti e commercianti.
Politica e quartieri: la polemica non finisce qui
La dichiarazione di Forza Italia promette di tenere alta l’attenzione sul tema. E, come spesso accade, via Ugo Ojetti diventa un simbolo: per alcuni è la prova di un cambio necessario verso mobilità più sicura e sostenibile; per altri è il segno di un intervento che non tiene conto dei flussi reali. Il verdetto, come sempre, lo dà la strada stessa, giorno dopo giorno.
